Se pensate che l’estate londinese ruoti attorno al tè delle cinque e ai prati di Hyde Park, è il momento di ricredersi, visto che nel cuore di Chelsea, lungo Pont Street, c’è una coda che non ha nulla a che vedere con la tradizione britannica, almeno non quella a cui siamo abituati. È una fila che porta dritta a un cono di gelato al ketchup… O al dentifricio… O se preferite osare ancora di più, alla cipolla o al dado da brodo di manzo caramellato.
Benvenuti all’Ice Cream Project, il pop-up estivo più fotografato, discusso e probabilmente più bizzarro della capitale britannica. Siamo alla quinta edizione di questo esperimento culinario che trasforma ogni estate un angolo tranquillo di Chelsea in un tempio del gelato improbabile, dove le regole del gusto vengono riscritte con una disinvoltura che oscilla tra il genio e la provocazione pura. Dietro questa operazione c’è Anya Hindmarch, designer di borse di lusso che da anni gioca con i codici dell’estetica e del consumo, trasformando accessori in manifesti ironici.
Il suo approccio al gelato segue la stessa filosofia: prendere simboli familiari, quelli che chiunque ha nella propria dispensa, e portarli fuori contesto fino al punto di rottura. Il risultato è una collezione di gusti che sfida ogni logica gastronomica tradizionale. Il pop-up ha riaperto i battenti il 5 giugno e proseguirà fino al 17 agosto. Chi vuole vivere l’esperienza ha ancora qualche settimana, ma conviene muoversi: nei weekend le code diventano epiche, alimentate tanto dalla curiosità genuina quanto dalla necessità di documentare tutto sui social.
Perché sì, l’Ice Cream Project è diventato un fenomeno da TikTok e Instagram, dove creator e influencer si sfidano a ordinare gli accostamenti più estremi, registrando reazioni che spaziano dal disgusto totale alla sorpresa più autentica. Ma cosa rende davvero speciale questo posto non è solo la viralità digitale, poiché osservando la folla in attesa si nota una trasversalità impressionante: famiglie con bambini, professionisti in pausa pranzo, studenti, turisti e londinesi doc, tutti uniti dalla stessa domanda. Può davvero funzionare un gelato al burro salato e cipolla? E quello alla salsa di soia fermentata con sesamo tostato, che sapore ha?
Il concept è apparentemente semplice: dimenticare pistacchio e stracciatella, lasciare perdere i frutti di bosco e la vaniglia classica. Qui i gelati e i sorbetti traggono ispirazione dai prodotti che normalmente popolano gli scaffali della cucina, non il freezer. I quindici gusti disponibili sono divisi tra provocazioni estreme e rivisitazioni più rassicuranti, ma tutti mantengono un legame con i marchi storici della cultura alimentare britannica. Nella categoria delle stranezze assolute spicca il gelato dedicato ad Aunt Bessie’s, una crema allo sciroppo arricchita con pezzi di Yorkshire pudding, quello sformato salato fatto con latte, uovo, pepe e olio di semi che accompagna l’arrosto della domenica.
Poi c’è il gusto al dentifricio, ispirato al marchio Euthymol, che aggredisce il palato con note aggressive di eucalipto e timo essiccato, lasciando una sensazione di freschezza decisamente insolita per un dessert. Per gli amanti dell’umami, la sfida si fa davvero seria, con il gelato Oxo Stock Cubes che riproduce il sapore del dado di brodo di manzo, caramellato e bilanciato da un pizzico di sale. C’è poi la versione Paxo Stuffing, che riprende il ripieno per arrosto a base di salvia e cipolla, trasformandolo in una crema gelida che confonde ogni aspettativa.

Il mais dolce della Green Giant viene invece miscelato a una base di vaniglia per ammorbidire il sapore vegetale, mentre i biscotti salati al formaggio Jacob’s Mini Cheddars diventano una crema al cheddar punteggiata di pezzetti croccanti. A completare il cerchio dei sapori più spiazzanti ci pensano la salsa di soia fermentata con sesamo tostato di Kikkoman e l’esperimento estremo firmato Lurpak Salted Butter: un gelato realizzato interamente utilizzando il celebre burro salato danese al posto della panna tradizionale. Un cortocircuito tra dolce e salato che divide il pubblico in modo netto.
Per chi non se la sente di spingersi così oltre, il menu offre diverse alternative più rassicuranti, pur mantenendo lo stesso spirito ludico. C’è il sorbetto Capri-Sun Orange, fresco e agrumato, o il gusto McVitie’s Ginger Nuts, una crema allo zenzero arricchita dalle briciole degli storici biscotti. Gli amanti dei latticini classici possono optare per il gelato allo yogurt alla fragola che riproduce la vaschetta Müller Strawberry Corner, o per la versione al cioccolato belga preparata con la bevanda al latte Yazoo.
Non manca la proposta legata al caffè Illy, un blend 100% Arabica infuso nella panna del Devonshire e addolcito dal caramello, né quella dedicata ai Tunnock’s Caramel Wafers, un gelato al caramello pieno di frammenti di wafer ricoperti di cioccolato al latte. Chiude il cerchio il Walker’s Shortbread, dove la vaniglia fa da sfondo a una pioggia di biscotti scozzesi al burro.

I prezzi riflettono l’esclusività della location e la particolarità del prodotto, visto che si parte da 4,50 sterline per una singola pallina, poco più di 5 euro, mentre chi preferisce portare a casa l’esperienza può acquistare le confezioni take away da 500 ml a 16 sterline, circa 19 euro. Cifre che non scoraggiano affatto la clientela, anzi: sembrano alimentare ulteriormente il desiderio di partecipare a qualcosa di unico, irripetibile, instagrammabile.
Ma il vero cuore dell’Ice Cream Project non si esaurisce con l’acquisto di un cono. Il pop-up propone anche una blind tasting experience, una sorta di gioco a premi del gelato in cui i visitatori devono assaggiare quindici varianti bendati, o meglio, senza sapere cosa stanno per mettere in bocca. L’obiettivo è indovinare di cosa si tratta, segnando le risposte su una scheda personalizzata. Il tutto viene accompagnato da shortbread e un bicchiere di limonata rosa o acqua frizzante per pulire il palato tra un assaggio e l’altro. Anche per questa esperienza è consigliata la prenotazione, perché il tasting è diventato uno dei momenti più richiesti dell’estate londinese.
Il successo dell’Ice Cream Project racconta molto di più di una semplice moda passeggera. Oggi il gelato non è più soltanto qualcosa da mangiare, ma un’esperienza da vivere e, soprattutto, da condividere sui social. Si va per curiosità, per mettersi alla prova assaggiando sapori improbabili e, inevitabilmente, per immortalare tutto sul web. Un fenomeno che, in fondo, spiega anche perché negli ultimi giorni abbia fatto tanto discutere la vicenda dei 44 euro pagati da una turista americana per due gelati a Roma, finita persino sulle pagine del Times.
