Il Grand Hotel La Sonrisa, meglio conosciuto come il Castello delle Cerimonie, ha chiuso i battenti. Le licenze sono state revocate e l’attività ricettiva e di ristorazione è stata sospesa. Ma nonostante questo, tra le mura della struttura resa celebre dal programma di Real Time, qualcosa continua a muoversi: la famiglia Polese vive ancora all’interno del complesso.
Un dettaglio che non è passato inosservato e che aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda già molto complessa. Il complesso di Sant’Antonio Abate, confiscato e oggi al centro di un delicato percorso amministrativo, continua infatti a far discutere. Mentre i lavoratori protestano per la perdita del posto di lavoro, il Comune sta cercando di capire quale futuro possa avere una delle strutture più iconiche della Campania.
La storia della Sonrisa è indissolubilmente legata ad Antonio Polese, il celebre Boss delle Cerimonie, scomparso nel 2016.
Difatti grazie a lui il castello è diventato un simbolo delle grandi feste del Sud Italia, trasformando matrimoni, battesimi e comunioni in eventi spettacolari fatti di tavole sontuose, scenografie imponenti e un’accoglienza diventata famosa in tutta Italia. Maoggi la situazione è completamente cambiata e, sebbene la struttura non possa più ospitare ricevimenti e clienti, la famiglia Polese non ha lasciato l’immobile. Una circostanza che solleva interrogativi sul futuro della proprietà e sulle soluzioni che verranno adottate nei prossimi mesi.
@radiomarte Termina per sempre l'era del Castello delle Cerimonie. La Sonrisa, celebre per il programma "Il Boss delle Cerimonie" chiude dopo un lungo procedimento giudiziario per lottizzazione abusiva. #lasonrisa #matrimonio #matrimonionapoletano ♬ Idea 10 – Gibran Alcocer
Per cercare di fare chiarezza, il Comune di Sant’Antonio Abate ha affidato un incarico tecnico da circa 39 mila euro per valutare la fattibilità di un Piano di Recupero dell’intera area. L’obiettivo è capire quali interventi siano realmente possibili dal punto di vista urbanistico e le ipotesi sono diverse. Si va dalla demolizione totale o parziale della struttura fino alla possibilità di recuperarla con una nuova destinazione d’uso. Tra gli scenari presi in considerazione c’è anche quello di trasformare il complesso in uno spazio destinato ad attività culturali, istituzionali o pubbliche.
Saranno gli specialisti incaricati dall’amministrazione a stabilire quali percorsi siano concretamente realizzabili, valutando lo stato dell’edificio, i vincoli urbanistici e le esigenze del territorio. Ma nel frattempo resta aperto il problema occupazionale, visto che per decenni il Castello delle Cerimonie ha rappresentato una fonte di lavoro per centinaia di persone: camerieri, cuochi, musicisti, tecnici, addetti alle pulizie e numerosi professionisti che hanno contribuito al successo della struttura.
Le proteste dei dipendenti non riguardano soltanto il posto di lavoro ed i motivi sono semplici da capire, poiché per molti di loro la Sonrisa rappresentava una parte importante della propria vita professionale e della propria identità. La chiusura improvvisa ha lasciato un vuoto economico ma anche umano in un territorio dove trovare nuove opportunità non è semplice. La vicenda pone anche interrogativi più ampi sul destino dei beni confiscati. Come conciliare il rispetto della legalità con la tutela del lavoro e della memoria di un luogo così conosciuto? È una domanda alla quale le istituzioni saranno chiamate a rispondere nei prossimi mesi.
Sant’Antonio Abate si trova oggi davanti a una scelta importante: da una parte c’è la possibilità di dare nuova vita al complesso, trasformandolo in una risorsa per il territorio e dall’altra quella di assistere alla definitiva scomparsa di un luogo che, nel bene e nel male, ha segnato l’immaginario collettivo di milioni di telespettatori. Il futuro della Sonrisa resta quindi appeso alle decisioni che verranno prese nei prossimi mesi. Da una parte ci sono gli studi tecnici che dovranno stabilire se il complesso potrà essere recuperato, dall’altra una famiglia che continua a vivere tra quelle mura e centinaia di lavoratori che aspettano di conoscere il proprio destino.
Ma nel frattempo una certezza c’è già: dopo quarant’anni di attività, il Grand Hotel La Sonrisa non accetta più prenotazioni e le sale che hanno ospitato migliaia di matrimoni e ricevimenti sono rimaste vuote. È la fine di un’epoca che ha segnato la televisione italiana grazie a Il Castello delle Cerimonie, ma non necessariamente della storia della famiglia Polese. Perché mentre il sipario è calato sull’attività alberghiera, il capitolo più delicato potrebbe essere appena cominciato.
