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Facciamo un gioco: cosa succede quando la verità di una vita troppo grande per essere contenuta su pellicola incontra gli ingranaggi implacabili dell’industria? Pensateci bene. Madonna, icona tra le icone, avrebbe dovuto regalarci il proprio biopic. Ma quel film, semplicemente, non lo vedrete mai. O almeno, non come lo aveva sognato lei stessa. E allora: cosa resta di un film che non c’è? E davvero è tutto qui?

Lotta di potere : diva contro sistema

Sì, perché dietro ogni grande mito si cela una storia di resistenza. Madonna ha raccontato di aver lavorato per anni alla sceneggiatura della sua vita: due anni di scrittura, altri due persi tra i corridoi di Universal, tra produttori affilati e budget impossibili. Aveva trovato persino una soluzione che sapeva di sopravvivenza: girare in Serbia, spendere meno, reinventarsi.

Ma l’industria non ha voluto saperne. Troppi standard da star, troppo difficile adattarsi al nuovo scenario. E qui si apre la frattura: il mito deve piegarsi alle regole della produzione o la produzione deve arrendersi all’indocilità del mito? Domanda ancora aperta. E Madonna, a quel punto, diventa il suo stesso cortocircuito.

Dalla celluloide al piccolo schermo : una sfida labirintica

Quando una porta si chiude, Netflix bussa. Ma la strada non si fa meno tortuosa. Universal blocca la sceneggiatura originale, Madonna cerca nuovi alleati per un’altra forma di racconto: la serie. Passa quasi un anno a vagliare scrittori, showrunner, collaboratori. Alla fine trova Shawn Levy, forse il regista giusto, forse solo un altro tassello.

Julia Garner, già scelta per interpretarla, resta sospesa tra due mondi – attrice in cerca di ruolo, immagine in cerca di autore. Ma la forza di Madonna è proprio questa: la capacità di resistere, trasformare l’attesa in carburante creativo. “Se Netflix non mi chiama con lo sceneggiatore che voglio, percorrerò un’altra strada”, dice. Ma c’è davvero un’altra strada per chi ha fatto della trasgressione la regola ?

Il cortocircuito finale : musica, lutto e cinema senza cinema

Eppure la vera svolta arriva quando tutto sembra perduto. La morte della matrigna, la malattia del fratello: dolore e creatività si fondono. Madonna torna in studio con Stuart Price, come ai tempi di “Confessions on a Dance Floor”, e nasce “Confessions II”, l’album più atteso dell’estate. Ma non basta un disco: serve una narrazione. Così prende vita un corto di quattordici minuti, “Confessions II – The Film”, presentato al Tribeca Film Festival, carico di cameo (Benedict Cumberbatch, Kate Moss, Feid, Honey Dijon, Lourdes Leon). Julia Garner appare anche qui, ma non come protagonista assoluta: piuttosto come eco, specchio scomposto del mito.

E qui il colpo di scena degno – finalmente – di grande cinema. Quando l’album è quasi finito, Madonna trova finalmente lo sceneggiatore per la serie Netflix. La domanda ora è: quale forma prenderà questa verità ambulante? E chi deciderà l’ultimo taglio ?

Ecco la risposta che aspettavate. La storia di Madonna, tra film sfumato, serie sospesa e musica che trasborda, non è mai solo quella che vediamo. È un continuo slittamento tra immagine e realtà, fra ciò che l’industria vuole raccontare e ciò che un’artista vuole gridare al mondo. Né film, né cinema: la vera storia di Madonna è la tensione permanente tra autobiografia e spettacolo, tra fallimento e rinascita. Perché alcune vite, a differenza di qualunque sceneggiatura, non finiscono mai davvero.

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Andrea Greco è un content creator con oltre 8 anni di esperienza nel settore tech e intrattenimento. Laureato con lode in Ingegneria Informatica, testa personalmente ogni prodotto e ha pubblicato oltre 1.200 articoli sul web.