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Una cantante condannata per essersi esibita senza velo. È questa la vicenda che nelle ultime ore ha attirato l’attenzione internazionale, con protagonista Parastoo Ahmadi, artista iraniana di 29 anni, raggiunta nel 2025 da una pesante sentenza emessa da un tribunale della Repubblica islamica dell’Iran dopo un concerto trasmesso su YouTube. Secondo le autorità, la cantante avrebbe violato le rigide norme imposte alle donne esibendosi senza hijab e davanti a musicisti uomini.

Tutto era iniziato nel dicembre 2024, quando Parastoo aveva organizzato un’esibizione in un antico caravanserraglio nella provincia di Qom. Nessun pubblico presente, soltanto la sua band e una diretta sul suo canale YouTube. Il video, che mostrava la cantante con un lungo abito e senza velo, ha raccolto quasi tre milioni di visualizzazioni, diventando rapidamente un simbolo di libertà artistica.

Per comprendere il significato di quel gesto bisogna guardare al contesto, visto che dalla Rivoluzione islamica del 1979 alle donne iraniane è vietato esibirsi come soliste davanti al pubblico e la normativa sul velo obbligatorio limita fortemente anche l’attività artistica femminile. In questo scenario, anche una semplice esibizione musicale può assumere un significato che va ben oltre la musica.

Per Parastoo Ahmadi non si trattava della prima presa di posizione e nel 2023 aveva pubblicato il brano The Air of Freedom, dedicato al movimento “Donna, Vita, Libertà”, nato dopo la morte di Mahsa Amini. Anche in quell’occasione aveva dovuto affrontare conseguenze giudiziarie, ma il concerto di Qom ha segnato un ulteriore punto di svolta.

Pochi giorni dopo l’esibizione, il 14 dicembre 2024, la cantante è stata fermata insieme alla videomaker Tahmineh Monzavi e ad altri collaboratori. Rilasciata successivamente su cauzione, ha però continuato ad affrontare il procedimento giudiziario, con le accuse che riguardano la diffusione di contenuti ritenuti contrari alla morale pubblica e la violazione delle norme religiose previste nel Paese.

La sentenza emessa dal tribunale di Qom ha previsto, oltre a due anni di divieto di espatrio e allo stop delle attività artistiche, anche una pena corporale estremamente prevista dalla legislazione iraniana. A rendere pubblica la decisione è stata la stessa Tahmineh Monzavi, che su Instagram ha scritto:

Dichiarazione

“Due anni di divieto di svolgere attività artistiche, divieto di lasciare il Paese e 74 colpi per tutti noi”. – Tahmineh Monzavi

Il caso di Parastoo Ahmadi si inserisce in un contesto più ampio di forti restrizioni nei confronti delle donne iraniane. Dopo le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, molte donne hanno scelto di mostrarsi senza hijab, mentre le autorità hanno intensificato i controlli anche sul web. Piattaforme come YouTube, che per molti artisti rappresentavano uno spazio di espressione, sono diventate sempre più monitorate.

Anche l’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour è intervenuta sulla vicenda, rivolgendo un appello al mondo della musica:

L’appello

“Mi rivolgo a cantanti, musicisti, rapper, producer e creator italiani. Non restate in silenzio mentre una collega viene cancellata dal regime. La musica è un diritto umano”. – Pegah Moshir Pour

La storia di Parastoo Ahmadi continua così ad alimentare il dibattito internazionale sulla libertà di espressione in Iran. Una vicenda che racconta che in alcuni Paesi, anche una semplice canzone possa trasformarsi in un gesto destinato ad avere conseguenze profonde ben oltre il palcoscenico, scatenando non poca indignazione nel resto del mondo.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.