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Immagina di aprire un’app di food delivery, scegliere il tuo piatto preferito, aggiungerlo al carrello, seguire il fattorino sulla mappa. Poi non paghi nulla ed il cibo non arriva mai. Non è un bug e nemmeno una truffa, ma è esattamente quello che dovrebbe succedere.

Benvenuti nel mondo dei siti dopamina, un fenomeno nato in Corea del Sud che racconta molto di come internet abbia imparato a sfruttare i meccanismi del nostro cervello. Non sono piattaforme pensate per vendere prodotti, ma per ricreare quella sensazione di gratificazione che proviamo nel momento in cui clicchiamo su “compra”, eliminando però il pagamento, il senso di colpa e la spesa reale.

L’esempio più famoso è 음식만안와요, letteralmente Solo il cibo non arriva. Creata dalla sviluppatrice Park Seo-hyun, questa web-app riproduce quasi perfettamente l’interfaccia di Baedal Minjok, la principale piattaforma coreana di food delivery. Si scelgono i piatti, si riempie il carrello, si completa il checkout e si segue persino un corriere virtuale, rappresentato da una lepre o una tartaruga. Ma come dicevamo poco sopra nell’articolo, alla fine non viene addebitato nulla e nessun ordine arriva davvero. Ed è proprio questo il punto. Il prodotto non è il cibo, ma la dopamina.

Secondo degli studi, questo neurotrasmettitore viene rilasciato soprattutto quando anticipiamo una ricompensa, non quando la otteniamo. È per questo che ordinare un hamburger o cliccare su “Acquista ora” può risultare più appagante del momento in cui il prodotto arriva davvero. I siti dopamina separano queste due fasi: mantengono la gratificazione ed eliminano la conseguenza economica.

È inoltre importante tenere a mente che il fenomeno non riguarda solo il cibo. Un altro caso è damta.world, una piattaforma che simula la pausa sigaretta. Infatti in Corea del Sudfumare in ufficio rappresenta spesso anche un momento di socializzazione e pausa dal lavoro, un privilegio di cui i non fumatori non possono beneficiare.

La designer Ko Seo-jin ha così creato una web-app sviluppata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale che riproduce quel rituale: una sigaretta virtuale che si consuma in tre minuti, effetti sonori ASMR e una chat anonima con altri utenti collegati nello stesso momento. Nessuna nicotina, solo la sensazione di staccare la spina.


Ed il successo è stato enorme: Damta ha raggiunto 280.000 utenti attivi in un solo giorno, con migliaia di persone che continuano a utilizzarla quotidianamente. Per il professor Kim Heon-sik della Jungwon University, si tratta dell’evoluzione del cosiddetto consumo vicario, lo stesso principio che ha reso popolari i mukbang: non si consuma davvero, ma si prova comunque una parte della soddisfazione.

Secondo l’esperto, però, il fenomeno racconta soprattutto il disagio di una generazione segnata da incertezza e burnout. Queste piattaforme offrono una forma di connessione priva di ansia sociale e senza alcun costo, permettendo agli utenti di condividere un’esperienza simbolica senza esporsi realmente. Ovviamente non mancano le critiche, visto che per alcuni i siti dopamina non insegnano a gestire l’impulso all’acquisto, ma si limitano a sospendere la spesa reale, lasciando intatto il meccanismo psicologico che la genera. Eppure rappresentano anche una risposta a un ecosistema digitale costruito per spingere sempre di più verso il consumo.

Al di là delle possibili critiche, l’idea alla base di questi siti è sorprendente: replicare la gratificazione dello shopping eliminando completamente il momento della spesa. Niente acquisti, niente algoritmi che spingono a comprare ancora, nessun senso di colpa. Solo quella breve scarica di soddisfazione che il nostro cervello associa al gesto di mettere qualcosa nel carrello.

In futuro queste piattaforme potrebbero persino trasformarsi in strumenti per risparmiare denaro. Alcuni esperti immaginano sistemi capaci di trasferire automaticamente su un conto la cifra dell’acquisto simulato, trasformando un impulso in un piccolo investimento. Per ora resta soltanto un’ipotesi. Nel frattempo, centinaia di migliaia di giovani coreani continuano a ordinare cibo che non arriverà mai e a fumare sigarette virtuali. Un comportamento che può sembrare assurdo, ma che racconta meglio di qualsiasi ricerca quanto il nostro rapporto con tecnologia, consumo e benessere psicologico stia cambiando.

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