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Potrà sembrarvi strano, ma se non avete studiato scrittura da soli o nelle scuole forse non vi siete accorti di un piccolo easter egg dell’umanità: la stragrande maggioranza delle storie che leggete e raccontate hanno la stessa radice. Abbiamo voluto lanciare questa bomba ma solo per ricordare due grandi studiosi della storia dietro alle storie: Joseph Cambell e Christopher Vogler. Il primo ha studiato le primissime forme di storie scritte, religioni e mitologie, creando un saggio che ancora oggi viene considerato la Stella Polare delle storie ossia L’eroe dai mille volti.

Il secondo ha “curato” per anni le sceneggiature di mezza Hollywood, scovandone i difetti e aggiustandone il tiro ma al tempo stesso ha preso il saggio di Campell e lo ha analizzato concentrandosi sulla Madre di tutte le storie per il popolo anglosassone e americano: la leggenda di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.
Da quella leggenda Vogler ha stillato uno schema circolare che è alla base di molte (qualcuno direbbe quasi tutte) delle storie che abbiamo visto e soprattutto letto: il famigerato Cerchio di Vogler.La nostra analisi comincia con una leggenda e una domanda: quanto Artù c’è all’interno del fumetto americano? Ma soprattutto: quanti e quali sono i riferimenti diretti al ciclo arturiano all’interno delle grandi case del fumetto come Marvel e DC?

C’era una volta

Merlino, Eduardo Mello, ©Marvel Snap
Merlino, Eduardo Mello, 2025 ©Marvel Snap

La nascita della leggenda di Re Artù si perde nelle sabbie del tempo. Non si hanno dati certi se non riferimenti al nome nell’800 d.C. e tracce della saga che conosciamo nel 1130 d.C. tuttavia sappiamo la storia attraverso l’immensa serie di prodotti pop e storici che sono stati fatti fino ai giorni nostri.

 

I riferimenti al ciclo arturiano sono ovunque. Vogler individua l’eroe che da un signor nessuno diventa il protagonista grazie ad una profezia e al suo destino, il suo mentore magico, l’amore, gli alleati, i traditori e ovviamente gli opposti di tutti i buoni che cercando di sfidarli, li faranno capire ancor di più il loro ruolo. Tutti assieme andranno poi a compiere il loro piccolo destino all’interno della grande saga.
Vi suonano campanelli ovunque? Fate bene. Abbiamo volutamente messo dettagli minimi perché già intuiate quante storie abbiano figure simili.

Al Cavaliere Marvel non je devi….

Copertina del primo numero di Black knight
Black Knight #1, 1955, ©Atlas comics

La Casa delle Idee fu una delle prime a inserire all’interno del mondo fumetto i riferimenti arturiani. Siamo a metà degli anni ‘50 e la Marvel stava inserendo…di tutto. Tutto fa fumetto, basta che si incastri adeguatamente e che abbia una storia avvincente. E quale se non la storia primigenia poteva dare forza a queste idee?
Fu così che dalla penna di Stan Lee e Joe Maneely nacque un eroe dannato che divenne un simbolo di quel Medieval-punk che ancora oggi spunta di tanto in tanto: The Black Knight.

Il Cavaliere Nero non è solo un cugino lontano di Artù, ne era uno dei cavalieri più potenti, tuttavia la sua forza fu anche la ragione per cui questo personaggio possiede uno spessore nascosto. Per combattere Mordred e le forze del male il primo cavaliere verrà insignito della Spada d’Ebano, un artefatto merliniano capace di trasformare un giovane cavaliere nell’impavido Cavaliere Nero. La forza della spada è anche la rovina di chi la possiede: la spada rinchiude e conserva le anime dei cavalieri che sono stati scelti per brandirla, ragione per cui il Cavaliere Nero non è un un personaggio unico nel mondo Marvel, dotato di nome/cognome e personalità, ma la spada stessa.

Il personaggio è dunque una sorta di What if se la spada Excalibur di Re Artù avesse avuto inciso la famigerata frase: da Grandi Poteri, derivano Grandi Responsabilità. E rispetta il comandamento di Lee: Super eroi con super problemi.Il Black Knight non è stato sempre dalla parte del bene, portando la spada a corrompersi e quindi ad essere una reliquia tanto potente quanto maledetta. Questo lo ha portato nel corso degli anni ad essere un personaggio complesso e certe volte incompreso.

Dal punto di vista della lore marveliana Black Knight è un membro degli Avengers. Tuttavia resta un cavaliere umano molto forte, resistente e maledetto in mezzo a entità cosmiche e membri dai poteri più sviluppati. Dal vero punto di vista ovvero quello commerciale, il Black Knight non ha avuto un’accoglienza straordinaria. In varie situazioni Marvel ha provato a rilanciare trovando sempre poco seguito e quindi commercialmente destinato a restare ancora oggi un personaggio meno conosciuto nonostante vi sia comunque una fanbase che lo segue.

Dal punto di vista del ciclo arturiano la origin story e la struttura del Cavaliere e della sua spada sono in verità molto interessanti e potrebbero inserirsi in un ciclo dark medieval molto più intrigante. Parliamo di uno o più predestinati che devono combattere e svolgere la propria missione consapevoli che la loro più grande forza è una reliquia capace di portarli al male. All’interno del multiverso marveliano c’è un certo simbionte che potrebbe avere qualcosa in comune e nella letteratura mondiale c’è un certo hobbit con cui si potrebbe adeguatamente discutere sul grande tema del fardello da portare per il bene superiore.

Multidimension in the UK: Capitan Bretagna

Copertina del numero 27 di Capitan Bretagna
Captain Britain #27, 1977, ©Marvel Comics

Creato nel 1976 da Chris Claremont e Herb Trimpe per la Marvel UK, a prima vista Capitan Bretagna potrebbe sembrarvi una versione Union Jack del Capitano a stelle e strisce, e in parte avreste ragione, se non fosse che è molto di più.

I poteri del nostro eroe non provengono dalla scienza e il grande obiettivo del Capitano non è essere al servizio di Sua Maestà. Il capitano il cui nome è Brian Braddock è un difensore dell’Omniverso, regno magico con a capo Merlino e il corpo dei Capitan Bretagna. Nella Marvel il ciclo arturiano non diventa solo un evento realmente presente nel passato del mondo e circondato dalla magia ma l’intera città di Artù, Camelot, diventa un luogo mistico e importantissimo per la difesa e la sicurezza di tutte le dimensioni. Il Capitano è infatti il primo cavaliere, il Lancillotto della sua dimensione e Camelot e il baluardo di difesa al crocevia dei vari universi.

Prendendo spunto non solo dalla leggenda ma dalla forza dei significati al suo interno, Claremont adatta la grande città simbolo di prosperità e rappresentazione del bene in un vero e proprio personaggio, con capitan Bretagna e la sua squadra pronti a difendere il bene senza macchia e senza paura.

RetroFuturo: Camelot 3000

Copertina dell'edizione integrale di Camelot 3000
Camelot 3000 omnibus, ©Panini Comics

Completamente diverso è invece l’approccio Dc Comics che pur avendo personaggi terziari appartenenti alle saghe arturiane decide direttamente di riproporla! Con tutti i suoi protagonisti e le sue leggende. Ma nel futuro!

Camelot 3000 è una mini serie nata dalla penna di Mike W. Barr e Brian Bolland nel quale assistiamo ad un attaccato dagli alieni nel mondo del domani, il 3000. Toccherà ad un risorto Artù e ai suoi cavalieri (reincarnatisi attraverso le pieghe del tempo) salvare l’umanità. La mini-serie di 12 volumi si discosta dalle classiche testate della casa madre e si avvicina sempre di più a quel lato oscuro che possiamo vedere nella cugina inglese Vertigo comics (poi assimilata da Dc). I colori sgargianti e variopinti di Bolland si vanno a incastonare nella narrazione oscura di Barr creando un’atmosfera medioevale e magica.

Nel corso dei secoli il ciclo arturiano è stato re-interpretato moltissime volte, Camelot 3000 va a inserirsi perfettamente in quel periodo storico-pop che tutti conosciamo come Sword&Sorcerer, un genere cinematografico, letterario e culturale che nasce con il film Il Drago del Lago di Fuoco del 1981 (Dragonslayer in originale) e generando grandi titoli come Conan il Barbaro, La spada si Shannara e molti altri. In queste opere l’oscurità di tempi bui e oscuri si va sempre a scontrarsi con armature scintillanti, magie sgargianti. Camelot 3000 rispetta perfettamente gli stilemi del genere e questi contrasti non solo graficamente ma anche a livello letterario: sono pur sempre i cavalieri della tavola rotonda che combattono magie e alieni nel 3000.

La maledizione che fa crescere

Copertina del primo numero di Demon
Demon #1, 1972, ©Dc Comics

Non solo uno dei personaggi più iconici ma anche uno dei personaggi più strani e underground della DC affonda la sua origin story nella saga di Re Artù: stiamo parlando di DEMON, personaggio e saga creati da quella leggenda di Jack Kirby nel 1972. Demon altri non è che Etrigan, un demone giallo, dalle forme quasimodiane e con occhi rossi e vitrei che combatte le forze del male. La sua figura e le sue storie sono uno straordinario
esperimento anti-eroico: un demone, una creatura che etimologicamente è nemica dell’umanità che combatte per essa.

Le ragioni sono presto spiegate. Originariamente Etrigan era un cavaliere della tavola rotonda, Sir Jason Blood. Sedotto e ingannato da Morgana Blood permise l’entrata dell’esercito di Mordred a Camelot. Per aver letteralmente consegnato i buoni venne maledetto da Merlino che lo legò al demone Etrigan. Egli sarà condannato a non morire da eroe ma a vivere in eterno, eternamente legato al demone finché non avrà portato la vendetta di Camelot su Morgana e le sue forze. La storia di Etrigan nelle pagine del suo fumetto DEMON si sono intrecciate più volte con altre saghe e vediamo spesso Jason Blood come comprimario di eroi come Batman e la JLA quando subentrano faccende di tipo occulto o demoniaco. Ancora più epica è la sua interpretazione nelle serie animate, dove Etrigan parla in rima come se stesse interpretando un Calibano o un Puk shakespeariano e aumentando la sua aura britannica e classica.

Etrigan resta uno dei personaggi più amati e riconducibili al ciclo arturiano: la sua natura tragica e gotica danno uno spessore ben distinto al personaggio e la sua volontà di chiudere la sua missione ci tiene sempre col fiato sospeso ogni volta che lo leggiamo/guardiamo: che sia il suo arco definitivo?

È sempre colpa loro: Merlino e Morgana

Morgana Le Fay nell’ universo Marvel, ©Marvel Comics

Non ne abbiamo parlato finora ma siamo consapevoli dell’elefante magico nella stanza: Merlino e Morgana. Che lo si legga all’interno della Marvel o della Dc il ciclo arturiano all’interno delle due case americane possiede sempre la stessa costante: è colpa loro!
All’interno dei cicli Arturiani Merlino è una figura molto controversa. Certe volte visto come un maestro magnanimo, certe altre come un burlone quasi onnipotente, altre ancora come un druido, custode dei saperi antichi e delle porte con altri mondi, Merlino resta un personaggio cardine del ciclo e soprattutto è colpa sua se Artù comincia il suo viaggio. Nelle versioni che proseguono fino al Graal Merlino diventa (in alcuni casi) cristiano e promulga la ricerca del calice di Cristo per salvare il regno dalla rovina.

Nei fumetti è LUI il fattore scatenante: nella Marvel LUI crea la spada d’ebano; LUI è il custode di Camelot nell’Omniverso dove sempre LUI può nominare i Capitan Bretagna. Nella DC è LUI a cominciare la saga di Camelot 3000 ed è sempre LUI a maledire Jason Blood e a farlo unire al demone Etrigan. Vediamo come Merlino sia un’entità superiore sia nella Lore che nella scrittura. Che lo si voglia pagano o meno Merlino è tante cose e la sua forza regge il confronto anche fuori dal ciclo arturiano.

Il ruolo del custode di segreti ci permette di poterlo inserire e utilizzare come Jolly Magico all’interno dei vari universi (comparirà da solo in moltissime testate come Dottor Strange, Avengers, Excalibur e dall’altro lato Batman, Zatanna e la JLA). In un certo senso non è tanto il ciclo arturiano ad essere stato spolpato dalle case del fumetto, quanto Merlino stesso a soccorrere gli sceneggiatori e a guidarli verso la chiusura del cerchio di Vogler nei loro prodotti.

Ma come ogni grande maestro-eroe ci vuole il suo opposto, la Fata Morgana. Cugina o sorellastra (dipende dalle versioni) di Artù, Morgana è nel ciclo arturiano il Mefistofelico Architetto che cospira e cerca di distruggere il regno di Artù e vendicarsi dei torti subiti in passato. Morgana è sempre stata potente intelligente e astuta come non mai. Addestrata dallo stesso Merlino ella ha lo scopo di smuovere e mettere alla prova gli eroi del ciclo arturiano che nel sconfiggerla ottengono più consapevolezza. Nel mondo Marvel e Dc la Fata Morgana è una potentissima maga e come il suo maestro compare e scompare a piacere come Villain-magico, intenta a mettere alla prova i “cavalieri” dell’universo fumettistico.

La vera Magia

Copertina del primo numero di Excalibur nel ciclo di Dawn of X
Excalibur #1 Dawn of X, 2019, ©Marvel comics

Il ciclo arturiano è il cuore delle storie che sono state scritte e raccontate nelle grandi testate, abbiamo visto come in alcuni casi vi siano stati delle vere e proprie citazioni dirette e come queste hanno contribuito alla divulgazione del ciclo stesso.

Ma la magia sta nel leggere bene tra quelle righe e vedere come Artù ogni tanto si chiami Steve Rogers, Donald Blake, Barry Allen, Hal Jordan e come la spada Excalibur sia uno scudo, un anello, un martello o una formula scientifica. Vogler ha fatto notare come Quasi ogni storia sia riconducibile al ciclo arturiano ma soprattutto quanto uno dei racconti più antichi sia il siero del super-fumetto, la magia più potente, l’ Excalibur con cui il mondo del fumetto eroico ha potuto guidarci e farci sognare.

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Nasce a Padova, e come tutti i figli di Chernobyl ha deciso di non scegliere una professione, ma di farne molte: professore di storia del Design Grafico e scrittura creativa alla Scuola Internazionale di Comics e in altri enti e istituti, divulgatore web su cinema e cultura pop, guida museale, organizzatore di eventi, copywriter, grafico, architetto, sceneggiatore, ubriacone da bar, Pirata! Il suoi animali guida sono Elwood e Jake Blues. Gli piace il suo nome intero, ma se lo chiamate Max per fare prima, si gira uguale. Grido di battaglia: "io combatto per i creativi" [TRON]