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Dopo quarant’anni di televisione, migliaia di ore in diretta, reality, talent, prime serate e una capacità innata di tenere insieme l’imprevedibile, Simona Ventura ha deciso di gettarsi a capofitto in una nuova avventura: la scrittura su Substack.

La piattaforma delle newsletter indipendenti, fino a ieri popolata principalmente da giornalisti, scrittori e opinionisti, si è arricchita infatti poche ore fa della presenza di Ventura. La presentatrice ha infatti deciso di aprire il suo spazio personale, non per replicare i format televisivi in forma scritta, ma per prendersi un lusso che la tv raramente concede: il tempo. Quello necessario per sviluppare un pensiero senza doverlo adattare ai tempi televisivi.

L’esordio è arrivato il 19 maggio, una data tutt’altro che casuale. È l’anniversario della morte di Marco Pannella, il leader radicale che ha attraversato cinquant’anni di politica italiana battendosi per diritti che oggi molti danno per scontati, spesso senza sapere da dove arrivino. Ed è proprio a lui che Ventura ha dedicato il suo primo post, con una franchezza disarmante che è diventata nel tempo il suo marchio di fabbrica.

Simona Ventura
Simona Ventura, fonte: YouTube

La conduttrice confessa subito il suo qualunquismo giovanile, ammettendo di aver sempre cambiato strada quando vedeva i picchetti dei Radicali. Non l’ha mai votato, si faceva i fatti suoi, e oggi di quella indifferenza prova un po’ di vergogna. Ma è stata la scoperta degli ultimi cento giorni di vita di Pannella a cambiarle prospettiva, poichè nelle immagini inedite di quel periodo finale, Ventura ha visto un uomo stanco morto che però continuava: a parlare, a ricevere persone, a discutere, a emozionarsi. Una testardaggine che l’ha colpita profondamente, forse perché rispecchia qualcosa di sé.

La scelta di partire proprio da Pannella non è un caso fortuito né un’operazione nostalgica, ma si pone come una vera e propria dichiarazione d’intenti. Ventura vuole usare questo spazio per raccontare persone che hanno smesso di esibirsi, che sono diventate interessanti proprio quando hanno abbandonato la performance. E in questo senso, la figura del leader radicale scomodo, instancabile e irriducibile rappresenta l’antitesi perfetta della retorica motivazionale che oggi invade i social.

Perché a sessant’anni, Simona Ventura non ha nessuna intenzione di trasformarsi in una guru zen e lo scrive chiaramente nel suo post di debutto: ha ancora troppa adrenalina nel sangue per quello. Le farmacie hanno iniziato a mandarle sconti per senior, ha la riduzione in treno, e le amiche d’infanzia di Chivasso l’hanno avvertita che adesso arrivano gli acciacchi. Ma se a trent’anni piangeva senza sapere dove sarebbe finita, a sessanta ride. Perché ha capito che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo e a una certa età smetti di sprecarlo in situazioni inutili, con persone sbagliate e nel tentativo di sembrare perfetta.

Simona Ventura
Simona Ventura, fonte: YouTube

Il piano editoriale di questa newsletter si fonda su pochi punti fermi. Ventura scriverà solo quando avrà qualcosa da dire davvero, rifiutando la regolarità forzata che spesso trasforma i contenuti in rumore di fondo. Promette di raccontare la televisione per come l’ha vista da dentro, quello che succede quando le telecamere si spengono, i retroscena, gli errori e le figuracce. Perché ricominciare è una parola bellissima, ma è un qualcosa che può fare paura.

Il focus di questa nuova iniziativa si sposta quindi sulle persone che hanno segnato il suo percorso, su quelle che l’hanno fatta arrabbiare e su quelle che l’hanno salvata senza saperlo. La richiesta che Ventura fa ai suoi lettori è infine diretta: partecipate, scrivetemi, contradditemi, raccontatemi le vostre storie. Le conversazioni più interessanti della sua vita sono quasi sempre iniziate da qualcuno che la pensava diversamente da lei.

Resta da capire se il pubblico di Substack, abituato a un certo tipo di contenuti e a una certa cifra stilistica, sia pronto ad accogliere questa versione inedita di chi fino a ieri esisteva tra naufraghi e popstar. Ma forse è proprio questo l’esperimento più interessante: vedere se gli spigoli che hanno reso Simona Ventura un’icona della televisione italiana riescano a tradursi in una voce altrettanto riconoscibile nello spazio più intimo e riflessivo della scrittura digitale.

Perché a sessant’anni, con meno voglia di fare finta e con la consapevolezza che certe fatiche televisive non interessano più, forse è davvero il momento giusto per provarci.

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