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La presenza degli autori taiwanesi al COMICON Napoli 2026 ha rappresentato uno dei momenti più interessanti dell’edizione di quest’anno, grazie alla collaborazione tra Toshokan e Fumetti Taiwan. La round table in compagnia di Sean Chuang, Rimui Yumin e Kathy Lam ha offerto al pubblico italiano l’occasione di approfondire non solo le loro opere, ma anche lo stato di salute del fumetto taiwanese contemporaneo, oggi attraversato da una nuova fase di crescita culturale e creativa.

Attraverso un viaggio tra memoria, morte, identità e rapporto con la società, i tre autori hanno mostrato come il fumetto taiwanese sia perfettamente in grado di raccontare storie intime, mantenendo però un forte legame con il contesto storico e culturale dell’isola.

Riconoscersi nei propri personaggi.

Nei racconti di The Illusionist emergono personaggi sfaccettati: si è riconosciuto in qualcuno di loro?

The Illusionist sono più storie messe insieme e il personaggio più particolare è sicuramente quello dell’illusionista stesso, che fa da collante a tutte queste storie. Eppure, se penso a un personaggio in cui ho visto “un po’ di me”, penso ai personaggi dei bambini perché talvolta mi sento ancora un po’ bambino a mia volta.

Sean Chuang, tra gli autori più noti della scena taiwanese contemporanea, ha parlato a lungo di The Illusionist, opera costruita come un mosaico di racconti differenti uniti dalla presenza enigmatica dell’illusionista stesso. Nel corso dell’incontro il maestro ha spiegato come, nonostante la varietà dei personaggi presenti nel fumetto, quelli in cui si riconosce maggiormente siano i bambini: figure che incarnano una sensibilità che sente ancora vicina. Un aspetto centrale della sua poetica resta però la nostalgia, elemento che attraversa tutta la sua produzione. Difatti, Chuang ha raccontato come molti suoi lavori nascano da ricordi personali e dalla volontà di fissare esperienze del passato, trasformando la memoria in un vero filo conduttore della sua arte. In The Illusionist, tuttavia, la nostalgia non riguarda soltanto l’infanzia, ma anche una Taipei ormai scomparsa: il mercato in cui si svolge la storia, oggi demolito, diventa simbolo di una città perduta e di una memoria collettiva destinata a svanire.

Ha poi aggiunto che il suo stile visivo, inoltre, risente fortemente della passione per il cinema e della sua esperienza da regista pubblicitario. Chuang ha spiegato di lavorare soprattutto sul rapporto tra personaggi e sfondi, costruendo tavole che trasmettono un forte senso cinematografico grazie all’attenzione dedicata agli ambienti e alla loro interazione con le figure in scena. Non sorprende quindi che, rispondendo alla nostra domanda circa i riferimenti artistici e autori preferiti, abbia citato autori come Tsuru Hatachi, Hiro Taniguchi e Moebius, figure che hanno saputo coniugare introspezione, spazio e atmosfera.

Disegnare per vivere.

Quando ha deciso di voler disegnare per vivere e diventare fumettista?

In realtà appena finito l’università volevo diventare principalmente illustratrice, quindi ho iniziato con quello, però non era un lavoro stabile ed era comunque una situazione molto precaria, non avevo soldi, quindi da una parte continuavo con i lavori da freelance e dall’altra comunque facevo dei lavoretti, dei side jobs, però poi anche ovviamente grazie all’internet e alla mia presenza delle opere su internet sono stata notata da una casa editrice taiwanese e da lì pian piano ho cominciato a lavorare in modo più stabile.

Diversa ma altrettanto affascinante è stata la testimonianza di Kathy Lam, che ha raccontato il proprio percorso professionale segnato inizialmente dalla precarietà. Dopo l’università, il suo obiettivo era diventare illustratrice, ma i primi anni furono caratterizzati da lavori freelance e occupazioni secondarie necessarie per mantenersi economicamente. La svolta arrivò grazie alla diffusione delle sue opere online, che le permisero di essere notata da una casa editrice taiwanese e di iniziare così un percorso più stabile nel mondo del fumetto.

Oltretutto, Lam ha descritto anche il proprio metodo creativo, fortemente influenzato dal proprio istinto: parte da schizzi a matita per poi passare agli acquerelli, concentrandosi soprattutto sui dettagli e in particolare sugli occhi dei personaggi, elemento che richiede molto tempo e attenzione. Solo dopo alcuni giorni, tornando a osservare il disegno, decide se l’opera trasmetta davvero la sensazione di essere completa. Durante la round table si è parlato anche della condizione femminile nell’editoria taiwanese.

Alla domanda posta dalla collega de Lo Spazio Bianco circa la possibilità di “differenze di trattamento” e discriminazioni in base al genere, l’autrice ha spiegato di non aver percepito particolari discriminazioni professionali, ma piuttosto differenze legate al contesto familiare e culturale. Ha raccontato infatti che sua madre considerava il fumetto un’attività “più femminile”, lasciandole quindi maggiore libertà rispetto a quella che avrebbe forse concesso a un figlio maschio. Secondo Lam, in molti paesi asiatici gli uomini continuano ancora oggi a subire una maggiore pressione economica e sociale, dovendo garantire stabilità alla famiglia: questo rende più difficile scegliere una professione creativa e precaria come quella del fumettista. Non a caso, ha osservato, a Taiwan il numero di fumettiste è superiore a quello degli uomini. Tra i suoi autori preferiti, Kathy Lam ha infine citato con entusiasmo Makoto Yukimura, mostrando tutta la propria emozione nel poter incontrare il creatore di Vinland Saga, presente al Comicon Napoli quale ospite d’eccezione.

La morte non è altro che vita.

Quanto è stato difficile scrivere del legame così intimo tra Chu-sheng e Hsiao-Kuang in un contesto dominato dalla morte?

Nonostante il tema sia sicuramente quello della morte, quindi la loro professione abbia a che fare con la morte, in realtà alla fine ho notato che chi lavora in questo ambito svolge un lavoro che per loro è simile a quello di altre persone, non lo percepiscono come particolare. Nonostante abbiano tutti i giorni a che fare con la morte, probabilmente l’abitudine a un certo punto fa sì che diventi una cosa normale, quindi non ha avuto un’influenza particolare nello sviluppo della relazione

Nonostante – come risposto alla nostra domanda – una delle sue artiste preferite sia Ryoko Ikeda, regina dello shojo, Rimui Yumin ha deciso di affrontare il tema della morte nelle sue opere, in particolare nel graphic novel The Funeral Concerto. Alla domanda su quanto fosse stato difficile costruire il legame tra Xusheng e Xiaohuang in un contesto dominato dalla morte, l’autrice ha risposto sottolineando come chi lavora quotidianamente a contatto con il lutto finisca per considerarlo parte della normalità. La morte, dunque, non influenza direttamente il rapporto tra i personaggi, ma diventa piuttosto uno sfondo costante, quasi ordinario. L’esperienza di lavorare a quest’opera ha però modificato profondamente il suo modo di vedere la vita: prima considerava la morte qualcosa di distante, mentre oggi la percepisce come una presenza concreta che dovrebbe spingere le persone a vivere pienamente ogni momento.

E le parole di Rimui Yumin si inseriscono perfettamente nella nuova stagione del fumetto taiwanese, sempre più interessato a raccontare identità locali, memoria storica e dimensione umana. Dopo il boom degli anni Ottanta e Novanta e la successiva crisi dovuta all’invasione dei manga giapponesi e al declino del cartaceo, il manhua taiwanese sta vivendo infatti una nuova rinascita grazie al sostegno istituzionale, a realtà editoriali come Tong Li, Chingwin Publishing e Gaia Culture, e a iniziative culturali come la Taiwan Comic Base e il Museo Nazionale del Fumetto inaugurato nel 2023.

Oggi il settore comprende editoria tradizionale, webtoon e produzioni indipendenti, sostenute anche da festival e premi come i Golden Comic Awards. In questo panorama, autori come Sean Chuang, Kathy Lam e Rimui Yumin dimostrano come il fumetto taiwanese contemporaneo sia riuscito a trovare una voce originale e riconoscibile, capace di conquistare sempre più spazio anche a livello internazionale grazie a opere profondamente radicate nella cultura locale ma universalmente comprensibili.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.