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La poesia di Brindille e le affascinanti atmosfere di Love sono figlie di una delle più complete collaborazioni artistiche, quella che lega Federico Bertolucci e Frédéric Brrémaud. Il loro sodalizio artistico ha dato vita ad opere in cui la delicatezza della narrazione trova una perfetta corrispondenza grafica. Che si tratti di portarci alla scoperta di avventure di animali o di sorridere con le vacanze di Paperino, il duo Bertolucci-Frédéric Brrémaud riesce sempre ad emozionare.

In occasione della loro presenza a Napoli Comicon 2026, abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con i due autori, per farci guidare non solo nei loro monidi, ma soprattutto per vedere in prima persona come dietro questo duo autoriale ci siano due sinceri amici.

Bertolucci e Brrémaud, un perfetto duo autoriale

Brindille
Brindille – © saldaPress

E’ bastato un attimo. Nel momento in cui Bertolucci ha appoggiato i suoi occhiali sul tavolino sulle lenti, Brrémaud amichevolmente lo rimprovera, scusandosi sul fatto che gli sceneggiatori sono puntigliosi. Un momento divertente, che lascia emergere la complicità tra i due autori, come precisa Brrémaud

Con Federico non è che ho tanti problemi, ma ci sono sempre… diciamo che lo sceneggiatore, almeno in Francia, è quello che parla spesso all’editore, che presenta il progetto, è anche quello che sceglie o si fa scegliere dai disegnatori per raccontare una storia. Quindi una parte del mio lavoro è trovare i progetti, trovare le persone giuste per disegnarli, presentare i progetti e fare in modo che le scadenze siano rispettate. E non tutti sono come noi, nel senso che io ogni tanto devo quasi quasi fare una scaletta, rassicurare, criticare il lavoro in modo positivo ma anche negativo perché alla fine quello che conta è il risultato.

Brrémaud spiega questo suo ruolo, scherzando anche con la figura del disegnatore, ma precisando subito che si tratta di una collaborazione di un rapporto alla pari

E’ un po’ una figura della gente che spinge l’artista, fra virgolette, a lavorare meglio, a lavorare di più. I disegnatori sono un po’ volubili forse, più degli sceneggiatori, però dipende anche quello. Di solito ormai siamo abbastanza affiatati, quindi so cosa non gli piace, so cosa posso cambiare e cosa non devo cambiare quando mi manda delle sceneggiature. E’ una collaborazione paritaria, nel senso che non c’è qualcuno che sopraffà l’altro. Lui cambia le cose che faccio io e cambia le cose che fa lui e insieme poi troviamo una quadra. Ecco, alla fine quello che interessa a entrambi è che la narrazione funzioni.

La sintonia tra i due autori è evidente soprattutto in opere come la serie di Love, in cui la presenza di un racconto ‘silenzioso’ richiede un’interpretazione visiva perfetta. Privi del sostegno del dialogo su pagina, il contesto e la cifra emotiva devono essere trasmessi dal racconto e dalla sua interpretazione da parte del disegnatore. Aspetto su cui Bertolucci pone l’attenzione

Per quanto riguarda il disegno secondo me è molto automatico, io faccio recitare gli animali esattamente come faccio recitare gli umani, non c’è differenza, siamo tutti animali. Gli animali hanno le loro proprie caratteristiche, le conosco perché sono appassionato di documentari da sempre, ho avuto animali e  li ho sempre osservati nel loro comportamento, nel loro movimento, mi ha sempre appassionato molto proprio il comportamento animale, il modo di muoversi, il modo di recitare, proprio il modo di recitare, ai quali però ho applicato le regole base della recitazione nel fumetto, una recitazione per lo più Disney, molto dinamica, quindi alla fine è questo che rende molto umani i miei animali, essenzialmente perché li tratto come personaggi che a tutto tondo.

Come ritrarre gli animali

Love: La Tigre
Love: La Tigre – © saldaPress

L’approccio di Bertolucci trova pieno sostegno da parte di Brrémaud, che riconosce al collega una particolare vivacità espressiva impagabile, frutto anche di un percorso formativo e artistico non scontato

Federico ha questa capacità disneyana di creare il movimento, ma anche il suo percorso alle belle arti dà qualcosa in più, un classicismo del suo disegno. Comunque, i disneyani che vediamo in Francia hanno portato qualcos’altro, sempre comunque rimanendo fedele con tutto quello che hanno acquisito con Disney.

Riguardo al rapporto con gli animali, centrale nella loro produzione di Love, Brrémaud confida che, nel suo caso, è un tratto che lo riporta all’infanzia, a un mondo che oggi sembra perduto

Io sono nato proprio in una fattoria in un posto della Francia dove non c’è nessuno, sono cresciuto in mezzo ai branchi col cavallo, e le mie prime storie le ho fatte lì! Se si parte la mattina e si torna la sera col cavallo, senza cellulare, senza niente, la mente ha tempo di trovare qualcosa.  Tipo la volpe di Love, l’ho vista quando ero a cavallo, l’ho seguita, e l’ho trovata due o tre giorni dopo che aveva una cicatrice

Questa esperienza bucolica di Brrémaud lo ha portato a concepire un rapporto particolare con il mondo animale, più consapevole, che consente all’artista francese di comprendere le piccole sfumature del comportamento animale

Gli animali hanno delle reazioni, c’è chi ci dirà ‘ah ma qua forse è un’espressione umana’, ma comunque siamo cugini, quindi ovviamente abbiamo delle cose comuni, noi forse con gli occhi mostriamo un po’ d’emozione, loro lo faranno con le orecchie.

Un’osservazione che spinge Bertolucci a ricordare come ci sia uno studio dietro la costruzione emotiva di questi personaggi animali, che pur fondandosi su un terreno comune a livello di sensazioni, porta a caratterizzare diversamente il modo in cui li si ritrae

E’ proprio un discorso di posizione completa del corpo e lo capisci quando un cane è arrabbiato o un leone ti vuole mangiare. Siamo tutti nello stesso mondo, abbiamo le stesse emozioni, a volte pensiamo che le nostre emozioni umane siano superiori o migliori o diverse da quelle degli altri animali, ma sono vicine.

Le sfide del futuro

Love: I Dinosauri
Love: I Dinosauri- © saldaPress

Tornando al discorso della fantasia e della sua stimolazione, viene da chiedersi come in un momento come il nostro, in cui la presenza della IA sembra essere sin troppo presente, possa cambiare anche il panorama artistico. IA a cui si aggiunge anche una iperstimolazione di spunti tipici dell’era social, una diversità in termini di stimoli che Bertolucci non manca di rilevare

Quando eravamo ragazzi in effetti avevamo un po’ meno stimoli rispetto ad oggi con i social dove apri un attimo Instagram e vedi decine e decine di video di persone che disegnano, che fanno cose bellissime. Io trovo che a volte invece di stimolarmi nel dire provare anch’io mi saturano e una volta viste tutte queste cose bellissime sono a posto, non ho più voglia. Forse sono anche o scoraggiato da troppa bravura, oppure chi se ne frega, non ho già viste troppe e non mi ci metto a farne altre.

Sulla questione dell’intelligenza artificiale, Brrémaud ha un’opinione più netta, che si intreccia al discorso della iperstimolazione. Nella sua visione, anche la possibilità di ritagliarsi uno spazio privo di stimoli, il ritorno della noia, potrebbe essere una cura a questa distorta percezione del mondo

Il problema è che i bambini non possono più annoiarsi, quello il problema. L’altro giorno leggevo un’intervista di un universitario, che diceva che nel primo anno di università fanno fatica a leggere tecnicamente un libro lungo perché contiene delle frasi troppo lunghe. Se meccanicamente non ce la facciamo più è un pericolo. Il problema sarà sull’intelligenza artificiale, tanti autori un po’ negati, un po’ noiosi, di quelli che fanno questo mestiere senza fregarsene tanto e che non ce la fanno con i propri mezzi non si fanno problemi a usarlo tanto ed è più questo il rischio. L’altro giorno un amico che mi ha detto che mentre, faceva delle dediche incontrato un genitore che era contentissimo, perché racconta delle storie che crea con l’intelligenza artificiale ai suoi bambini. Forse per i bambini non è così male, però c’è qualcosa di rotto qua e non è che mi fa paura, però diciamo che sono contento di non essere immortale.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva