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Lucy sta suonando il piano, provando a intonare il ritornello di Would I Lie To You? Non è una canzone casuale. Il titolo vale come indizio per quello che stiamo per vedere. Si parlerà di bugie, o meglio, di non detto. Perché la lezione di piano di Lucy viene interrotta di colpo da una stonatura. La musica non c’entra niente. La nota stonata è suo marito Philip in preda a un violento attacco di panico. Non è chiaro cosa sia successo, ma è chiaro che il compagno di Lucy abbia bisogno di cambiare aria. Così la coppia, accompagnata dal figlio di lei (un bambino di cinque anni), si trasferisce in campagna per trovare un po’ di pace.

Pace che dura molto poco, visto che la polizia fa irruzione nella loro villa, arrestando Philip e portando Lucy a scoprire chi sia davvero l’uomo che le sta accanto. Parte così Gentle Monster, il nuovo film di Marie Kreutzer in concorso a Cannes. Qui dove nel 2022 aveva conquistato quasi tutti con lo splendido Corsage (nella sezione Un certain regard). Peccato che il film con il corsetto sia proprio Gentle Monster. Un film rigido, ingessato, incapace di lasciarsi andare verso un cinema viscerale. Adesso vi spieghiamo perché.

Senza unghie

Una scena del film – ©Ad Vitam

Piccola premessa fondamentale. Per evitare spiacevoli spoiler, non ci addentreremo nel caso al centro del film. Il che non ci impedisce di raccontarvi quello che abbiamo provato davanti a Gentle Monster, un film che fin dal titolo promette ossimori e contrasti violenti. E nonostante la violenza sia uno dei temi fondamentali del film, Kreutzer sceglie la via più difficile per (non) metterla in scena. Tutto rimane ovattato, fuori campo, suggerito ma non mostrato. Una scelta sulla carta coraggiosa, che evita volutamente di scioccare il pubblico nel modo più facile.

La scelta di Kreutzer è chiara: metterci nella prospettiva di Lucy. Una donna che cerca di rifiutare fino all’ultimo la colpevolezza di suo marito, addentrandosi poco per volta in una zona grigia piena di domande troppo scomode. Per questo Gentle Monster non affonda mai le unghie in questo dramma familiare pacato nonostante si parli di mostri e mostruosità. Uno strano cortocircuito che purtroppo non fa bene a un film che sembra galleggiare in uno stagno sporco senza sporcarsi mai davvero.

Far finta di non vedere

Una scena di Gentle Monster – ©Ad Vitam

Curioso che un film sul “non detto” sia, invece, così verboso. Forse uno dei grandi limiti di Gentle Monster è proprio questo: la scrittura. Una scrittura troppo impostata, mai autentica, piena di dialoghi che non hanno il sapore della vita vera. Uno scoglio troppo grande che impedisce di empatizzare con tutti i personaggi e con una storia in cui il dramma rimane quasi strozzato in gola. Ripetiamo: la scelta di non urlare e di lavorare sottotraccia è nobile (e coraggiosa), ma serviva una scrittura meno accademica e meno dispersiva (inserendo personaggi secondari davvero sterili) per dare davvero voce alla lenta presa di coscienza di una donna (e di una madre) alle prese con lo shock di non sapere davvero chi abbia accanto.

Uno shock che Kreutzer soffoca, preferendo far vivere al pubblico la stessa, lenta e inesorabile presa di coscienza di Lucy. Una scelta di regia che rende Gentle Monster un’interessante riflessione sulla percezione della violenza domestica. Una dimensione ovattata, dove spesso si fa finta di non vedere e certi orrori rimangono silenti. Questo film prova a raccontare questo, ma per colpire davvero forse serviva un altro tipo di coraggio. Non quello di non mostrare. Magari solo quello di scrivere persone e non personaggi.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.