Ci sono confini che nemmeno la notorietà dovrebbe varcare. Linee rosse tracciate non dalla fama, ma dalla decenza umana. Giulia De Lellis lo ha ribadito con una fermezza inedita, affidando a Instagram un racconto che va oltre il gossip e si trasforma in denuncia civile: dal 2023 è vittima di una persecuzione sistematica che ha travalicato ogni limite, arrivando a colpire la persona più indifesa della sua vita, la figlia Priscilla, nata appena lo scorso ottobre dalla relazione con il rapper Tony Effe.
“Dal 2023 sono vittima di stalking, diffamazione e continue violazioni della mia privacy e di quella della mia famiglia”, ha scritto l’influencer trentenne nelle sue storie social, aprendo uno squarcio su una vicenda giudiziaria complessa che per anni ha preferito gestire lontano dai riflettori. Una scelta di riservatezza comprensibile, fino a quando gli attacchi non hanno superato una soglia intollerabile.
Le azioni legali avviate dalla De Lellis e dai suoi familiari raccontano una storia di accuse infondate e di giustizia che, lentamente, ha fatto il suo corso. “Per quanto riguarda i miei familiari, le accuse rivolte nei loro confronti si sono già concluse con piena e definitiva assoluzione“, ha precisato l’imprenditrice, sottolineando come i suoi cari siano stati trascinati ingiustamente in una spirale diffamatoria che mirava evidentemente a destabilizzare l’intera cerchia affettiva.
Unitevi tutte e spedite A.R. subito in galera!
Chiara Nasti, Giulia De Lellis, Desiree Maldera sono solo alcune delle donne che quel gossipparo ha sminuito, stalkerizzato e diffamato. pic.twitter.com/jTeVRzYhN5
— I cazzari del web (@Cazzaridelweb) May 13, 2026
Ma è sul fronte delle denunce presentate a sua tutela che il quadro si fa più nitido: “Le indagini svolte fino ad oggi hanno confermato la fondatezza delle mie denunce, con conseguente rinvio a giudizio dell’imputato“. Un passaggio fondamentale, che certifica come le autorità abbiano riconosciuto la gravità dei comportamenti denunciati. Diversi processi sono attualmente pendenti davanti all’autorità giudiziaria, segno che la macchina della giustizia, per quanto lenta, si è messa in moto.
Eppure, e qui sta il nodo più inquietante della vicenda, il rinvio a giudizio non ha fermato la persecuzione. “Nonostante questo, gli attacchi sono continuati, coinvolgendo anche persone a me vicine con accuse gravi, false e totalmente infondate“, ha denunciato la De Lellis, descrivendo un pattern di molestie che sembra alimentarsi di sé stesso, impermeabile perfino all’intervento della magistratura.
L’apice di questa escalation è stato raggiunto con un gesto che ha lasciato l’influencer senza parole: la diffusione online di dati e informazioni sanitarie estremamente sensibili riguardanti la figlia Priscilla. “Parliamo di una bambina. Di dati privati legati alla nascita di una minore esposti pubblicamente durante uno dei momenti più delicati della mia vita: il post parto. Potete immaginare cosa abbia significato per me“, ha scritto, con una commozione che trapela dalle righe nonostante il tono misurato.
@giuliadelellis103 Per la mia prima Festa della Mamma vorrei, vorrei… che questi piedini rimanessero per sempre così piccoli!🤍😭💝🤏🏻🎀
Non si tratta di fotografie rubate o di indiscrezioni sul nome scelto per la piccola. Qui parliamo di informazioni coperte dal segreto professionale, di cartelle cliniche che qualcuno ha ottenuto e divulgato senza alcuna autorizzazione, come se violare la privacy di una neonata fosse un atto ordinario, quasi lecito. “Ottenuti e divulgati senza alcuna autorizzazione, come se tutto questo fosse normale“, ha sottolineato De Lellis, evidenziando l’assurdità di una condotta che calpesta non solo la legge, ma il comune senso del pudore.
Il post parto, quel limbo fragile dove il corpo si ricompone e la psiche si adatta a una nuova identità, è stato per la trentenne il palcoscenico involontario di un’aggressione alla sua sfera più intima. Immaginare di dover gestire, in quelle settimane, la scoperta che i dati sanitari di tua figlia stanno circolando in rete è un incubo che nessuna madre dovrebbe vivere, famosa o meno.
Ed è proprio su questo punto che Giulia De Lellis ha voluto marcare una distanza netta tra notorietà e diritto alla violazione: “Essere un personaggio pubblico non autorizza nessuno a oltrepassare ogni limite morale e legale, né tantomeno a colpire la mia famiglia o coinvolgere una bambina innocente“. Una rivendicazione sacrosanta, che smonta alla radice l’equivoco secondo cui chi sceglie di vivere sotto i riflettori abdichi automaticamente a ogni forma di tutela.
@giuliadelellis103 Semplicemente l’amore 🤍🩰 Oggi e sempre
La chiusura dello sfogo è un appello che suona come un monito collettivo: “Questa persona deve essere fermata. E non solo per me: perché purtroppo non sono stata né la prima né l’unica vittima di questi comportamenti“. Una frase che allarga lo sguardo oltre il caso personale, suggerendo l’esistenza di un modus operandi seriale, di altre vittime rimaste in silenzio, di un fenomeno che merita attenzione non solo giudiziaria, ma culturale.
