Quando PRAGMATA è stato annunciato a sorpresa nel lontano 2020, durante l’evento di presentazione di PlayStation 5, ammetto di essere rimasto tanto affascinato quanto confuso. Il trailer di annuncio era abbastanza criptico, quasi a ricalcare lo stile dei trailer utilizzati da Kojima per Death Stranding, non rilevando niente se non un mix di tensione spezzato dall’improvvisa collaborazione tra un astronauta ed una dolce bambina robot, in un’ambientazione fantascientifica che poteva solo far viaggiare le menti degli appassionati.
“Tutto e niente”, in sostanza, con il logo di CAPCOM pronto a giganteggiare sullo schermo per caricarsi sulle spalle oneri e onori di lanciare un brand tutto nuovo e fino a nemmeno due anni fa avvolto abbastanza nel mistero. Non che il suo portafoglio prodotti abbia problemi di qualità al momento, anzi i recenti successi di Resident Evil Requiem e Monster Hunter Stories 3 hanno confermato (se non in alcuni casi superato) le più rosee aspettative, ribadendo ancora una volta il grandissimo periodo di forma vissuto dalla software nel recente passato.
Da un po’, però, non vedevo CAPCOM alle prese così intensamente con un progetto completamente inedito, inizialmente previsto addirittura per il 2022 e poi rimandato più e più volte fino all’imminente aprile 2026, come dichiarato dallo stesso studio per motivi legati alla ricerca della formula più bilanciata per il suo nuovo prodotto.
Adesso che però ho avuto l’occasione di approfondire una versione completa del gioco, con tutta calma, vi posso giustificare il mio genuino entusiasmo per il risultato finale. Perché alla domanda “ne è valsa la pena attendere così tanto per giocare PRAGMATA?”, la risposta è sorprendentemente positiva.
Sopravvivere sulla Luna

Impersonando Hugh Williams siamo chiamati a investigare assieme al nostro team nei pressi di una futuristica ed immensa stazione di ricerca spaziale presente sulla Luna, chiamata “La Culla”, ormai da tempo sospetto incapacitata a mandare messaggi sulla Terra. Quello che doveva essere un semplice viaggio di cortesia per riparare un eventuale guasto tecnico, però, si trasforma ben presto in un folle viaggio denso di pericoli e scoperte.
Hugh è fin dai primi minuti di gioco un eroe per caso, rimane l’unico sopravvissuto della propria squadra a causa dell’ostile IA che controlla la struttura e fa la conoscenza di Diana, androide dalle sembianze fanciullesche che diventa imprescindibile co-protagonista fino ai titoli di coda.
Apparentemente PRAGMATA ha tutti i presupposti e i valori di un’esperienza dai toni pesanti e profondi da vivere sulla propria pelle, a tratti potenzialmente angosciante e profondo per la portata delle tematiche.
Ma tale sensazione non si concretizza mai e lascia spazio ad un’avventura più pura e tarata sulle sfide del gameplay. Tra la curiosità figlia dell’esplorazione delle favolose ambientazioni proposte, la dinamicità e varietà delle sparatorie supportate dalle abilità di hacking di Diana, così come al legame genuino e positivo che si instaura proprio tra i due personaggi principali.
La storia ha un ritmo abbastanza lineare nella prima metà abbondante dell’avventura, per poi impennarsi nei toni nelle fasi finali con una certa sorpresa ed un crescendo di impatto che alterna adrenalina ed emozioni difficili da descrivere senza cadere in spoiler, ma comunque positivi senza alcuna remora e che meritano di essere vissuti pad alla mano.
Il tutto, non può che essere per merito anche di ambientazioni sorprendentemente curate e ricche sul piano squisitamente visivo, tra scorci scorci e orizzonti spaziali (nelle aree di gioco apparentemente più aperte) che non hanno nulla da invidiare alle pellicole sci-fi più famose.
Io Robot

PRAGMATA, in realtà, presenta spunti narrativi estremamente interessanti, legati all’eccessiva affidabilità di macchine e droidi senzienti, alle sperimentazioni dalla dubbia morale e al mettere in discussioni le leggi della fisica grazie alla scoperta nella stazione di un nuovo minerale, utilizzato per la replica organica e inorganica di qualsiasi tipo di materiale e tessuto.
Tutti elementi che vengono adeguatamente approfonditi principalmente attraverso una sostanziosa lore di contorno, costituita da codici e dialoghi tra ologrammi totalmente opzionali e nascosti nelle mappe, lasciando invece spazio in primo piano sempre al rapporto tra Hugh e Diana, così come a una storia in generale che sorprende attraverso risvolti molto più personali e legati proprio alla piccola androide.
Il dualismo uomo-macchina viene affrontato con toni molto più leggeri e semplici di quanto ipotizzato, con una sintonia che si instaura tra i due personaggi per necessità fin da subito e si evolve con il passare delle ore, per la comune volontà di iniziare una nuova vita insieme tornando sulla Terra come una famiglia.

Proprio la piccola Diana, programmata per comportarsi in tutto e per tutto come una bambina dalle più tenere e sincere emozioni, impara tramite gli insegnamenti del compagno cosa significa essere un umano, creando un’empatia vincente su Hugh ed inevitabilmente anche sul videogiocatore. Il tutto, merito anche di un doppiaggio in italiano completo e sorprendentemente curato che rende il gioco ancora più accessibile e godibile a livello di empatia e caratterizzazione.
L’unico neo, a ben pensarci, e che Diana con il proprio carattere rischia di rubare la scena ad Hugh nella maggior parte delle occasioni, catturando fin troppo l’attenzione anche rispetto a situazioni di pericolo più estreme.
Approccio Hacking-adventure

Il vero perno dell’esperienza di PRAGMATA è il suo peculiare ed unico gameplay, dove alle classiche sparatorie si affiancano le abilità di DIANA per hackerare i vari robot nemici e renderli vulnerabili ai nostri colpi.
Mirando in direzione dei robot si attiva in automatico il potere della piccola androide, attraverso una griglia che ci permette di muoverci (sfruttando le direzioni del pulsante del pad) per raggiungere la casella adibita al sabotaggio temporaneo delle difese avversare.
Le griglie sono ovviamente sempre differenti, possono essere più o meno ampie a seconda del tipo di nemico e possono avere una certa complessità, figlia della presenza di ostacoli e barriere da dover considerare per il calcolo del percorso ottimale. Percorso di hacking che passa anche da alcuni nodi bonus che possiamo equipaggiare per modificatori specifici ai danni, oltre ad abilità di hacking multiplo e danni elementali a seconda del caso.

Insomma, numerose opzioni da scegliere per il calcolo del percorso di hacking migliore in tempo reale, mentre cerchiamo di schivare o a tenerci a debita distanza dai robot e prepararci a sparare ai punti deboli alla prima occasione possibile.
Il sistema risulta molto più bilanciato e positivo del previsto fin da subito; facile da apprendere come basi, in grado di dare molte soddisfazioni se potenziato adeguatamente di scontro in scontro.
Peccato che in alcune arene volutamente più circoscritte i combattimenti risultino eccessivamente caotici per la difficoltà di muoversi, tra schivate, stamina limitata e tempo necessario per fare l’hacking mentre i nemici colpiscono a ogni occasione, rischiando di diventare un poco frustranti.

Tutto ciò, però, nell’insieme rimane estremamente convincente e funziona anche grazie a un discreto e vario numero di bocche da fuoco, limitate anche nelle munizioni se non per quelle primarie ricaricabili (comunque con caricatori ben circoscritti per prediligere la precisione). Così come alla presenza di numerose tipologie di robot con peculiari punti di forza e debolezza da dover studiare in ogni occasione.
Il culmine di questa tipologia di gameplay, in positivo, si riflette proprio nelle boss fight di fine livello, tanto impegnative quanto spettacolari e con un crescendo qualitativo che raggiunge il culmine della sfida proprio nelle battute finali.
Il tutto con un sorprendente mix di sfida che sfocia anche in momenti sorprendentemente tamarri da vivere su schermo e che mi hanno strappato più di un sorriso perché dal mood sembravano in tutto e per tutto presi più in prestito da giochi come Vanquish e Devil May Cry.
Tra esplorazione e rigiocabilità

In parallelo ai complimenti espressi lato gameplay, non possono non esserci quelli legati al level design. Le mappe non sono tantissime, ma sono tutte ben studiate per offrire qualche piccola deviazione, senza snaturare un’esperienza tutto sommato lineare nell’approccio. Ci sono piccole aree nascoste con sfide opzionali utili a sbloccare costumi, oggetti per interagire con Diana e potenziamenti unici.
Non mancano nemmeno alcune sezioni più platform legate all’utilizzo della tuta di Hug per esplorare determinate aree, così come un hub centrale fondamentale tra le missioni per ricaricarsi e potenziarsi.
Hub centrale raggiungibile anche da alcune stazioni sparse nei vari livelli che però resettano anche la presenza dei nemici sul percorso, obbligando ad un utilizzo parsimonioso e che ricorda i falò dei più comuni soulslike.

Le circa 10 ore impiegate per raggiungere i titoli di coda a difficoltà normale mi sono sembrate corrette per mantenere sempre alta l’attenzione di un’esperienza intensa in ogni sua meccanica, con una difficoltà intermedia che comunque nasconde già qualche inaspettata insidia, soprattutto con le ultime boss-fight. PRAGMATA, però, strizza sorprendentemente l’occhio anche ai giocatori in cerca di una sfida più impegnativa, con una modalità new game plus ad hoc e numerose simulazioni di combattimenti da sbloccare in progressione dall’hub centrale per mettersi alla prova.
Si tratta di sfide a tempo di ogni genere e che obbligano ad affinare i riflessi, con l’obiettivo di sbloccare monete di gioco, potenziamento e skin uniche, sempre per rimanere in linea con la tendenza degli sviluppatori a strizzare l’occhio nei confronti anche di una community più hardcore.
Raggiunti i titoli di coda di PRAGMATA la sensazione è quella di aver vissuto un’esperienza unica nel proprio genere, portando una freschezza e brillantezza inaspettata considerando tutti gli impegni già intrapresi da CAPCOM nel 2026. Un esperimento sulla carta rischioso, ma che a conti fatti risulta estremamente solido e divertente, dove ogni tassello si incastra perfettamente in un mosaico adatto a chiunque cerchi qualcosa di differente nel panorama degli action-adventure e non solo.
