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Mouhib Zaccaria, conosciuto dal pubblico con il nome d’arte Baby Gang, è finito nuovamente in manette. I Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco hanno dato esecuzione a diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere che coinvolgono il ventiquattrenne trapper lecchese e alcuni soggetti a lui vicini. Le accuse sono pesanti: armi, rapina e maltrattamenti. Un nuovo capitolo di una storia giudiziaria che si intreccia paradossalmente con un successo musicale che non accenna a diminuire.

Il nuovo provvedimento arriva a pochi giorni da un’altra condanna. Il 4 marzo scorso, infatti, Baby Gang è stato condannato a due anni e otto mesi per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Quell’arresto risale all’11 settembre 2025, quando nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Lecco, durante una perquisizione in una stanza d’albergo a Milano, gli investigatori avevano rinvenuto l’arma illegale.

La lista dei procedimenti a carico del trapper disegna un percorso tormentato con la giustizia. Sul suo capo pende una condanna definitiva a due anni, nove mesi e dieci giorni per la sparatoria di corso Como del 2022, uno degli episodi più noti della sua vicenda giudiziaria. Un processo è ancora in corso per altre due armi, mentre è arrivata una condanna in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale. Non tutte le accuse hanno retto: alcune, come una rapina e una diffamazione, sono cadute nel corso dei procedimenti. Altre, come le minacce rivolte a un’eurodeputata, restano invece aperte.

Eppure, nonostante questo rapporto conflittuale con la legge, la carriera musicale di Baby Gang continua a macinare numeri impressionanti. Su Spotify conta 6,6 milioni di ascoltatori mensili, una cifra che lo colloca tra i trapper di maggior successo non solo in Italia, ma nell’intera scena europea del genere. Prodotto dalla major Warner Music e seguito da milioni di fan sui social, il ragazzo di Lecco ha dimostrato una capacità di connessione con il pubblico che va oltre le aule di tribunale.

Il culmine di questo successo si è materializzato nel dicembre 2024, quando ha riempito il Forum di Milano con un sold out da 15.000 persone. Un traguardo che pochi artisti italiani della sua generazione possono vantare, e che testimonia come il suo pubblico resti fedele nonostante, o forse anche a causa, della sua storia personale travagliata. La figura di Baby Gang incarna infatti quel confine sottile, e spesso controverso, tra arte e vita, tra narrazione rap della marginalità e coinvolgimento reale in dinamiche illegali.

Il rap italiano, e in particolare la scena trap, ha sempre avuto un rapporto complesso con questi temi. Da un lato la strada come fonte di ispirazione narrativa, dall’altro il rischio che quella stessa strada reclami indietro i suoi protagonisti. Baby Gang sembra incarnare perfettamente questa tensione: i suoi testi parlano di una realtà che lui stesso continua a vivere, in un cortocircuito tra palco e cronaca giudiziaria che alimenta tanto il dibattito culturale quanto quello sulla responsabilità degli artisti.

Le nuove ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri di Lecco, accompagnate da numerose perquisizioni, aprono l’ennesimo fronte per il trapper. Mentre i suoi brani continuano a essere ascoltati da milioni di persone ogni giorno, mentre i suoi concerti fanno registrare il tutto esaurito, la sua vita personale resta intrappolata in un circuito giudiziario che sembra non trovare soluzione. Una parabola che interroga non solo sul destino individuale di un giovane artista, ma anche sul ruolo della musica come possibile via d’uscita o, al contrario, come amplificatore di dinamiche già problematiche.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.