Pattina all’indietro, veste di bianco e sembra quasi invisibile. Eppure è lui a regalare al pubblico alcune delle immagini più emozionanti del pattinaggio artistico alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Non gareggia, non sale sul podio, non indossa medaglie. Ma danza accanto ai campioni nel momento più delicato delle loro carriere. Si chiama Jordan Cowan ed è l’uomo che ha rivoluzionato il modo di raccontare il ghiaccio in televisione.
Durante le gare olimpiche di pattinaggio artistico, sulla pista appare una figura eterea che si muove con passo felpato, spesso all’indietro, solcando il ghiaccio con la stessa naturalezza dei protagonisti in gara. Non è un atleta in competizione, ma un professionista dell’immagine. Jordan Cowan, ex danzatore “on ice” della nazionale statunitense, ha trasformato la propria esperienza sportiva in un nuovo linguaggio televisivo.
Dopo aver concluso la carriera agonistica, ha fondato la società On Ice Perspectives, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui il pubblico vive il pattinaggio artistico. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: non limitarsi a riprese statiche da bordo pista o da lontano, ma entrare fisicamente nello spazio scenico, pattinando accanto agli atleti per catturare ogni dettaglio — un respiro trattenuto, uno sguardo verso il cielo, la tensione delle mani prima di un salto.
Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è stato il primo nella storia dei Giochi a filmare pattinando accanto ai campioni, offrendo angolazioni intime e dinamiche impossibili per le telecamere tradizionali. La sua presenza è discreta: veste di bianco o di grigio per confondersi con il ghiaccio, riducendo al minimo l’impatto visivo. L’obiettivo è esserci ma non farsi notare. Il suo intervento, però, non avviene durante l’esecuzione ufficiale del programma di gara, per non interferire con la concentrazione degli atleti.
Have you ever wondered how they get those great videos of the figure skaters at the Olympics?
I think this cameraman deserves a medal too! 🏅 pic.twitter.com/rEbFGxaVeP— 🇺🇸 Pecan 🇺🇸 (@PecanC8) February 14, 2026
Cowan conosce bene la pressione agonistica: sa che anche una minima distrazione può compromettere una performance. Per questo entra in scena nei momenti più intimi e narrativamente potenti: il riscaldamento, quando l’adrenalina è palpabile, e l’attimo immediatamente successivo all’ultima nota musicale. È lì che raccoglie l’esplosione della gioia per una vittoria o il crollo emotivo dopo una sconfitta, come accaduto alla stella americana Ilia Malinin.
Cowan stesso ha spiegato che il ghiaccio è un luogo sacro. Per lui filmare le emozioni degli atleti significa raccontarne la storia, ma sempre con rispetto. La sicurezza è la priorità assoluta: deve muoversi in perfetta sincronia con chi gareggia, senza diventare un ostacolo. Quando gli atleti gli confidano di non essersi nemmeno accorti della sua presenza, considera quello il successo più grande.
Dal punto di vista tecnico, utilizza una camera leggera montata su un gimbal elettronico, uno stabilizzatore motorizzato che mantiene l’orizzonte perfettamente stabile anche durante curve strette e cambi di direzione improvvisi. L’attrezzatura è dotata di trasmissione wireless e zoom cinematografico, così le immagini vengono inviate in tempo reale alla regia. Ma la tecnologia da sola non basta: reggere il peso della strumentazione su una gamba, mantenendo equilibrio e fluidità, richiede una preparazione fisica costante.
Per questo si allena con Pilates e yoga, combinando competenze da atleta e precisione da ingegnere dell’immagine. La sua figura rappresenta un’evoluzione del racconto sportivo: non più solo cronaca della prestazione, ma immersione totale nell’esperienza emotiva. Il “ballerino che danza insieme ai ballerini” dimostra che anche chi non vince medaglie può cambiare la storia di uno sport, offrendo al pubblico una prospettiva nuova, più umana e più vicina ai sogni che scorrono sul ghiaccio.



