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Negli Stati Uniti un caso ha riacceso il dibattito su privacy e poteri investigativi: un iPhone sequestrato dall’FBI non è stato sbloccato. Il motivo non è un “rifiuto” politico, ma una funzione tecnica chiamata Lockdown Mode, pensata per chi teme attacchi digitali sofisticati. La vicenda dimostra che i dati contenuti in un iPhone possono restare protetti anche davanti a un mandato. Non significa che lo Stato non possa indagare, ma che l’accesso ai dati ha limiti tecnologici precisi. Per capire cosa succede davvero, bisogna distinguere tra ciò che è sul dispositivo e ciò che è nel cloud.

Il caso che ha fatto discutere riguarda la giornalista del Washington Post Hannah Natanson, a cui nel gennaio 2026 sono stati sequestrati dispositivi personali durante un’indagine su presunte fughe di notizie riservate. Secondo gli atti giudiziari, l’FBI non è riuscita a estrarre i dati dal suo iPhone perché era attiva la Lockdown Mode. Questa modalità, introdotta da Apple nel 2022, è pensata per una ristrettissima categoria di persone potenzialmente bersaglio di spyware sofisticati. Non è una funzione “anti-polizia”, ma una misura tecnica che riduce drasticamente le superfici di attacco del dispositivo.

Apple subisce una causa in tribunale
Apple subisce una causa in tribunale

Quando la Lockdown Mode è attiva, molte funzioni cambiano comportamento. Nei Messaggi vengono bloccati quasi tutti gli allegati, tranne immagini, video e audio essenziali; le anteprime dei link possono non funzionare. Durante la navigazione web vengono disattivate tecnologie complesse che potrebbero essere sfruttate per attacchi mirati, con il risultato che alcuni siti possono caricarsi più lentamente o non funzionare correttamente. Le chiamate FaceTime in entrata sono bloccate se non si è già contattato quel numero negli ultimi 30 giorni; funzioni come SharePlay e Live Photos vengono disattivate.

Anche servizi Apple come gli inviti a gestire una casa nell’app Casa vengono filtrati, Game Center viene spento e alcune funzioni di Focus non operano come di consueto. La protezione riguarda anche le connessioni fisiche e wireless. Per collegare l’iPhone a un computer o a un accessorio serve che il dispositivo sia sbloccato; non ci si connette automaticamente a reti Wi-Fi non sicure; il supporto alle reti cellulari 2G e 3G viene disattivato. Non è possibile installare nuovi profili di configurazione né iscrivere il dispositivo a sistemi di gestione remota mentre la modalità è attiva. Tutto questo serve a impedire che qualcuno installi software malevolo o sfrutti vulnerabilità per accedere ai dati.

Attivarla è semplice ma richiede consapevolezza: su iPhone o iPad si va in Impostazioni, Privacy e sicurezza, Lockdown Mode, quindi “Attiva e riavvia”, inserendo il codice. Va attivata separatamente su ogni dispositivo, anche se l’Apple Watch associato si adegua automaticamente. È possibile escludere singoli siti web o app considerate affidabili, ma solo manualmente e con cautela. Oltre alla Lockdown Mode, Apple utilizza altre difese. Dal 2024, con iOS 18.1, esiste un riavvio automatico per inattività: se l’iPhone non viene sbloccato per un certo periodo, si riavvia tornando nello stato “prima del primo sblocco” (BFU), in cui i dati sono più difficili da estrarre.

Inoltre, quasi tutti i dati salvati su iCloud possono essere protetti con crittografia avanzata end-to-end, inclusi backup e pass di Wallet (con alcune eccezioni legate a normative locali). Cosa può ottenere l’FBI o un’altra autorità? Apple pubblica linee guida legali dettagliate: può fornire informazioni sull’account iCloud e dati non cifrati, ma solo dietro mandato o ordine giudiziario valido. Non consegna automaticamente i contenuti del telefono e, se i dati sono cifrati end-to-end, non ha le chiavi per decifrarli.

In passato le forze dell’ordine hanno utilizzato strumenti forensi di terze parti per tentare di sbloccare dispositivi, ma l’efficacia di questi strumenti varia nel tempo e con gli aggiornamenti del sistema operativo. Un aspetto importante riguarda la biometria. In alcuni casi, con mandato specifico, le autorità possono tentare di usare impronte digitali o riconoscimento facciale per sbloccare un dispositivo, mentre il codice numerico gode spesso di tutele giuridiche diverse. Se però il telefono è in Lockdown Mode e non viene sbloccato, l’estrazione dei dati diventa molto più complessa.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.