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Abbiamo avuto l’onore di intervistare nuovamente Davide Barzi, sceneggiatore, saggista e profondo conoscitore del linguaggio del fumetto, che affronta l’opera di Giorgio Gaber alla stregua di un territorio ancora vivo, da attraversare tutt’oggi. Il lavoro nasce da una passione autentica e condivisa dell’autore con Sergio Gerasi, tanto da tramutare il teatro-canzone in una narrazione per immagini capace di restituirne la complessità poetica, politica e umana. Lontano da ogni intento agiografico, Barzi racconta un Gaber contraddittorio, ironico e ruvido, fedele allo spirito di un autore che ha fatto del dubbio e della partecipazione la propria cifra artistica ed espressiva.

In questa intervista emerge il dietro le quinte di un progetto che si è evoluto strada facendo: dall’incontro casuale con i disegni di Gerasi fino alla costruzione di un vero e proprio “manifesto visivo” del pensiero gaberiano, oggi raccolto nell’edizione definitiva pubblicata da If Edizioni. Barzi ripercorre le scelte narrative, le rinunce dolorose, l’equilibrio tra suono e immagine e il desiderio di parlare anche a chi non conosce il teatro-canzone, senza semplificarne la portata critica. Un dialogo in grado di rivelare quanto l’eredità di Gaber continui a interrogarci sul presente, tra memoria personale, impegno civile e libertà come partecipazione.

Sinergia: uniti nel segno del Signor G.

G&G, Davide Brazi, via © amazon
G&G, Davide Brazi, via © amazon

Il progetto nasce con un’idea predeterminata di forma (graphic novel, saggio illustrato, manifesto) o si è evoluto strada facendo? Qual è stata la molla creativa?

Sergio Gerasi aveva in mente di raccontare a fumetti Giorgio Gaber. Una delle sue passioni. Che accidentalmente è anche una delle mie. Ci siamo incontrati quando lui aveva realizzato “solo” alcuni studi del personaggio. E dico “solo” tra virgolette perché quei disegni erano pieni di vita, come devono essere delle illustrazioni pensate per un fumetto. Dal suo spunto è nata la sceneggiatura.

E come ha reagito quando le hanno proposto di realizzare questo volume? O, se è stata un’idea sua, perché proprio su Gaber?

Quando Sergio mi ha chiesto di occuparmi della parte di scrittura del libro, gli ho detto sì con entusiasmo, ma al contempo poco convinto che davvero saremmo riusciti a contenere un mondo così ampio e articolato in un libro che non rischiasse di risultare un “bigino” dell’opera omnia del signor G. Poi, invece, incauti come pochi e incuranti del timore reverenziale verso il lavoro di Gaber e Luporini, pare che ce l’abbiamo fatta. O almeno così dicono i dati di vendita del libro e i riscontri che continuano ad arrivarci dai lettori.

Le andrebbe di raccontare l’istante preciso – o la piccola catena di eventi – che l’ha convinta a trasformare l’eredità di Giorgio Gaber in un libro illustrato?

In una mostra sul rapporto tra musica e fumetto (un’altra delle mie passioni) ho visto le illustrazioni di Sergio. Gli ho scritto per complimentarmi. Per tutta risposta, lui mi ha chiesto se mi andasse di lavorare alla sceneggiatura e così abbiamo cominciato a realizzare un progetto editoriale, e il riscontro è stato immediato e positivo.

Il teatro-canzone

G&G, Davide Brazi, via © amazon
G&G, Davide Brazi, via © amazon

C’è una canzone di Gaber in grado di farla davvero commuovere come un bambino?

“Le elezioni”. E lo so, non è esattamente un brano pensato con quello scopo, ma lo associo all’ultimo voto di mio padre, al senso civico di un uomo che faticava a camminare ma che con determinazione e me al suo fianco ha percorso i gradini di una vecchia scuola elementare pensati in un periodo in cui nemmeno era ancora stato focalizzato il concetto di “barriere architettoniche”. Per lui era un momento irrinunciabile. “È proprio vero che fa bene un po’ di partecipazione”. Anche “Il dilemma” mi dilania. Ma lacrime regolari arrivano anche per “Qualcuno era comunista”.

Non facciamo fatica a crederle: Gaber è il mio manifesto sociale da sempre. E quale testo – a suo parere – descrive meglio il periodo storico che stiamo vivendo?

“La razza in estinzione.”

Ineccepibile. D’altronde, supponiamo sia stato difficoltoso fare una cernita dei testi da includere nell’opera. Come avete scelto? Ci sono state rinunce dolorose?

Beh, abbiamo scelto di focalizzare l’attenzione sul teatro-canzone. Quindi tutto il Gaber televisivo, spesso più comico, comunque efficacissimo, avrebbe stonato all’interno del meccanismo.

Cambiare direzione

Lei e Sergio Gerasi firmate insieme il volume, ma come si è sviluppato il vostro rapporto creativo? Come vi siete divisi compiti, idee e responsabilità estetiche?

Con Sergio abbiamo lavorato con il massimo rispetto dei ruoli eppure con l’umiltà di accogliere i rilievi dell’altro. Non è un segreto, per esempio, che se il finale ha quella forma è merito di Sergio. Quando infatti si è accorto che Gaber era troppo allineato con una figura di mentore archetipico e per questo troppo poco gaberiana, mi ha chiesto: “Ma come la mettiamo con ‘Non insegnate ai bambini‘?”. È stato un sano schiaffo che mi ha fatto cambiare direzione.

L’edizione contiene materiali inediti: può dirci quali tipi di inediti (bozzetti, testi, appunti) sono stati ritrovati e perché li avete ritenuti rilevanti?

Quella di If Edizioni è – a mio modo di vedere – l’edizione definitiva del libro. Il testo ha generato nel tempo mostre e spettacoli, con relativi omaggi di colleghi e nuove illustrazioni di Sergio. E copertine di cataloghi e delle varie edizioni del libro. Abbiamo quindi “riportato tutto a casa”, aggiungendo alla parte a fumetti un percorso visivo attraverso il continuo passaggio dal teatro-canzone alla pagine disegnata, con andata e ritorno, visto che è nato uno spettacolo tratto dal fumetto che ha girato l’Italia e alcuni Paesi europei portando il fumetto sul palscoscenico e rendendo ulteriormente articolato il rimbalzo continuo tra palco e pagine disegnate.

Il libro è stato descritto da alcuni quale “storia di formazione”, ma come siete riusciti a raccontare la crescita intellettuale di Gaber senza scadere nel mero percorso biografico? Come avete mantenuto vivo il lato critico e controverso del maestro?

C’è sicuramente molto studio dietro. Ma poco Alfieri in realtà: nessuno si è incatenato alla sedia, conoscevamo molto bene la materia entrambi per passione, e quindi il continuo dubbio che Gaber pone nelle sue opere è il dubbio con cui abbiamo affrontato ogni passaggio. Non ci sono santini, Gaber è poetico e ruvido a seconda dei momenti, e infatti il bambino che compie questo percorso attraverso i testi gaberiani lo vive in maniera qualche volta anche problematica.

La libertà è partecipazione

G&G, Davide Brazi, via © amazon
G&G, Davide Brazi, via © amazon

La libertà non è stare sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone… la libertà è partecipazione.” Dopotutto, Gaber è spesso ironico e ambivalente nei suoi lavori: come avete gestito il doppio registro nel segno, nel ritmo delle vignette e nelle scelte tipografiche? Avete tentato forme di sinestesia tra suono e immagine nella realizzazione dei panel?

Nell’ottica di una coerenza di fondo, abbiamo affrontato ogni periodo, ogni album, ogni brano in maniera differente, cercando soluzioni che fossero adatte a rappresentarlo. Così per esempio “La libertà” si sostanzia in due pagine mute, “Polli d’allevamento” fa irrompere il colore giallo in un libro sino a lì in bianco e nero, altre canzoni spezzano completamente una gabbia che altrove è invece regolare.

E in che modo il vostro volume diventa quasi un “manifesto visivo” del pensiero politico, sociale e filosofico di Gaber? Quale immagine – secondo lei – meglio incarna questa idea?

La copertina realizzata da Sergio per la nuova edizione è secondo me emblematica: ci sono diversi Gaber, e se ne evince – oltra alla capacita recitativa a monte del cantattore e a quella di Sergio di renderlo su carta – il suo essere prismatico.

Vi è stata una scoperta sorprendente durante la fase di ricerca su Gaber? Intendiamo un dettaglio personale, un testo poco noto, una performance che ha cambiato la sua interpretazione. Se sì, come l’avete inserita nel volume?

La ricerca, come dicevo, non è partita ex novo per la lavorazione del libro, perché sia Sergio sia io ci siamo nutriti per anni di “pane e Gaber”. A livello di dettagli personali, invece, ci sono nel libro piccoli elementi che con tutta probabilità sfuggono ai più ma sono importantissimi per noi. La scuola che il bambino protagonista frequenta, per esempio, è la scuola elementare che go frequentato io, la “Luigi Gemelli” di Pieve Emanuele, in provincia di Milano. La stessa dove ho portato mio padre a votare.

Tuttavia, disegnare un osservatore della società di tale portata implica prendere posizione: lei e Sergio avete scelto di interpretare attivamente il messaggio di Gaber? O avete deciso di lasciare spazio all’ambiguità interpretativa del lettore?

Non insegnate ai bambini, non insegnate la vostra morale, è così stanca e malata, potrebbe far male.” Il messaggio quindi non ha una direzione, ha sicuramente una critica di fondo a dinamiche sociali e relazionali che Gaber intuiva come problematiche già molto prima del crollo contemporaneo. Ma non ci sono nel suo teatro-canzone ricette facili per venirne a capo. Lui e Luporini sono stati finissimi analisti, mai capipopolo.

Non un uomo da slogan

G&G, Davide Brazi, via © amazon
G&G, Davide Brazi, via © CS If edizioni

E pensando al pubblico di oggi, composto da giovani che magari non conoscono il teatro-canzone, avete provveduto a rendere il libro più “accessibile”? Senza tradire la complessità del pensiero di Gaber, s’intende: una bella sfida se rapportata ai tempi nostri governati da fake deep, nostalgie e politicanti.

Di base, la storia è pensata per essere leggibile anche senza conoscere alcunché di Gaber. Ma anche per stuzzicare l’interesse. Tutto questo senza banalizzare. Tanto chi non è interessato a un’interpretazione critica della realtà difficilmente può essere interessato a Gaber, temo. Nonostante la forma canzone preveda una sintesi efficace, nonostante “Libertà è partecipazione” sia una frase scolpita nelle coscienza di molti, Gaber non era uomo da slogan, ma da ragionamento complesso. Non l’approccio più diffuso oggidì, temo.

E se potesse trovarsi a cena con Gaber, cosa gli chiederebbe?

Se tornasse oggi e vedesse il mondo, che “gli faceva male” già nel 1994, probabilmente più che fargli domande sarebbe opportuno rimanere a distanza di sicurezza, perchè sarebbe – lecitamente – incazzato nero.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.