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Il Super Bowl LX, andato in scena domenica sera in California, ha lasciato sul campo molto più di un semplice vincitore sportivo. L’halftime show affidato a Bad Bunny, superstar portoricana vincitrice di tre Grammy appena una settimana prima, si è trasformato in un caso politico che ha visto il presidente Donald Trump scagliarsi duramente contro l’esibizione del cantante. Non sono mancate le parole al vetriolo, affidate come da copione alla piattaforma Truth Social.

Lo show dell’intervallo del Super Bowl è assolutamente terribile, uno dei peggiori di sempre“, ha scritto Trump nella notte. “Non ha alcun senso, è un’offesa alla grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza“. Il presidente non si è fermato qui, aggiungendo chenessuno capisce una parola di quello che questo tizio sta dicendo“, riferendosi alla scelta di Bad Bunny di esibirsi esclusivamente in spagnolo, una decisione artistica che il cantante ha portato avanti con coerenza in tutta la sua carriera.

La performance di Bad Bunny al Super Bowl LX arriva in un momento di tensione crescente tra l’artista e l’amministrazione Trump. Solo sette giorni prima, durante la cerimonia dei Grammy dove ha trionfato portandosi a casa tre statuette incluso il prestigioso Album of the Year, il cantante aveva pronunciato le paroleICE Out” dal palco, un chiaro riferimento all’agenzia federale per l’immigrazione e le dogane. Una dichiarazione che lo ha posto in aperta opposizione alle politiche migratorie del presidente, creando un precedente che ha reso l’esibizione al Super Bowl ancora più carica di significato politico.

Durante lo show, Bad Bunny ha scelto di non menzionare direttamente ICE o temi immigrazione, concentrandosi invece su un messaggio di inclusione e unità. I suoi ballerini sono entrati in campo portando le bandiere dei paesi del Nord e Sud America, un simbolo visivo potente di connessione continentale. Alle loro spalle, un cartellone gigante campeggiava con la scritta: “L’UNICA COSA PIÙ POTENTE DELL’ODIO È L’AMORE“. In un momento particolarmente significativo, il cantante ha sollevato un pallone da football su cui era scritto “INSIEME, SIAMO AMERICA“.

Trump ha definito l’intera esibizione come “niente di ispirazionale, solo un casino di halftime show” e “uno schiaffo in faccia al nostro Paese“. Parole pesanti che rivelano quanto il tema della lingua e dell’identità culturale sia diventato un terreno di scontro nell’America contemporanea. La scelta di Bad Bunny di cantare solo in spagnolo non è una provocazione fine a se stessa, ma una rivendicazione artistica e identitaria che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, dimostrando che la musica può superare le barriere linguistiche.

Prima dell’evento, la Casa Bianca aveva diffuso un comunicato del presidente che augurava il meglio agli atleti e agli allenatori dei New England Patriots e dei Seattle Seahawks impegnati nella finale. Curiosamente, il messaggio non faceva alcun riferimento all’halftime show, un silenzio che con il senno di poi appare quantomeno eloquente. Forse già allora si intuiva che la performance di Bad Bunny avrebbe generato reazioni divisive.

L’artista portoricano porta con sé non solo il talento riconosciuto dall’industria musicale globale, ma anche un bagaglio di eredità culturale che lo lega indissolubilmente alla comunità latina degli Stati Uniti. La sua presenza sul palco più importante dello sport americano rappresenta un momento simbolico per milioni di persone che si riconoscono in quella lingua e in quella cultura. Un momento che evidentemente non è stato gradito dall’inquilino della Casa Bianca.

Questa non è la prima volta che un halftime show del Super Bowl genera polemiche. In passato, esibizioni di artisti come Janet Jackson, Beyoncé e Shakira hanno scatenato dibattiti su temi che andavano ben oltre la musica. Ma lo scontro tra Bad Bunny e Trump assume contorni particolari proprio perché si inserisce in una frattura culturale e politica che attraversa l’America di oggi, dove la lingua che parli e le bandiere che sventoli possono diventare dichiarazioni politiche cariche di conseguenze.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.