Lavorare su opere già edite non è mai semplice, specialmente quando è lo schermo a reclamare storie profonde e complesse per il proprio pubblico. Adattare è sempre un compito delicato, sia perché non bisogna deludere i fan delle opere originali, sia perché è fondamentale consegnare agli spettatori una produzione narrativamente degna del nome che porta. Per questa ragione, il progetto legato alla serie di Percy Jackson ha saputo convincere senza particolari difficoltà sin da subito: Rick Riordan, autore della saga, contribuisce attivamente alla stesura e alla produzione dello show – e se prima si poteva vedere nelle scelte principali, oggi lo si vede anche nella gestione degli sviluppi di una storia che ha ancora molto da raccontare.
La seconda stagione di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, incentrata su Il mare dei mostri, cresce insieme ai suoi volti di punta e cerca di entrare senza paura nel cuore della narrazione. Il fantasy diventa elemento cruciale, oltre alla componente drammatica legata ai personaggi e alle loro relazioni: c’è un viaggio da compiere, una missione importante all’orizzonte e un sapore epico che si percepisce con maggior convinzione puntata dopo puntata. Coming of age e avventura si mescolano di continuo, esaltando la caratterizzazione dei personaggi e le performance dei ragazzi coinvolti nelle vicende. Forse manca qualche guizzo per rendere la serie un must assoluto, ma se ci si aspetta un feeling vicino a quello della saga originale, la missione può dirsi compiuta.
Crescere non è mai facile

Più che una stagione di passaggio, Il mare dei mostri è un percorso obbligato verso qualcosa di più grande. Una prova da superare, l’ennesima, per poter crescere davvero. Lo percepiscono gli stessi protagonisti, immersi in un abisso di emozioni contrastanti: nei loro occhi si leggono rabbia e terrore, dubbio e speranza, ma le risposte tardano ad arrivare. Del futuro non v’è certezza: il viaggio di Percy e dei suoi compagni permette di concentrarsi meno sul peso di certe responsabilità e molto più sul qui e ora, dando la possibilità di esplorare a fondo sentimenti e pensieri in circolo. Ogni tappa mescola come può la componente drammatica e di formazione con elementi epici e giochi di associazione mitologici, tra figure celebri e volti noti. Emergono anche diverse sezioni action, che pur mantenendo la loro coerenza interna non brillano come dovrebbero e spesso smorzano l’atmosfera con una resa tutt’altro che ottimale.
A compensare alle solite lacune ci pensa un ritmo decisamente più serrato, capace di intrattenere e anche di divertire in più di un’occasione durante il racconto. Peccato che la resa d’insieme sia meno ispirata del previsto, complici scelte stilistiche poco coraggiose, per quanto oculate. Forse si sarebbe potuto lavorare con più attenzione nel tenere alto il pathos, ma si tratta pur sempre di una serie per ragazzi che ha ancora abbastanza tempo e spazio per correggere il tiro in corso d’opera. Il mondo è ricco di spunti e potenzialità da sfruttare: basta non temere l’ignoto. Un tentativo che si è visto soprattutto nella scrittura, che pur puntando al divertimento prova spesso a sorprendere con i suoi pericoli e le sue sorprese. Non si avverte mai una reale tensione, ma l’intrattenimento non manca.
Un passo importante

Tra riflessioni passate e presenti, la crescita dei ragazzi si sviluppa lungo una linea sottile, che spinge a muoversi con la massima prudenza. Forse solo i più temerari avrebbero il coraggio di spingersi davvero oltre l’ostacolo, ma si tratta di una produzione Disney che ha come unico scopo quello di approfittare dell’opera finché sarà possibile, unendo pubblici vecchi e nuovi in un’avventura che valga la pena scoprire. Si può dire che Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, in questa seconda stagione, rafforzi le basi costruite in passato per poter procedere sempre più leggero andando avanti. Lo richiede la saga, del resto, che con i prossimi capitoli alzerà la posta in gioco e il rischio per tutte le parti coinvolte nel progetto.
Ci si sente rassicurati da un’ottima fedeltà di fondo (forse quello che più interessa a chi seguirà con maggior attenzione la serie), ma non si percepisce mai una vera sfida – e forse va bene così. Tra passato e futuro brilla un presente di conferme ed evoluzioni, che sfrutta tutto quel che può del materiale di partenza per costruire una serie avvincente. A brillare sono soprattutto i personaggi, la loro chimica e le scelte che i loro interpreti fanno per trasporre al meglio personaggi tanto amati su schermo. Meglio evitare critiche troppo eccessive, com’è giusto fare con i ragazzi che hanno ancora tanta strada da fare. La serie funziona, sta già preparando la terza stagione e continua a crescere in maniera sana e tranquilla, senza troppe pretese ingombranti.
La saga che è nata per avvicinare i ragazzi alla mitologia fa il suo dovere, molto più di qualsiasi altro esperimento finora, e merita di proseguire la propria personalissima scalata verso il successo.



