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L’acclamata serie Netflix, vero fenomeno di costume, segue le famiglie più prestigiose dell’alta società mentre presentano le loro giovani debuttanti all’inizio della stagione mondana, un periodo dedicato alla ricerca di un matrimonio che, idealmente, rafforzi la loro posizione sociale. Ogni stagione vede protagonista una nuova coppia, con prospettive e tematiche differenti che ruotano sempre intorno all’idea di un legame da costruire o da sugellare attraverso l’unione (sentimentale, corporea, comunicativa).

Le discussioni sorprendentemente consapevoli su diverse questioni femministe che attraversano la serie risultano ancora attuali a distanza di duecento anni e mettono in luce molti dei problemi che le donne continuano ad affrontare oggi. Affrontiamo quindi una prospettiva analitica che guardi alle donne protagoniste della serie, alle loro visioni e alle loro evoluzioni nel contesto della serie.

Daphne

Una scena di Bridgerton – ©Netflix

Daphne Bridgerton è una combinazione affascinante di dolcezza e determinazione: crede nell’amore e sogna un matrimonio da favola, ma è anche pronta a esprimere le proprie opinioni, per quanto possano risultare scomode agli uomini che la circondano. Poco prima di colpire (meritatamente) Berbrooke con tale forza da farlo cadere a terra, lo informa che non lo sposerà. Non offre spiegazioni, non propone compromessi né si scusa per non aver assecondato i suoi desideri: gli dice semplicemente cosa farà, senza lasciargli spazio di replica. Questo momento dice molto sul modo in cui molte donne del XXI secolo continuano a minimizzare l’impatto del proprio linguaggio.

Il rifiuto categorico di Daphne di sposare Berbrooke è fonte di ispirazione nella sua potente semplicità. Dimostra che le donne non hanno bisogno di brandire spade per essere forti e che credere in se stesse: difendere ciò che sentono profondamente è uno degli atti più potenti che esistano. Per tutta la serie, Daphne continua a esprimere le proprie opinioni anche quando gli uomini cercano di dirle cosa fare e come sarà il suo futuro. La sua determinazione, ai loro occhi, è fastidiosa e inutile, eppure lei persiste fino a ottenere ciò che desidera, nonostante i continui rifiuti dei fratelli e del promesso sposo. Non è rivoluzionario, forse, ma è importante.

Eloise

Una scena di Bridgerton – ©Netflix

La sorella minore di Daphne, Eloise Bridgerton, è apertamente e dichiaratamente femminista. Sebbene non le venga ancora richiesto di cercare seriamente marito fino al suo ingresso ufficiale nella società l’anno successivo, familiari e amici si interrogano costantemente sul perché non sembri interessata a ricevere una proposta di matrimonio. I commenti sono incessanti, così come la risposta di Eloise: desidera una vita che la realizzi, fatta di scrittura e studi universitari, piuttosto che di matrimonio e maternità. È un tema che le donne affrontano da generazioni, poiché la società patriarcale tende a sostenere che una vita piena, al di fuori della famiglia tradizionale, non abbia senso.

Come può una donna sentirsi realizzata senza un marito? Come può essere felice senza figli? La risposta è semplice: ogni persona è diversa e ciò che la realizza varia profondamente. La bellezza del femminismo – e della visione di Eloise – sta nel riconoscere che alcune donne aspirano a essere mogli e madri, mentre altre no. Entrambe le scelte sono valide e meritano di essere celebrate allo stesso modo. Eloise comprende che Daphne desidera sposarsi per amore e avere una famiglia e, sebbene inizialmente la critichi per le sue “basse aspirazioni”, arriva poi a riconoscere che Daphne sarebbe felice con un marito e dei figli tanto quanto lei lo sarebbe con una laurea e una carriera letteraria. Anche nel XXI secolo persiste una forte pressione sociale verso il matrimonio e la maternità, riassunta nella domanda sempre presente: “Quando ti sistemi?”.

Non più intatta

Una scena di Bridgerton – ©Netflix

Un terzo problema sollevato da Bridgerton riguarda il modo in cui il valore di una donna viene giudicato in base alla sua attività sessuale. Nella serie, le debuttanti devono essere vergini fino alla prima notte di nozze, e Daphne è costantemente attenta a evitare situazioni ambigue quando si trova da sola con un uomo, per timore che ciò possa generare pettegolezzi sulla sua reputazione. Nigel Berbrooke, uno degli antagonisti principali, fa commenti spregevoli nel secondo episodio, affermando che se Daphne e Simon avessero avuto rapporti prima del matrimonio, Daphne sarebbe ormai “rovinata e non più intatta” (non è difficile capire perché la sua sconfitta fisica sia stata accolta con tanta soddisfazione). Sebbene nella nostra società questo atteggiamento sia meno esplicito, resta comunque evidente la disparità con cui uomini e donne, a parità di comportamenti sessuali, vengono giudicati dai loro pari, sia in Bridgerton sia oggi. Un uomo sessualmente attivo, nel peggiore dei casi, non viene considerato “inferiore” per questo; nel migliore, viene addirittura ammirato.

Per le donne accade l’esatto contrario. Le discussioni sulla reputazione e sulle aspettative sociali presenti nella serie rispecchiano conversazioni ancora attuali. In questo contesto, scopriamo che Marina, uno dei personaggi principali, è incinta e che il padre del bambino è lontano, impegnato a combattere in guerra. Questa situazione compromette quasi irreparabilmente la sua posizione sociale: nessun potenziale marito è disposto a sposarla e viene progressivamente esclusa dalla vita mondana. Le madri adolescenti e le giovani madri single sono spesso stereotipate come irresponsabili (una visione che sminuisce l’enorme responsabilità e il coraggio richiesti per crescere un figlio da sole). I genitori single, indipendentemente dall’età, dovrebbero essere celebrati per la loro forza. Ancora una volta, Bridgerton riflette la nostra società, concentrandosi su quanto una situazione non sia “conforme alle aspettative” invece che sul coraggio che essa richiede.

Nuove traiettorie

Una scena di Bridgerton – ©Netflix

Il mondo Regency di Bridgerton ha conquistato il pubblico fin dal suo debutto, fondendo il romanticismo storico con una sensibilità profondamente moderna. Con il progredire della serie, ogni stagione introduce nuove traiettorie narrative, sviluppi dei personaggi e spunti di riflessione sociale. L’ultimo capitolo, la terza stagione, è stato accolto da molti come il più femminista di sempre, ed ecco perché.

Fin dall’inizio, Bridgerton ha messo in scena donne alle prese con le complessità dell’amore, del dovere e delle aspettative sociali. Tuttavia, la terza stagione compie un passo ulteriore, ponendo l’autonomia femminile al centro del racconto. In questo capitolo, le protagoniste non si limitano a reagire agli eventi che le circondano, ma agiscono attivamente per plasmare il proprio destino.
Penelope Featherington emerge finalmente in primo piano, non più soltanto la giovane timida nascosta dietro lo pseudonimo di Lady Whistledown. Il suo passaggio da osservatrice silenziosa a protagonista consapevole e determinata testimonia la sua resilienza e intelligenza. L’arco narrativo di Penelope sottolinea l’importanza della scoperta di sé e il coraggio necessario per mettere in discussione le norme sociali imposte.

Nessuno al posto tuo

Una scena di Bridgerton – ©Netflix

La terza stagione amplia la propria visione femminista offrendo rappresentazioni plurali della femminilità. L’introduzione di Kate Sharma e della sua famiglia non solo arricchisce il tessuto culturale della serie, ma porta in primo piano storie di donne provenienti da contesti diversi che affermano con forza la propria agency. L’assertività di Kate e la sua mentalità strategica mettono in discussione l’idea di una femminilità necessariamente passiva, mostrando un ventaglio più ampio di forme di forza, autodeterminazione e resilienza.

Le questioni femministe sollevate dalla serie, purtroppo, non appartengono solo all’epoca raccontata, ma si estendono fino ai giorni nostri. La rappresentazione delle madri single e il giudizio sociale sulle donne sessualmente attive restano in larga parte invariati, a dimostrazione di quanto il cammino verso un reale cambiamento sia ancora lungo. Tuttavia, se dovessimo trarre due messaggi centrali da questa splendida serie, sarebbero questi: hai sempre il diritto di parlare per te stessa e di essere ascoltata, e solo tu puoi decidere cosa ti realizza davvero. Non permettere a nessun altro di farlo al posto tuo.

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Ilaria Franciotti ha conseguito la laurea triennale in DAMS, la laurea magistrale in Cinema, televisione, produzione multimediale e il master in Studi e politiche di genere all’Università degli Studi Roma Tre. Si occupa di narratologia e drammaturgia del film, gender studies, horror studies, cinema e serie TV delle donne. Insegna analisi e storia del cinema e teoria e pratica della sceneggiatura. Ha collaborato con Segnocinema, è redattrice di Leggendaria e collaboratrice di The Post Internazionale, e ha scritto per diverse riviste di cinema (tra cui Marla e Nocturno). È autrice di Maleficent’s Journey (Il Glifo, Roma 2016), A Brave Journey. Il viaggio dell’Eroina nella narrazione cinematografica (Ledizioni, Milano 2021), ed è curatrice e coautrice di La voce liberata. Nove ritratti di femminilità negata (Chipiùneart, Roma 2021). Dal 2023 è curatrice del podcast Ilaria in Wonderland, interamente dedicato al cinema horror.