Qual è la natura della violenza?
Perché è più facile odiare che perdonare e amare?
E la fame di vendetta, da dove nasce? Cosa la alimenta?
C’è un modo per redimersi?
Tanti interrogativi, dubbi esistenziali, un mix di bramosia, vendetta e necessità di comprendere quale sia il “proprio posto nel mondo” sono una manna dal cielo per gli autori di manga seinen e i protagonisti delle loro opere. Da Gatsu in Berserk a Eren de L’Attacco dei Giganti, domande di questo tipo affollano le menti di innocenti, spesso bambini, catapultati troppo in fretta nel mondo reale. Spogliati della loro infanzia, costretti a fare i conti con sentimenti ed emozioni apparentemente impossibili da elaborare.
E così, finiscono per interiorizzarle. C’è chi offre il suo cuore per sconfiggere il nemico, c’è chi combatte perché è tutto ciò che sa fare, c’è chi rincorre sino in capo al mondo i suoi nemici, divorato dal desiderio di vendetta. E sarà proprio quest’ultima il motore della storia narrata dal sensei Makoto Yukimura, ospite d’eccezione al Comicon Napoli 2026 e autore di una perla rara qual è Vinland Saga, edita Star Comics e giunta al termine nel luglio del 2025.
Ma chi è Thorfinn?

Thorfinn, figlio di Thors, è l’abitante di un piccolo villaggio norreno. Il bambino vive una vita serena, circondato da amore, ascoltando storie di eroi e sognando il Valhalla. Vede nella guerra promessa di gloria, un destino naturale per un guerriero. Finché un giorno una tragedia getta nel baratro il suo mondo di cristallo: Thors, caduto vittima di un’imboscata, offre il suo corpo al nemico per salvare suo figlio e i compagni.
Un uomo migliore, un uomo che Askeladd non potrà mai diventare.
Eppure, la morte di Thors non appare onorevole agli occhi del piccolo Thorfinn: è solo un bambino, e non può fare a meno di vivere intensamente le emozioni che gli si palesano davanti. Dolore, angoscia, paura, rabbia, desiderio di vendetta. Thorfinn cresce nel risentimento, solo e infuriato, e trova una sola ragione per vivere: uccidere l’uomo che gli ha tolto ciò che di più caro aveva al mondo. Askeladd.
Poi, però, quando è qualcun altro a piantare un paletto nel cuore del fondamento del suo tormento, il giovane si sente… perso. Spogliato del suo obiettivo, si ritrova spiazzato, un guscio vuoto in caduta libera. Prima viveva aggrappandosi all’idea di vendetta, ma ora che Askeladd non c’è più, cosa farà?
Tutta quella rabbia, l’odio, a cosa sono serviti?
Ha senso esistere se non vi è più uno scopo?

Il mondo, creazione divina di Dio, è così pieno d’amore… eppure non c’è amore nei cuori degli uomini.
Thorfinn diventa sì un guerriero, ma anche un prigioniero: della rabbia, del passato, del desiderio di sangue e morte. Un eroe tragico, come Eren, come Gatsu. E la forza dell’opera di Yukimura sta proprio nel presentarci personaggi veri, reali: il mangaka osserva la natura umana senza retorica, mostrandoci quanto siamo attratti dal conflitto, quanto desideriamo la guerra. L’essere umano che brama la lotta come strumento di identità.
E questo antico meccanismo non è distante dalla nostra storia moderna. Le immagini dei giovani che partivano entusiasti per la Prima e la Seconda guerra mondiale trovano eco nella vicenda di Thorfinn, nel suo combattere per esistere.
Innegabilmente, il giovane si lascia dapprima attrarre dalla promessa di un futuro glorioso. Le file dinanzi agli uffici di reclutamento erano lunghe centinaia di metri, brulicanti di vita. La stessa vita che lascia i corpi dei giovani soldati, abbandonati a loro stessi, spesso senza addestramento, talvolta nemmeno maggiorenni. Soldati per scelta, divenivano cenere: un tragico incidente, diceva il Capitano. Ma ad oggi sappiamo bene che nulla in guerra accade “per caso”, ed è tutta una conseguenza delle scelte altrui. E Vinland Saga mette in scena questo paradosso con realismo, mostrando la guerra per ciò che realmente è.
Dolore, perdita, tragedia, insoddisfazione. L’umanità non è cambiata affatto, mille anni fa come oggi, continuiamo a fare la guerra, a cercare nemici, a giustificare la violenza con ideali e bandiere.
Chi siamo senza un nemico?

Eppure, sarà lo stesso Thorfinn a percorrere un lungo e tortuoso cammino di redenzione. Attraverso l’orrore comprenderà che la violenza non può essere la risposta a tutto, e che la vendetta non gli avrebbe restituito suo padre. Imparerà ad amare, ad allontanare quel senso di colpa che lo logora.
Questo perché accanto a Thorfinn si muove una galleria di personaggi complessi e memorabili, umani prima di essere guerrieri. Askeladd emerge di sicuro quale una delle figure più affascinanti del manga moderno, il capo mercenario, uno stratega politico, un uomo diviso tra cinismo e astuzia, colui che incarna la lucidità in un mondo dominato dalla brutalità. Crudele e visionario, manipolatore tragico, per molti il vero protagonista della storia. Per tutti, il deus ex machina che inficia sull’esistenza di Thorfinn anche dopo la sua dipartita.
Al polo opposto si colloca Thors, padre di Thorfinn, che ha rifiutato la violenza dopo averla praticata per una vita. E sarà la sua idea di “vero guerriero” a dare – pian piano – un senso all’esistenza del giovane:
il vero guerriero non è colui che uccide, ma colui che protegge la vita.
E se dapprima il guscio vuoto di Thorfinn vaga senza meta, pronto a morire perché spogliato di qualsivoglia ragione per vivere, saranno gli insegnamenti del padre a donargli nuovamente speranza. Vinland, la terra di pace: eccolo l’obiettivo di Thorfinn. Ma esisterà davvero il luogo esente da schiavitù e guerra raccontato da Leif Erikson?
Makoto e il pacifismo

L’uomo schiavo del denaro impugna una frusta e finge di essere il padrone dello schiavo che ha comprato con i suoi soldi. Solo che non se ne rende conto. Tutti sono schiavi di qualcosa.
Se vi aspettate battaglie e mazzate degne di Hokuto no Ken, siete nel posto sbagliato. Vinland Saga è sì una storia di guerra, ma è altresì una storia di pace: anzi, mi correggo, di ricerca della pace. Di uno scopo, di una ragione per vivere.
Lande islandesi, boschi inglesi, sole, nebbia, mare, tempesta, neve. La natura di Yukimura riflette la durezza della vita, la solitudine dell’uomo, la sua lotta contro il destino. E lentamente si dipanerà dinanzi a voi una trama intessuta di sangue e perdita, per poi scoprire un messaggio di speranza. Una speranza che viene dalla volontà di cambiare, di abbracciare il prossimo, di redenzione e perdono.
Ma la pace nasce dai gesti quotidiani, da sacrifici, non all’improvviso: è una lotta perpetua contro le brutture della vita. E’ scegliere di piantare un fiore anziché reciderlo. Dopotutto, Makoto Yukimura stesso ha dichiarato più volte che la sua opera nasce da una visione pacifista radicale: immaginare un mondo in cui l’uomo rifiuti la guerra anche quando gli viene ordinato di combattere, di eseguire, di uccidere.



