Oltre trent’anni dopo averla pronunciata per la prima volta sullo schermo, Matthew McConaughey ha deciso di blindare legalmente la sua frase iconica “Alright, alright, alright“. Non si tratta di un capriccio da star hollywoodiana, ma di una strategia legale precisa per arginare l’ondata di intelligenza artificiale che minaccia di clonare voci e volti delle celebrità senza alcuna autorizzazione. Il premio Oscar ha ottenuto l’approvazione di otto domande di brevetto dall’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti negli ultimi mesi, in quella che i suoi avvocati descrivono come una battaglia pionieristica contro l’uso improprio dell’intelligenza artificiale. La mossa arriva in un momento in cui la tecnologia AI permette a chiunque di replicare con precisione inquietante la voce e l’immagine di personaggi pubblici.
La frase Alright, alright, alright è diventata sinonimo di McConaughey fin dal 1993, quando la pronunciò per la prima volta nel ruolo di David Wooderson in Dazed and Confused, film cult di Richard Linklater che lanciò la carriera dell’attore texano. Quella battuta improvvisata sul set è diventata il suo marchio di fabbrica, ripetuta in innumerevoli interviste, apparizioni pubbliche e persino nella cerimonia degli Oscar quando ritirò la statuetta per Dallas Buyers Club. Secondo i documenti depositati presso l’USPTO e visionati dal Wall Street Journal, l’applicazione per registrare il marchio Alright, alright, alright è stata presentata nel dicembre 2023 e approvata nel dicembre 2025. Ma non si tratta solo della frase. I brevetti includono anche un clip video di sette secondi che mostra McConaughey in piedi su un portico, un filmato di tre secondi dell’attore seduto davanti a un albero di Natale, registrazioni audio della celebre frase e persino altri suoi modi di dire caratteristici come “Just keep livin’, right?” seguito da “I mean… What are we gonna do?“.
L’attore ha spiegato le sue ragioni in un’email al Wall Street Journal con parole chiare e dirette: “Io e il mio team vogliamo sapere che quando la mia voce o la mia immagine vengono utilizzate, è perché io ho approvato e autorizzato. Vogliamo creare un perimetro chiaro attorno alla proprietà, con il consenso e l’attribuzione come norma in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale“. Jonathan Pollack, uno degli avvocati di McConaughey dello studio legale Yorn Levine, ha sottolineato l’importanza strategica di questa mossa: “In un mondo in cui vediamo tutti correre per capire cosa fare riguardo all’uso improprio dell’intelligenza artificiale, ora abbiamo uno strumento per fermare qualcuno sul nascere o portarlo davanti a un tribunale federale“.
La questione è tutt’altro che accademica. Mentre esistono già leggi statali sui diritti di pubblicità che proteggono le celebrità dall’uso non autorizzato della loro immagine per vendere prodotti, il panorama dell’intelligenza artificiale ha creato nuove zone grigie legali. La capacità di clonare perfettamente una voce o creare video deepfake convincenti ha reso urgente trovare nuovi strumenti di protezione. Kevin Yorn, un altro membro del team legale di McConaughey, ha ammesso che si tratta di territorio inesplorato: “Non so cosa dirà un tribunale alla fine. Ma dobbiamo almeno testare questa strada“. L’obiettivo è che la minaccia di una causa in tribunale federale possa fungere da deterrente più efficace rispetto alle normative attuali.
McConaughey non è certo l’unico personaggio pubblico a preoccuparsi dell’intelligenza artificiale. Tom Hanks ha lanciato un “annuncio di servizio pubblico” sui social nell’agosto 2024, avvertendo i fan di non farsi ingannare da pubblicità che utilizzavano la sua immagine senza permesso, generate completamente dall’intelligenza artificiale. Il messaggio era chiaro: quella persona sullo schermo poteva sembrare lui, parlare come lui, ma non era lui. Ancora più inquietante il caso di un video pubblicato su YouTube che mostrava apparentemente Taylor Swift difendere un fan del suo Eras Tour da commenti negativi. Il video ha raccolto milioni di visualizzazioni prima che molti si rendessero conto che era interamente generato dall’intelligenza artificiale. La descrizione del video ammetteva candidamente l’uso di “una voce generata dall’AI per narrare una storia ispirata al tono di Taylor Swift“, aggiungendo che non era affiliato né approvato dalla cantante. Eppure, numerosi commenti dimostravano che molti spettatori avevano creduto fosse reale.
Questi episodi evidenziano il cuore del problema: la tecnologia ha superato la capacità del pubblico medio di distinguere il vero dal falso. E mentre le piattaforme social e i legislatori cercano di recuperare terreno, celebrità come McConaughey stanno prendendo l’iniziativa con strategie legali creative. La scommessa dell’attore texano è che i brevetti federali possano offrire una protezione più robusta rispetto alle leggi statali esistenti. Se un’app di intelligenza artificiale o un utente dovesse utilizzare la sua voce o la frase Alright, alright, alright senza autorizzazione, McConaughey potrebbe citarli in giudizio per violazione di marchio registrato in un tribunale federale, con potenziali danni economici significativi e ordini di cessazione immediata.



