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Aprire una newsletter, dare un’occhiata veloce a un messaggio promozionale, controllare le email mentre si è in coda al supermercato. Gesti quotidiani, apparentemente innocui, che si ripetono decine di volte al giorno. Eppure, dietro quella schermata luminosa del vostro smartphone si nasconde un sistema di sorveglianza sofisticato e pervasivo che probabilmente non avete mai notato. Ogni volta che caricate un’email contenente immagini esterne, state inconsapevolmente trasmettendo una serie di informazioni personali a server remoti controllati da aziende di marketing, inserzionisti e giganti tecnologici. Il meccanismo è semplice quanto invasivo: i cosiddetti pixel di tracciamento, minuscole immagini invisibili delle dimensioni di 1×1 pixel, vengono incorporati nel codice HTML delle email che ricevete. Questi web beacon, come vengono chiamati tecnicamente, funzionano come vere e proprie spie digitali. Nel momento in cui aprite il messaggio e il vostro client di posta scarica automaticamente le immagini, il pixel si attiva e invia una richiesta al server del mittente. Questa semplice operazione è sufficiente per rivelare il vostro indirizzo IP, la vostra posizione geografica approssimativa, il tipo di dispositivo che state utilizzando, il sistema operativo, il browser e persino l’orario preciso in cui avete letto quella comunicazione.

Ma non finisce qui. I tracker più evoluti sono in grado di registrare se avete cliccato su determinati link contenuti nell’email, quanto tempo avete dedicato alla lettura, se avete scrollato fino in fondo al messaggio e se, eventualmente, quella interazione ha generato una conversione, ovvero un acquisto o un’iscrizione a un servizio. In pratica, ogni vostra azione viene monitorata, catalogata e utilizzata per costruire un profilo dettagliato delle vostre abitudini, preferenze e comportamenti online. Questa pratica è diventata uno standard consolidato nel mondo del marketing digitale. Le grandi aziende tecnologiche come Google, Meta e innumerevoli agenzie pubblicitarie sfruttano questi dati per ottimizzare le campagne promozionali, segmentare il pubblico con precisione chirurgica e massimizzare i profitti derivanti dalla pubblicità personalizzata. Non è un caso che colossi come Facebook e Google offrano servizi apparentemente gratuiti: il vero prodotto siete voi, o meglio, i vostri dati. La loro principale fonte di guadagno deriva proprio dalla vendita di spazi pubblicitari iper-targetizzati, alimentati da una raccolta capillare di informazioni personali.

Un uomo usa il pc
Un uomo usa il pc – Depositphotos

Di fronte a questo scenario, diverse associazioni per la tutela dei consumatori ed esperti di sicurezza informatica hanno lanciato l’allarme, invitando gli utenti a prendere consapevolezza del problema e ad adottare contromisure efficaci. Fortunatamente, esistono strumenti concreti per arginare questa sorveglianza di massa e riconquistare un margine significativo di privacy nelle comunicazioni digitali. Il primo passo, fondamentale e alla portata di tutti, consiste nel modificare le impostazioni di Gmail per impedire il caricamento automatico delle immagini esterne. Se utilizzate Gmail da desktop, la procedura è intuitiva: accedete alla vostra casella di posta, cliccate sull’icona dell’ingranaggio posizionata in alto a destra e selezionate la voce Vedi tutte le impostazioni. Una volta nella scheda Generali, scorrete fino a individuare la sezione dedicata alle immagini. Qui troverete l’opzione Chiedi prima di mostrare le immagini esterne: attivatela e salvate le modifiche. Da questo momento in poi, Gmail non scaricherà più automaticamente le risorse esterne contenute nelle email, lasciandovi la libertà di decidere caso per caso se autorizzarne la visualizzazione.

Se preferite gestire la vostra posta da smartphone, la procedura è altrettanto semplice. Aprite l’app di Gmail, toccate il menu principale rappresentato dalle tre linee orizzontali, selezionate Impostazioni, scegliete l’account su cui volete intervenire e cercate la voce Immagini. Anche qui potrete attivare l’opzione che blocca il caricamento automatico delle immagini, riducendo drasticamente il rischio di essere tracciati attraverso pixel invisibili incorporati nei messaggi. Questa semplice modifica rappresenta già una barriera significativa contro il tracciamento, ma per chi desidera una protezione più completa è opportuno intervenire anche su altri fronti. La sezione Le mie attività di Google, accessibile all’indirizzo myactivity.google.com, offre una panoramica dettagliata di tutte le informazioni raccolte e archiviate dal vostro account. Qui potete visualizzare la cronologia delle attività web e app, la cronologia delle posizioni e molti altri dati accumulati nel tempo. Attraverso questa interfaccia è possibile disattivare la raccolta di specifiche categorie di informazioni e, soprattutto, programmare l’eliminazione automatica dei dati ogni 3, 18 o 36 mesi, a seconda delle vostre esigenze di privacy.

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Un’altra impostazione cruciale riguarda la pubblicità personalizzata. Accedendo alle preferenze pubblicitarie del vostro account Google, potete disabilitare la profilazione basata sui vostri interessi e comportamenti online, limitando così l’uso dei vostri dati per finalità commerciali. È importante sottolineare che queste modifiche non impediscono completamente a Google di raccogliere dati tecnici necessari al funzionamento dei servizi, ma riducono sensibilmente la quantità di informazioni utilizzate per costruire profili dettagliati a scopo pubblicitario. Per chi cerca una soluzione ancora più radicale, esistono provider di posta elettronica progettati con la privacy come principio fondante. Servizi come Tuta Mail, ad esempio, bloccano automaticamente il caricamento delle immagini esterne per impostazione predefinita e utilizzano la crittografia end-to-end per proteggere il contenuto delle comunicazioni. Questi provider eliminano inoltre automaticamente gli indirizzi IP dalle email in transito, impedendo così la geolocalizzazione degli utenti. Per chi desidera abbandonare definitivamente l’ecosistema Google, cancellare Gmail e migrare verso alternative più rispettose della privacy è diventata un’opzione sempre più considerata.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.