Immagina di essere osservato mentre guardi la televisione. Non da qualcuno che spia dalla finestra, ma dalla televisione stessa. Ogni mezzo secondo, uno screenshot del tuo schermo. Ogni programma, ogni film, ogni accesso a servizi bancari o password inserite: tutto registrato, catalogato, venduto. Non è la trama di un episodio di Black Mirror, ma la realtà che emerge da una denuncia esplosiva partita dal Texas e destinata a scuotere l’industria tecnologica globale. Il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha aperto un fronte legale senza precedenti contro cinque colossi dell’elettronica: Sony, Samsung, LG, Hisense e TCL Technology Group. L’accusa è pesante come un macigno: spionaggio di massa attraverso le smart TV, dispositivi che in Italia sono presenti in oltre 22,5 milioni di abitazioni. Quella che dovrebbe essere una finestra sul mondo dell’intrattenimento si è trasformata, secondo i documenti legali, in uno strumento di sorveglianza domestica su scala industriale.
Al centro della tempesta c’è una tecnologia dal nome tecnico e asettico: Automated Content Recognition, abbreviata in ACR. Il procuratore Paxton non usa mezzi termini per descriverla nel comunicato ufficiale: un invasore digitale invisibile e indesiderato. Il funzionamento è tanto semplice quanto inquietante. Il software cattura screenshot dello schermo televisivo ogni 500 millisecondi, monitora in tempo reale tutto ciò che viene visualizzato e trasmette questi dati ai produttori. Il tutto, sostiene l’accusa, senza che gli utenti ne siano consapevoli o abbiano dato un consenso reale e informato.

Ma cosa significa concretamente questo monitoraggio costante? Non si tratta solo di sapere se preferisci le serie crime o i documentari naturalistici. La tecnologia ACR non distingue tra contenuti di intrattenimento e informazioni sensibili. Quando accedi al tuo conto bancario attraverso l’app della smart TV, quando inserisci password per servizi di streaming, quando visualizzi documenti personali o persino quando sullo schermo appare il feed della videocamera di sicurezza della tua casa: tutto può essere catturato. Consumer Reports, la più grande organizzazione indipendente americana di test sui prodotti, ha confermato questi rischi in un’indagine pubblicata lo scorso ottobre.
Le aziende utilizzerebbero questi dati per un business milionario: la pubblicità personalizzata. Conoscere le abitudini di visione di milioni di utenti vale oro per gli inserzionisti. Ma il procuratore texano va oltre, accusando i produttori di vendere queste informazioni a terze parti, creando un ecosistema di profilazione che sfugge completamente al controllo degli utenti. Un mercato parallelo dei dati dove la merce sei tu, la tua famiglia, le tue abitudini più intime.

La questione assume contorni geopolitici quando Paxton punta il dito specificamente contro Hisense e TCL, due aziende cinesi. Secondo la legge sulla sicurezza nazionale cinese, queste società sarebbero obbligate a fornire i dati raccolti al governo di Pechino se richiesto. “I giorni in cui le aziende tecnologiche cinesi spiano le televisioni degli americani sono finiti“, tuona il procuratore, che ha già ottenuto un’ordinanza restrittiva temporanea contro Hisense. La prima nel suo genere, che vieta alla società di raccogliere, utilizzare, vendere o trasferire dati personali degli utenti texani tramite la tecnologia ACR.
Ma come è possibile che milioni di persone abbiano inconsapevolmente accettato questa sorveglianza? Qui entra in gioco quella che gli esperti chiamano dark pattern, pratiche di design ingannevoli. Secondo i documenti legali, le aziende attiverebbero la tecnologia ACR durante la configurazione iniziale della TV, nascondendo le opzioni di disattivazione in menu complessi e usando un linguaggio legale incomprensibile. Nel caso di Samsung, l’accusa sostiene che i consumatori non abbiano mai accettato consapevolmente il sistema chiamato Samsung Watchware. L’adesione avverrebbe con un solo clic durante la configurazione iniziale, mentre disattivarla richiederebbe decine di passaggi attraverso menu frammentati.

La denuncia del Texas invoca la violazione del Deceptive Trade Practices Act, la legge statale che protegge i consumatori da pratiche commerciali ingannevoli. Le sanzioni potrebbero essere devastanti: fino a 10mila dollari per singola violazione, che salgono a 250mila dollari quando le vittime sono persone over 65. Considerando che si parla di milioni di dispositivi, i numeri potrebbero raggiungere cifre astronomiche. Ma al di là delle sanzioni economiche, il procuratore chiede provvedimenti cautelari immediati per bloccare la raccolta, la condivisione e la vendita dei dati durante l’intero procedimento legale.
Le aziende chiamate in causa hanno scelto il silenzio. Sony, LG e Hisense hanno confermato di non voler commentare, trincerandosi dietro la prassi di non discutere questioni legali in corso. Samsung e TCL non hanno rilasciato dichiarazioni. Un silenzio assordante che contrasta con la gravità delle accuse e che lascia milioni di utenti nel dubbio. Il fenomeno delle smart TV è stato largamente sottovalutato dai regolatori di tutto il mondo. A livello globale, 665 milioni di abitazioni hanno almeno una smart TV, cifra destinata a superare il miliardo nel 2026. In Italia, come detto, i dispositivi connessi hanno raggiunto i 22,5 milioni. Numeri che rendono questa tecnologia uno degli strumenti di raccolta dati più pervasivi mai creati, eppure fino ad oggi sostanzialmente ignorato dalle autorità di protezione dei consumatori e della privacy.

Consumer Reports ha creato una guida dettagliata per disattivare la tecnologia ACR sui vari modelli di smart TV, ma avverte: non è possibile interrompere completamente la raccolta dati, solo ridurla. Le opzioni di privacy sono spesso sepolte in menu complessi, e in alcuni casi è necessario accettare determinate policy per poter utilizzare funzionalità base del televisore. Un ricatto implicito: o accetti la sorveglianza, o il tuo costoso dispositivo diventa un semplice schermo muto. La questione solleva interrogativi che vanno ben oltre il caso texano. Se queste pratiche sono reali negli Stati Uniti, cosa accade in Europa e in Italia? Le normative sulla privacy dell’Unione Europea, considerate tra le più stringenti al mondo con il GDPR, dovrebbero in teoria proteggere i consumatori europei. Ma le smart TV vendute nel vecchio continente utilizzano le stesse tecnologie ACR? Gli utenti italiani sono davvero informati e hanno davvero acconsentito?
La denuncia di Paxton potrebbe essere solo l’inizio di una battaglia legale globale. Altri stati americani potrebbero seguire l’esempio del Texas, e l’eco potrebbe arrivare fino alle autorità europee. Il caso ricorda quello che accadde con i cookie di tracciamento sul web: per anni ignorati, poi improvvisamente al centro di un terremoto regolatorio che ha cambiato Internet. Intanto, mentre avvocati e procuratori preparano le loro arringhe, in milioni di case la televisione continua a guardare chi la guarda. Ogni 500 millisecondi, uno screenshot. Ogni sera, migliaia di dati raccolti. La tecnologia che doveva semplificarci la vita si è trasformata in un occhio sempre aperto sul nostro privato. E la domanda che resta sospesa è semplice quanto inquietante: se spegni la TV, smette davvero di osservarti?
