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Preparatevi a mettere in piazza la vostra vita digitale. Se state pianificando un viaggio negli Stati Uniti, anche solo per una settimana di vacanza a New York o un tour della California, l’amministrazione Trump ha in serbo per voi una sorpresa tutt’altro che piacevole. La nuova proposta del Dipartimento della Sicurezza Interna prevede che tutti i richiedenti del visto turistico, italiani compresi, dovranno fornire obbligatoriamente la cronologia completa della propria attività sui social media degli ultimi cinque anni. Non più una richiesta opzionale, come avviene oggi, ma un requisito vincolante per mettere piede sul suolo americano.

La notizia, contenuta in un documento ufficiale depositato mercoledì scorso, rappresenta un cambio di paradigma radicale per chi viaggia dall’Europa. Fino ad oggi i cittadini di 42 Paesi alleati, tra cui tutti i membri dell’Unione Europea, potevano beneficiare del programma di esenzione dal visto: bastava compilare online l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization), pagare 40 dollari e fornire dati basilari come indirizzo email, numero di telefono e un contatto d’emergenza. I social media erano una voce opzionale che la stragrande maggioranza ignorava. Con le nuove disposizioni, quella casella diventerà obbligatoria e il controllo si estenderà indietro nel tempo per un lustro intero.

Ma non finisce qui. La proposta prevede un ampliamento sostanziale delle informazioni richieste che va ben oltre i post su Facebook o le stories di Instagram. Chi vorrà visitare gli States dovrà dichiarare tutti i numeri di telefono utilizzati negli ultimi cinque anni, tutti gli indirizzi email degli ultimi dieci anni, fornire i nomi completi dei familiari (genitori, coniuge, fratelli e figli) con relative date e luoghi di nascita, i loro numeri di telefono e indirizzi di residenza. Come se si trattasse di un’indagine di intelligence piuttosto che di una pratica per andare a Disneyland.

L’invasività raggiunge l’apice con la richiesta di dati biometrici: non solo un selfie per verificare l’identità, ma anche impronte digitali, scansioni dell’iride e persino il DNA. Gli esperti di privacy stanno già gridando all’allarme, sottolineando come questa mole di informazioni personali sensibili, una volta consegnata alle autorità statunitensi, potrebbe essere conservata, analizzata e potenzialmente utilizzata in modi che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare. Gli indirizzi IP e i metadati delle foto inviate elettronicamente saranno anch’essi raccolti, creando un profilo digitale completo di ogni singolo viaggiatore.

Il documento federale prevede anche cambiamenti tecnologici significativi. Il sito web attualmente utilizzato per le richieste ESTA potrebbe essere dismesso, costringendo tutti a utilizzare esclusivamente un’applicazione mobile. Questa app non servirà solo per la registrazione iniziale, ma introdurrà anche una funzione di “uscita volontaria” dagli Stati Uniti: i viaggiatori dovranno caricare un selfie e autorizzare la geolocalizzazione per certificare di aver effettivamente lasciato il territorio americano. Un sistema di controllo che accompagna il visitatore dall’arrivo alla partenza, monitorandone ogni movimento.

Il tempo stimato per completare la nuova procedura? Ben 22 minuti tramite app mobile, contro i 4 minuti attuali via sito web. E il Dipartimento stima che circa 14,5 milioni di persone dovranno passare attraverso questo processo ogni anno. I tempi di compilazione si moltiplicano, la complessità aumenta, ma soprattutto cresce esponenzialmente la quantità di informazioni private che dovrete condividere con un governo straniero per il semplice piacere di visitare un paese. Le tempistiche di introduzione non sono ancora definitive. Il documento è soggetto a un periodo di consultazione pubblica di 60 giorni, durante il quale cittadini, organizzazioni e governi possono presentare osservazioni e proposte di modifica. L’ultimo giorno utile per inviare commenti è il 9 febbraio 2026, dopo di che l’Office of Management and Budget dovrà dare l’approvazione finale. Gli esperti stimano che, salvo ripensamenti, le nuove regole potrebbero entrare in vigore gradualmente a partire dal secondo trimestre del 2026.

Le reazioni in Europa sono un misto di incredulità e preoccupazione. Per i cittadini italiani, abituati a considerare gli Stati Uniti una destinazione accessibile e relativamente semplice da visitare, questo rappresenta un cambio di mentalità. Dovranno ripensare a cosa hanno scritto sui social negli ultimi cinque anni, a quali gruppi hanno partecipato, a quali contenuti hanno messo mi piace. Quel commento politico di tre anni fa, quella foto a una manifestazione, quella battuta sarcastica su un tema sensibile: tutto potrebbe finire sotto la lente di ingrandimento della Customs and Border Protection. Si pone anche una questione pratica non banale: cosa succede se nel frattempo avete chiuso un account social, o cambiato numero di telefono senza ricordare quello vecchio? Come si recupera la cronologia di un profilo Facebook cancellato due anni fa? E se avete utilizzato nickname o pseudonimi? Il livello di dettaglio richiesto presuppone che ogni persona abbia mantenuto un archivio perfetto della propria vita digitale degli ultimi cinque anni, cosa che nella realtà quotidiana ben pochi fanno.

C’è poi il tema della reciprocità. Se gli Stati Uniti richiedono questo livello di controllo ai cittadini europei, cosa impedirebbe all’Unione Europea di rispondere con misure analoghe per i turisti americani? Potremmo assistere a una escalation di requisiti sempre più invasivi che trasformerebbero il semplice atto di viaggiare in un percorso a ostacoli burocratico e privacy-violante. Il turismo internazionale, già messo a dura prova dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche, potrebbe subire un altro duro colpo. I dati economici parlano chiaro: il flusso di turisti europei verso gli Stati Uniti ha già mostrato segni di rallentamento negli ultimi anni. Le prenotazioni dall’Italia sono in calo, i prezzi dei voli sono diminuiti anche del 60% su alcune rotte per mancanza di domanda. Se a questo si aggiunge l’ostacolo psicologico e pratico di dover consegnare cinque anni di vita digitale, è lecito aspettarsi che molti sceglieranno destinazioni alternative dove la burocrazia è meno invasiva e il rispetto della privacy più garantito.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.