La sola immagine di un passerotto che esclama la propria ansia da un ramo racchiude già l’essenza di False Knees, webcomic creato dal canadese Joshua Barkman e pubblicato in Italia da Gigaciao. Come nelle migliori favole moderne, qui sono gli animali a parlare, e quando lo fanno, la realtà si capovolge. Barkman ci invita in un mondo dove picchi, oche, corvi e scoiattoli discutono di vita e di morte con lo stesso candore di una giornata d’estate.
Le illustrazioni realizzate a matita, inchiostro e gouache, donano alle vignette un’atmosfera delicata e naturale, quasi da acquerello, come quadri visti da lontano.
Ed è lì, a nostro avviso, la forza del fumetto. La ritrovi nei colori tenui e nei dettagli realistici dei paesaggi, nei cieli all’alba, nei boschi autunnali o nella neve che cade silenziosa, creando uno sfondo poetico che esalta per contrasto l’assurdità pungente dei dialoghi. Non aspettatevi però un cartone animato spensierato. False Knees è piuttosto una raccolta di micro-fiabe ironiche e malinconiche, in cui l’umorismo convive con una sottile nostalgia, altrimenti il legame tra Barkman e il Canada non esisterebbe.
Potremmo definirlo un Calvin & Hobbes in salsa metafisica o un The Far Side dal cuore tenero. Ogni striscia è autonoma, ma tutte insieme compongono un viaggio emotivo attraverso la comicità e il paradosso, alla scoperta, sotto le piume e il pelo degli animali, di un’umanità intensa e autentica, di cui l’autore si fa portavoce per chiedere scusa agli altri esseri viventi.
Piccole creature, grandi verità

In False Knees non c’è una trama unitaria né due soli personaggi principali. C’è un intero bestiario di piccoli protagonisti. Eppure, ogni animale di Barkman incarna un frammento di noi.
Attraverso uccellini colorati e altre creature del bosco, l’autore dà voce a pensieri irridenti, ansiosi e bizzarri che rispecchiano le nostre manie quotidiane. Ci sono lo scoiattolo accumulatore seriale di provviste, l’oca vanitosa e prepotente, il corvo dal temperamento collerico, la cinciallegra ingrata e disillusa, il gufo schivo afflitto da ansie sociali. Ognuno di loro è straordinariamente realistico nel tratto, ma quasi troppo umano nei comportamenti. Insieme, queste piccole voci dipingono i tanti volti della nostra solitudine e follia quotidiana.
Barkman ostenta una scorza di ironia animalesca, ma conserva sogni infranti e insicurezze dietro ogni battuta pungente dei suoi protagonisti pennuti. Vediamo ad esempio il contrasto tra due picchi. Uno cerca di fare il saggio zen consigliando di “vivere nel presente”, ma l’altro lo travolge con un elenco grottesco di possibili catastrofi: folgorato da un filo elettrico, investito da un camion, mangiato da un lupo.
La situazione precipita in un dialogo esilarante sull’ansia esistenziale, in cui la saggezza iniziale si sgretola di fronte a paure fin troppo riconoscibili. Da un lato c’è l’istinto animale di sopravvivenza, dall’altro le nevrosi tutte umane di chi non riesce a smettere di tormentarsi.
È in questi scambi improbabili che il lettore si specchia passo dopo passo, scoprendo verità emotive nascoste dietro le risate. Il meme “Fa ridere ma anche riflettere” si sposa meglio di qualsiasi recensione a quest’opera.
Battute tra i rami

L’habitat naturale di False Knees sono le foreste, i cieli aperti, i giardini suburbani dove gli animali vivono le loro avventure minimali. Il fumetto scivola tra albe nebbiose e notti stellate, seguendo il ciclo delle stagioni con occhio attento ai dettagli.
Barkman ama prendere lunghi silenziosi cammini nella natura e osservare il mondo selvatico, e questa sensibilità permea ogni tavola. Così, ci ritroviamo a vagare con lui tra rami e foglie, come in un bizzarro rito di birdwatching filosofico. E, come abbiamo appreso a Lucca, osservare la natura è uno dei suoi hobby preferiti. Ancora il Canada sullo sfondo.
Le ambientazioni bucoliche fanno da cornice a gag surreali e paradossali. Un esempio. Un passerotto dal petto giallo osserva estasiato il panorama autunnale sussurrando “Che bellissimo posto”. Un istante dopo, una foglia secca cade dal ramo, preludio dell’inverno, e lui, con un guizzo di disappunto molto umano, sbotta: “Fanculo, vado in Messico”.
In poche vignette, l’idillio pastorale si infrange nell’umorismo schietto. La migrazione degli uccelli viene tradotta in una fuga comica, quasi fosse la decisione di un turista spazientito. Queste battute tra i rami ci fanno ridere di gusto, ma sullo sfondo lasciano intravedere un tema universale. Il disincanto di fronte al cambiamento e l’eterna ricerca di un posto migliore. Crogiolandosi tra assurdo e realtà, il fumetto offre un equilibrio perfetto tra umorismo ed esistenzialismo, tra scherzo visivo e quieta contemplazione.
Nel 1997, un disilluso Philip Roth regalò al mondo Pastorale Americana e False Knees è, forse, il suo contraltare fumettistico.
Anche Pierrot ha le ali

Tra una risata e l’altra, False Knees non dimentica di toccare il cuore. Dietro ogni scenetta apparentemente assurda si cela una scintilla di verità emotiva. Spesso ce ne accorgiamo a tradimento. Prima ridiamo, poi all’improvviso sentiamo un piccolo brivido di tenerezza. In una vignetta, ad esempio, un minuscolo uccellino nero lancia il suo canto stridulo nel cielo notturno. Le onomatopee riempiono il fumetto di “AAAAGGHH” e “RRRLZGG”, ma la didascalia finale, poetica e malinconica, recita che quel pennuto “cantò dolcemente nell’indifferente vastità del nulla”. Ecco servito il cortocircuito tipico di Barkman.
Comicità nonsense e suggestione lirica che si fondono in un’unica immagine. Quel canto nel vuoto fa sorridere per la sua stramberia, ma evoca anche la condizione di ciascuno di noi di fronte al cosmo. Piccoli esseri che gridano il proprio esistere nell’universo indifferente.
L’amore per questi animali fragili emerge nei momenti più impensati. Una tazza di caffè caldo condivisa sul ramo all’alba, uno sguardo solidale tra due uccelli dopo una tempesta, un gesto di conforto muto in mezzo al temporale.
A volo d’aquila sul Canada

False Knees non è un concentrato di cinismo, tutt’altro. Pur nell’irriverenza e nel sarcasmo, si respira spesso un sentimento pudico e sincero, l’idea che anche i cuori più inquieti possano trovare un attimo di sollievo.
False Knees – Animali simpatici e dove trovarli si chiude senza offrire risposte facili ai dilemmi che solleva. Non c’è una trama da risolvere o un finale consolatorio, perché la vita è fatta di attimi, e Barkman ce li ha mostrati con onestà.
Ma, in fondo, come suggeriva proprio la “Pastorale Americana” citata in precedenza: “La gente pensa che la storia abbia il respiro lungo, ma la storia, in realtà, ti si para davanti all’improvviso”.E se gli uccelli e gli altri simpatici animali la pensassero allo stesso modo?



