X

In un’epoca in cui prendere posizione pubblicamente può costare caro, Scarlett Johansson ha scelto ancora una volta la strada più difficile. In una recente intervista con The Telegraph, l’attrice ha ribadito il suo sostegno a Woody Allen, il regista che l’ha diretta in tre film negli anni Duemila e che da decenni è al centro di accuse mai provate di abusi sessuali. Una scelta che l’ha isolata nel panorama hollywoodiano, ma che lei difende con una motivazione precisa: l’integrità personale vale più del consenso sociale.

La storia tra Scarlett Johansson e Woody Allen risale agli anni della sua affermazione come attrice drammatica. Tra il 2005 e il 2008, ha lavorato in Match Point, Scoop e Vicky Cristina Barcelona, tre film che hanno contribuito a definire la sua maturità artistica. Ma collaborare con Allen, anche all’epoca, significava entrare in un territorio controverso. Nel 1992, Mia Farrow, ex compagna del regista, lo aveva accusato di aver abusato sessualmente della loro figlia adottiva Dylan Farrow, quando questa aveva sette anni. L’accusa venne investigata dal Dipartimento dei Servizi Sociali di New York e archiviata senza che Allen venisse mai incriminato. Il regista ha sempre negato con fermezza, e nessuna prova è mai emersa a suo carico.

Eppure, quella vicenda non è mai stata dimenticata. Con l’esplosione del caso Weinstein e l’avvento del movimento #MeToo, molti collaboratori storici di Allen hanno preso le distanze pubblicamente, temendo di essere associati a un nome diventato radioattivo. Attori come Timothée Chalamet, Greta Gerwig e Colin Firth hanno dichiarato di pentirsi di aver lavorato con lui, donando i compensi ricevuti in beneficenza o esprimendo solidarietà a Dylan Farrow. In questo clima, Scarlett Johansson è rimasta tra i pochi a non rinnegare il rapporto professionale e personale con il regista.

Quando le è stato chiesto se questa fedeltà le sia costata ruoli, amicizie o opportunità professionali, l’attrice ha risposto con una riflessione più articolata di quanto ci si potesse aspettare. “Immagino sia difficile saperlo. Non sai mai quale sia l’effetto domino, esattamente“, ha detto. “Ma mia madre mi ha sempre incoraggiato a essere me stessa, a capire che è importante avere integrità e difendere ciò in cui credi. Allo stesso tempo, penso sia importante sapere quando non è il tuo turno. Non intendo che dovresti metterti a tacere. Intendo che a volte semplicemente non è il tuo momento. E questo è qualcosa che ho capito di più man mano che sono maturata“.

Quella distinzione tra integrità e sapere quando parlare è sottile, ma significativa. Johansson non sta dicendo di tacere per opportunismo, ma di comprendere quando la propria voce può essere ascoltata o quando rischia solo di alimentare polemiche sterili. Una posizione che richiede consapevolezza e una certa dose di coraggio, soprattutto in un’industria dove l’allineamento alle narrative dominanti è spesso la strada più sicura. Non è la prima volta che l’attrice si espone su questo tema. Nel 2019, in un’intervista con The Hollywood Reporter, era stata ancora più diretta: “Amo Woody. Gli credo, e lavorerei con lui in qualsiasi momento. Vedo Woody ogni volta che posso, e ho avuto molte conversazioni con lui al riguardo. Sono stata molto diretta con lui, e lui è molto diretto con me. Lui mantiene la sua innocenza, e io gli credo“. Parole che avevano sollevato un’ondata di critiche, ma che Johansson non ha mai ritrattato.

Accanto a lei, un’altra figura storica del cinema di Allen ha mantenuto la stessa posizione: Diane Keaton, musa e compagna del regista negli anni Settanta, protagonista di capolavori come Annie Hall e Manhattan. Anche Keaton ha difeso pubblicamente Allen, rifiutando di unirsi al coro di condanne. Un isolamento condiviso, quello di queste due attrici, che testimonia quanto sia complesso navigare tra principi personali e pressioni collettive. La vicenda personale di Allen è intricata quanto dolorosa. La sua relazione con Mia Farrow, durata dal 1980 al 1992, è finita quando lui ha iniziato una relazione con Soon-Yi Previn, figlia adottiva di Farrow e del compositore André Previn. All’epoca Soon-Yi aveva 21 anni. Allen e Previn si sono sposati nel 1997 e hanno adottato due figli. Una storia che ha scandalizzato l’opinione pubblica, indipendentemente dalle accuse di abuso, alimentando un’immagine pubblica del regista difficile da separare dal suo lavoro artistico.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.