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Esistono confini che la maggior parte delle persone non attraverserebbe mai, linee rosse tracciate dal buonsenso e dall’istinto di sopravvivenza. Amber Luke, ventisettenne australiana, quei confini li ha cancellati anni fa. E quando il suo primo tatuaggio oculare l’ha lasciata completamente cieca per tre settimane, intrappolata in un’oscurità dolorosa e terrorizzante, molti avrebbero pensato che avesse imparato la lezione. Invece, sette anni dopo, è tornata sotto l’ago. Di nuovo. Volontariamente.

La storia di Amber è quella di una trasformazione radicale che ha del mitologico. Fino ai sedici anni era una ragazza bionda come tante, con un’esistenza ordinaria. Poi ha cominciato a ridisegnare se stessa, letteralmente. Oggi il 98% della sua pelle è coperto di tatuaggi, il risultato di un investimento che sfiora i 170mila euro. Decine di piercing, denti ricoperti d’oro e diamanti, lingua biforcuta: ogni centimetro del suo corpo racconta una scelta estetica estrema, un rifiuto delle convenzioni che l’ha resa un personaggio dei social network, seguita da migliaia di follower affascinati da questa metamorfosi senza freni.

Ma è il tatuaggio oculare che ha trasformato Amber Luke da body modification enthusiast a caso internazionale. L’eyeball tattoo, il tatuaggio del bulbo oculare, è una delle procedure più rischiose e meno praticate al mondo. Consiste nell’iniettare inchiostro nella sclera, la parte bianca dell’occhio, per colorarla in modo permanente. I rischi sono devastanti: cecità permanente, eccessiva sensibilità alla luce, infezioni gravi, perdita completa dell’occhio. È una pratica sconsigliata da qualunque professionista medico, un territorio inesplorato dove il margine di errore è microscopico e le conseguenze possono essere irreversibili.

Il primo intervento risale a marzo 2017. Amber aveva un’idea precisa: voleva che i suoi occhi assomigliassero all’oceano, un blu intenso e ipnotico. La procedura durò quaranta minuti che lei stessa descrisse come “molto intensi e molto dolorosamente“. Gli occhi tenuti aperti con la forza, una siringa che penetra la sclera quattro volte per occhio. Subito dopo l’intervento, iniziò l’incubo. Le lacrime che scendevano dalle sue palpebre erano tinte di blu, un effetto collaterale inquietante ma minore rispetto a quello che stava per accadere. Nel giro di poche ore, il mondo di Amber si spense. Cecità totale, improvvisa, spaventosa.

Per tre settimane visse in un buio assoluto. Tre settimane di dipendenza totale, di paura, di dolore. L’agonia più brutalmente torturante che avesse mai sperimentato, come la definì lei stessa. Quando finalmente la vista tornò, gradualmente, molti pensarono che il prezzo pagato fosse stato troppo alto anche per lei. Nel 2019, ospite della trasmissione Live Non è la D’Urso, raccontò quell’esperienza traumatica, ma sorprese tutti dichiarando che voleva rifarlo. Voleva che i suoi occhi assomigliassero davvero all’oceano, e il primo tentativo non aveva raggiunto il risultato desiderato.

Cinque anni dopo, Amber ha mantenuto la promessa. Ha annunciato il secondo tatuaggio oculare su Instagram con un video che mostra i suoi occhi trasformati: striature nere su uno sfondo blu brillante, proprio l’effetto oceanico che aveva sempre sognato. Il post è accompagnato da una riflessione che mescola orgoglio, sfida e una strana forma di redenzione personale. “Lasciate che vi racconti una storia che riguarda la perseveranza personale e il riprendersi ciò che è proprio“, ha scritto. “Allora perché diavolo farlo di nuovo, vi chiederete? Per questo risultato e per questa sensazione emotiva. Questo è quello che mi meritavo da sette anni“.

Questa volta si è affidata a Gatoo Moreno, un tatuatore specializzato in modifiche estreme, che l’ha seguita dalla procedura alle cure successive. Amber ha raccontato di essersi sentita validata nel suo dolore, “di nuovo umana“, un’affermazione che rivela quanto quella prima esperienza traumatica l’avesse segnata non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Il secondo intervento, a quanto pare, è andato molto meglio. Nessuna cecità prolungata, solo il dolore previsto e un risultato che finalmente corrisponde alla sua visione.

La reazione online è stata polarizzata, come sempre quando si parla di modifiche corporee estreme. Alcuni follower hanno espresso ammirazione per il suo coraggio, definendo fantastico il risultato e congratulandosi per l’esperienza migliore. Altri hanno manifestato preoccupazione, sottolineando i rischi immensi che comporta una procedura del genere. Secondo quanto riportato dal Mirror, i pericoli dell’eyeball tattoo sono concreti e documentati: infiammazioni, infezioni batteriche, perdita temporanea o permanente della vista, e nei casi più gravi la necessità di rimuovere completamente il bulbo oculare.

La storia di Amber Luke riapre una questione complessa sul confine tra libertà di espressione e autolesionismo, tra il diritto di modificare il proprio corpo e la responsabilità verso la propria salute. Per lei, ogni tatuaggio, ogni piercing, ogni intervento è un atto di autodeterminazione, un modo per riappropriarsi della propria identità e costruire un’immagine che rispecchi ciò che sente dentro. È una narrazione potente, che parla di autonomia corporea e di rifiuto delle norme estetiche imposte dalla società.

Ma c’è anche un’altra lettura possibile. Quella di una ricerca estrema di sensazioni, di un bisogno di spingersi oltre ogni limite per sentirsi viva, come lei stessa ha dichiarato. Un’agonia torturante che diventa paradossalmente una forma di riconnessione con se stessi, un dolore necessario per raggiungere una completezza estetica ed emotiva. È difficile giudicare dall’esterno una scelta così radicale, ma è impossibile non interrogarsi sui meccanismi psicologici che portano una persona a cercare deliberatamente un’esperienza che l’aveva già quasi distrutta.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.