La Commissione europea ha messo nel mirino Shein, il colosso cinese del fast fashion che negli ultimi anni ha conquistato milioni di consumatori europei con i suoi prezzi stracciati e la rotazione continua di prodotti. Ma dietro la vetrina patinata di vestiti economici e accessori alla moda si nascondeva qualcosa di molto più oscuro: sulla versione francese della piattaforma sono state vendute bambole sessuali con aspetto infantile e armi, prodotti severamente vietati dalla legislazione europea.
Non si tratta di una semplice svista o di un caso isolato. La gravità della violazione ha spinto Bruxelles a inviare una terza richiesta formale di informazioni basata sul Digital Services Act, la normativa europea che regola le piattaforme digitali di grandi dimensioni. Shein, classificata come VLOP (Very Large Online Platform), è obbligata per legge a rispettare standard rigorosi nella moderazione dei contenuti e nella prevenzione della circolazione di prodotti illegali. Questa volta, però, le autorità europee non sembrano disposte a limitarsi a richiedere chiarimenti.

Il governo francese ha già fatto un passo ulteriore, avviando un’indagine autonoma e chiedendo a un giudice di imporre una chiusura temporanea di tre mesi alla piattaforma. L’udienza è fissata per il 5 dicembre, e la posta in gioco è altissima: se il ban venisse confermato, sarebbe un precedente clamoroso che potrebbe aprire la strada a provvedimenti simili in altri Paesi membri. Ma cosa è successo esattamente, e perché questa vicenda rappresenta un punto di svolta nella regolamentazione dell’e-commerce in Europa?
La Commissione europea aveva già manifestato preoccupazioni nei confronti di Shein in due occasioni precedenti. A fine giugno 2024 erano state inviate richieste di informazioni sulla vendita di prodotti potenzialmente illegali, seguite da una seconda tornata di domande a inizio febbraio 2025. In entrambi i casi, però, non si era arrivati all’apertura di un’indagine formale, a differenza di quanto accaduto per Temu, altra piattaforma cinese finita sotto la lente dell’Unione Europea per violazioni confermate del DSA.
Nei prossimi mesi sapremo se la strategia europea funzionerà. L’udienza del 5 dicembre in Francia sarà un banco di prova importante: un ban anche temporaneo manderebbe un segnale fortissimo non solo a Shein, ma a tutto il settore. Nel frattempo, milioni di consumatori europei che hanno acquistato su queste piattaforme si trovano a fare i conti con una domanda scomoda: cosa altro potrebbe essere sfuggito ai controlli, e quanto possiamo davvero fidarci di prezzi troppo bassi per essere veri.



