A Kingston upon Thames, celebre sobborgo londinese situato a pochi chilometri dalla capitale britannica, il periodo natalizio ha portato con sé una sorpresa decisamente poco gradita. Un murale alto 30 metri, pensato per celebrare le festività con calore e allegria, si è trasformato in un catalogo degli orrori che sembra uscito direttamente dalla penna di H.P. Lovecraft. Il problema non sta nell’intenzione, quanto nella realizzazione: l’opera è stata interamente generata da un’intelligenza artificiale, e il risultato ha scatenato indignazione, scherno e una valanga di domande su chi abbia mai potuto approvare un simile disastro visivo. Quello che doveva essere un omaggio alla magia del Natale si è rivelato una processione di aberrazioni digitali. Figure umane con volti sfigurati e distorti al punto da risultare irriconoscibili, cani che sembrano fondersi con corpi umani in chimere grottesche, un pupazzo di neve con due teste che sfida ogni logica anatomica. E non è finita qui: nelle immediate vicinanze è spuntato un secondo murale, anch’esso generato dall’intelligenza artificiale, con la medesima incompetenza grottesca. Due colossali opere pubbliche che trasformano la tradizionale scena natalizia in qualcosa che appartiene più a un bestiario medievale impazzito che a una celebrazione delle feste.
La questione diventa ancora più sconcertante se si considera lo stato attuale della tecnologia. I moderni generatori di immagini basati su intelligenza artificiale hanno fatto progressi enormi negli ultimi due anni. Strumenti come Midjourney, DALL-E 3 o Stable Diffusion hanno imparato a evitare gli errori grossolani che caratterizzavano le prime versioni: le famigerate dita extra, gli occhi posizionati in modo casuale, le proporzioni anatomiche impossibili. Questi sistemi ora producono immagini coerenti, dettagliate e, nella maggior parte dei casi, convincenti. Il murale di Kingston sembra invece generato con strumenti obsoleti, probabilmente risalenti a due anni fa, quando l’intelligenza artificiale era ancora in una fase embrionale e produceva regolarmente immagini con evidenti difetti strutturali. È come se qualcuno avesse deciso non solo di risparmiare denaro evitando di commissionare il lavoro a un vero artista, ma anche di utilizzare la versione più scadente e antiquata della tecnologia disponibile. Un doppio risparmio che si è tradotto in un doppio disastro.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sul ruolo dell’intelligenza artificiale generativa negli spazi pubblici. Quando enti pubblici o aziende private decidono di sostituire il lavoro artistico umano con algoritmi per questioni di budget, il rischio è esattamente questo: opere che mancano completamente di sensibilità estetica, controllo qualità e quella comprensione intuitiva della forma e della proporzione che un artista umano possiede naturalmente. Un murale non è solo un riempitivo visivo, è parte integrante dell’esperienza urbana, del tessuto culturale di una comunità. Gli abitanti di Kingston e i numerosi visitatori che transitano per questo sobborgo londinese si trovano ora a fare i conti con questa presenza ingombrante. Alcuni l’hanno trasformata in un’occasione per ironia e meme sui social, altri esprimono genuina frustrazione per quello che percepiscono come uno spreco di denaro pubblico e una mancanza di rispetto verso la comunità. Il murale è diventato involontariamente virale, ma per tutte le ragioni sbagliate.
C’è anche una dimensione economica e sociale in questa storia. Ogni volta che un’amministrazione sceglie di utilizzare l’intelligenza artificiale invece di commissionare un’opera a un artista locale, si perde non solo qualità estetica ma anche un’opportunità di investimento culturale ed economico nel territorio. Gli artisti locali rimangono senza lavoro, la comunità perde l’occasione di vedere rappresentata la propria identità attraverso una visione umana autentica, e il risultato finale è spesso tecnicamente difettoso come in questo caso. La tecnologia dell’intelligenza artificiale generativa ha certamente un posto nel panorama creativo contemporaneo. Può essere uno strumento potente per concept art, per sperimentazioni visive, per accelerare certi processi creativi. Ma l’applicazione indiscriminata in progetti pubblici di grande scala, senza supervisione artistica umana e senza controlli di qualità rigorosi, produce esattamente questo tipo di risultati imbarazzanti. Un murale che invece di celebrare il Natale sembra augurare incubi lovecraftiani a chiunque passi di lì.



