X

La mia passione per il Giappone è nata in silenzio. Un dettaglio, un colore, un fotogramma. Ricordo l’incanto di un cielo dipinto da Miyazaki, l’acqua che scorre lenta, il vento che si posa sulle case di legno.

Così inizia la nostra chiacchierata in compagnia di Silvia Casini, figura di spicco nel panorama culturale italiano legato al Giappone. Romana di formazione, laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha costruito una carriera poliedrica che attraversa l’editoria manga, il cinema e la scrittura.

Tra i suoi ruoli più significativi, spicca quello di curatrice della mostra intitolata Itadakimasu – Le storie nascoste nella cucina degli anime, un’esposizione immersiva atta a esplorare il rapporto profondo tra il cibo e le emozioni, i legami e le radici culturali che si nascondono dietro ogni piatto. Tuttavia, non è un caso che Silvia ricopra anche un ruolo chiave nei Japan Days di Roma: da organizzatrice della programmazione culturale dell’evento, intreccia passioni e conoscenza con uno sguardo sempre attento alla comunicazione e alla divulgazione del mondo nipponico.

In questa intervista, avremo l’opportunità di esplorare il percorso di Silvia: come è nata la sua passione per il Giappone, ma anche del legame sinestetico tra cinema, editoria e cucina. È un’occasione per entrare nella vita di coloro che muovono le fila dietro le quinte di eventi unici, da appassionati ad appassionati.

Un cielo dipinto di Miyazaki, una grammatica della delicatezza

Itadakimasu, © CS
Itadakimasu, © CS

Da amante del Giappone ad amante del Giappone, mi piacerebbe sapere: com’è nata la tua passione per il Giappone?

In silenzio

“È nata come nascono le cose più importanti: in silenzio, quasi per caso. Un dettaglio, un colore, un fotogramma. Ricordo l’incanto di un cielo dipinto da Miyazaki, l’acqua che scorre lenta, il vento che si posa sulle case di legno. Da allora, il Giappone è diventato per me un modo di guardare il mondo: una grammatica della delicatezza, una disciplina del sogno. Ho trovato nella cultura nipponica la misura esatta dell’equilibrio tra forma e sentimento. E non è un caso se a Roma sono la responsabile della programmazione culturale dei Japan Days, una manifestazione che si tiene per ben otto volte l’anno nella Capitale. Lì, confluisce tutta la mia passione per il Sol Levante.”

Nel tuo lungo percorso, qual è la lezione più preziosa che hai portato con te e che tuttora illumina il tuo cammino? E qual è, invece, l’errore che ti ha maggiormente “formata” ad oggi? Sia nel tuo lavoro, ma anche come individuo.

Ho appreso che la gentilezza non è debolezza

“ma una forma di forza luminosa. E che la fermezza nei propri sogni è una virtù rara, in un mondo che corre all’impazzata e tende a soverchiare tutto e tutti. L’errore che mi ha formata è stato credere che chi scegli per camminarti accanto non possa mai ferirti di proposito. Ed è grazie a questo inciampo, che ho scoperto che serve il tempo dell’attesa, ma soprattutto la capacità di rialzarsi senza clamore. È lì che la vita diventa autentica.”

Ne farò tesoro, sono delle bellissime parole. E se potessi parlare alla te stessa di 20 anni fa, cosa ti diresti?

Di non preoccuparsi…

“Le direi: «Non preoccuparti. Le strade che sembrano sbagliate a volte portano proprio dove devi andare». Le direi di fidarsi del proprio sguardo, anche quando gli altri non lo capiscono. E di continuare a scrivere, perché le parole sanno incidere cuori più di quanto crediamo.”

Il cinema è stato il mio primo linguaggio d’amore.

la ragazza che amava Miyazaki, © CS
la ragazza che amava Miyazaki, © CS

Ora scorriamo e affrontiamo l’altra tua passione: pensi che i libri possano ancora “ispirare” il cinema come un tempo? O, al contrario, è il cinema a star contaminando la scrittura narrativa?

Non credo che uno domini sull’altro.

“Penso piuttosto a un dialogo continuo, a un respiro condiviso. Il libro offre la profondità del pensiero, il cinema la luce che lo svela.
Oggi la scrittura è più visiva, il cinema più interiore. Si contaminano, si amano, si feriscono. Ed è proprio in questa osmosi che nasce la bellezza.”

E ricordi il tuo “primo amore cinematografico”?

Il cinema è stato il mio primo linguaggio d’amore.

“Per anni ho lavorato presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo dei Paesi Latini di Gillo Pontecorvo e nella casa di produzione Emme srl di Sandro Silvestri. Sono stata influenzata dai cult anni Ottanta, ma in linea di massima, il cinema in sé mi ha insegnato che la luce può raccontare più di una voce.”

Difatti, ne La cucina incantata e Pulp Kitchen c’è un legame palese con il cinema: quest’ultimo quanto ha influenzato la tua narrativa?

Ne La cucina incantata il filo conduttore è la meraviglia

“Il titolo stesso evoca un dialogo segreto con il mondo immaginifico di Hayao Miyazaki, ma anche con un modo di “abitare” la cucina come spazio dell’anima. Qui, il cinema è tradotto in sapore, colore e atmosfera. Ogni film diventa una ricetta emotiva, una trasposizione gustativa dell’immaginario. È un libro che insegna a vedere con la bocca, a sentire con gli occhi, a capire che ogni gesto culinario può essere un atto poetico.”

E per Pulp Kitchen?

Pulp Kitchen, invece, è il rovescio di quell’incanto.

“Dove La cucina incantata celebra la grazia e la magia, Pulp Kitchen affonda nella materia viva, nella forza istintiva del gusto e del cinema più carnale. Qui, la lente è pop, ironica, talvolta spietata. È un viaggio tra i sapori forti e i film che hanno segnato l’immaginario collettivo, dalla violenza estetizzata di Tarantino alla fame metaforica dei protagonisti del cinema contemporaneo.
Comunque, entrambi i libri si fondano su una poetica comune: quella del gusto come strumento di lettura del reale. Attraverso il cibo, decodifico il linguaggio del cinema: non si limita a descriverne la trama o le immagini, ma ne esplora la consistenza, la temperatura, il profumo. È un approccio sinestetico e profondamente personale, che restituisce al cinema la sua dimensione più umana e intima.”

La cucina è la mia grammatica dei sensi.

la cucina incantata, © cs
la cucina incantata, © cs

Forse sta anche in questa “intimità”, nel “personale”, il successo delle tue opere, proprio perché nei tuoi libri la cucina diventa un ponte tra cultura tangibile e immaginario. Come mai hai scelto questa forma di linguaggio? Cosa ti affascina di più della cucina?

La cucina è la mia grammatica dei sensi.

” È il luogo dove la memoria si fa carne e profumo, dove il gesto diventa racconto. Nei miei libri, cucinare è un modo per tradurre l’invisibile. Ogni piatto è una storia, ogni aroma un’emozione che si sprigiona. È un linguaggio antico, quasi spirituale, e sì – è anche autobiografico. Sono cresciuta in una casa dove si parlava attraverso il cibo. Mia mamma, ad esempio, non mi parlava un granché, ma per dirmi qualcosa di profondo: cucinava per me. Forse, mi è rimasto questo retaggio infantile, che spesso e volentieri confluisce in ciò che scrivo.

Lei cucinava per provare a esternare affetto. Io, invece, scrivo, perché sono un boato d’amore, ma sono estremamente schiva. Per arrivare a me, ci vogliono le parole giuste, necessarie. ”

E allora ti ringrazio per esserti aperta a me, queste parole valgono più di qualsivoglia encomio. Arrivati a questo punto, tuttavia, suppongo ci siamo molto di tuo in questo modo di leggere i film “attraverso il gusto”…

Esatto, ad esempio ne La ragazza che amava Miyazaki

“(Einaudi Ragazzi) mi sono divertita a scrivere di un’izakaya, che esiste realmente a Roma. Si chiama Mikachan, ed è un piccolo rifugio di autenticità, un angolo di Giappone dove il tempo sembra rallentare e ogni piatto racconta una storia di casa, di viaggi e di sogni condivisi. Questo locale va ben oltre l’essere un semplice luogo dove mangiare: è un rifugio per chi ama immergersi nella cultura giapponese e nella buona cucina.”

Quindi hai pensato di dedicarti alla cucina del cinema miyazakiano per trasmettere al pubblico tutto ciò…

Con l’obiettivo di far conoscere e far apprezzare sempre di più le tradizioni nipponiche

“ho ideato assieme a Micaela Giambanco, sushi chef di Mikachan, una serie di eventi dedicati all’universo di Hayao Miyazaki. La scelta di celebrare Miyazaki non è casuale: le sue opere, profonde e delicate, con il loro legame intenso con la natura, la spiritualità e le relazioni umane, si prestano magnificamente a essere raccontate attraverso il cibo e l’arte visiva. Partecipare a questi eventi significa non solo assaporare piatti ispirati ai capolavori del maestro giapponese, ma anche vivere un’esperienza completa, capace di nutrire il gusto, la vista e lo spirito.”

E se dovessi creare oggi una “ricetta narrativa” per un film che ancora non esiste, che ingredienti sceglieresti? Che sapore avrebbe?

Beh…

“Metterei nel piatto una manciata di malinconia, qualche lacrima di mare, una risata che non teme la notte. Aggiungerei il sapore del vento e un profumo di carta. Sarebbe un film che sa di infanzia e di coraggio, di partenze lente e ritorni sospesi. Un film che sazia e disarma, come una carezza. O come l’amore.”

Il mondo di Miyazaki è il mio rifugio e la mia bussola.

Principessa Mononoke
Principessa Mononoke © MyMovies

Il tuo amore per l’universo di Miyazaki è ormai noto. Cosa rappresenta per te il “mondo miyazakiano”? Il tuo film preferito appartenente all’universo creato dal sensei?

Il mondo di Miyazaki è il mio rifugio e la mia bussola.

“È un universo dove l’anima non ha fretta, dove la natura respira e insegna, dove le bambine diventano eroine senza smettere di essere fragili. Il mio film del cuore, oltre a Principessa Mononoke è La città incantata, perché è un viaggio nell’identità, nella memoria e nella libertà. Ogni volta che lo rivedo, mi rammenta che crescere è anche apprendere a dimenticare con dolcezza.”

Dunque, c’è un personaggio di Miyazaki in cui ti rivedi maggiormente o che ti ha insegnato qualcosa?

In Principessa Mononoke ho riconosciuto una parte di me:

“figlia del lupo, con il ringhio in gola, ma tenera dentro. San è selvaggia e pura, attraversa la ferocia del mondo senza perdere la sua luce. È una creatura che combatte per l’armonia, anche quando tutto intorno urla il contrario. Forse è per questo che scrivo così: cercando sempre un equilibrio fragile tra la forza e la tenerezza, tra l’istinto e la grazia. E grazie a Miyazaki, ho scoperto che la meraviglia abita nei gesti più semplici: un respiro, un sorriso, un bosco che ti guarda. Da allora ho cercato di scrivere come si filma, di cucinare come si sogna – con la stessa cura per i dettagli invisibili.”

E hai mai sognato di fare altro? Ad esempio, diventare una mangaka…?

Da bambina sognavo di diventare una pittrice.

“Mi incantava l’idea di raccontare attraverso il disegno, di dare forma ai pensieri con una matita, un colore, un pennello. Disegnavo e scrivevo in egual misura. Poi un giorno, in mezzo all’immondizia, trovai una Olivetti bianca Lettera 32. Fu l’inizio del mio viaggio. Iniziai a scrivere di tutto: racconti, poesie, frasi augurali, ecc.. Mia madre cominciò a chiamarmi Jo, come Jo March di Piccole donne.

Effettivamente ero come lei. Ribelle, sempre pronta a inventare storie e a sceneggiarle per mio fratello. Sono rimasta esattamente come Jo. O forse, lo sono sempre stata. Ad oggi, infatti, non smetto di scrivere, né di creare narrazioni zeppe di immaginazione. Sto sempre dalla parte delle parole che salvano.”

Un’agenda, un sorriso e una certa disciplina poetica

japan days © cs
japan days © cs

Come responsabile dei Japan Days e curatrice di mostre legate alla cultura nipponica come Itadakimasu, cosa noti maggiormente nel pubblico italiano: curiosità autentica o fascinazione labile e meramente estetica?

Vedo entrambe le correnti: la curiosità sincera e la fascinazione estetica.

“Il mio compito, nelle mostre e nei Japan Days, è quello di accompagnare chi si innamora dell’immagine a scoprire la profondità che la sostiene. Perché dietro ogni kimono, ogni piatto, ogni scena animata, c’è una filosofia del vivere che parla piano, ma arriva dritto al cuore. E a proposito di mostre… dal 15 novembre fino al 06 aprile a Milano (Spazio Varesina) aprirà Itadakimasu. Le Storie Nascoste nella Cucina degli Anime a cura della sottoscritta e di Sam Nazionale (@pranzoakonoha). Ispirandosi ai grandi maestri dell’animazione giapponese, come Hayao Miyazaki, Eichiro Oda e Masashi Kishimoto, la mostra permetterà ai visitatori di esplorare il legame tra cibo, cultura e racconto, facendo rivivere le pietanze che hanno emozionato generazioni di fan in tutto il mondo.”

Sei sempre attiva, divisa tra mondi analoghi e agli antipodi, fai mille cose…nella tua vita lavorativa, come riesci a far combaciare tutto?

Con un’agenda, un sorriso e una certa disciplina poetica.

“Lavoro molto, ma cerco di restare fedele ai miei desideri, sogni, gusti. Mi piace pensare che ogni progetto sia una costellazione: per vederla intera serve distanza, ma anche stupore. È così che riesco a tenere insieme le cose — lasciando che si illuminino a vicenda. Oltre a curare i Japan Days, per Toshokan sono manga editor e curo l’ufficio stampa/eventi. Per If edizioni curo l’ufficio stampa. Lavoro in ghostwriting per un’agenzia pubblicitaria e scrivo per Anime Dossier, Anime Enciclopedia di anime e manga, mentre per Confidenze scrivo romanzi e raccolgo storie vere. In più, scrivo libri per vari editori. L’ultimo uscito è La ragazza che amava Miyazaki (Einaudi Ragazzi).”

Un’ultima domanda: hai qualche nuovo progetto editoriale di cui ti andrebbe di parlarci?

Uscirò con un nuovo progetto editoriale, ma non posso dire altro

“per patti di riservatezza. È un libro che parlerà di sogni e di metamorfosi. Avrà il sapore dell’attesa e della rinascita. D’altronde, chi scrive, ha sempre il cuore invitto.”

Condividi.

Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.