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Samuel L. Jackson è ovunque. Con oltre 200 film all’attivo, un Oscar onorario e ruoli iconici in due dei franchise più redditizi della storia del cinema – Star Wars e il Marvel Cinematic Universe – la sua presenza sullo schermo è diventata una costante rassicurante per generazioni di spettatori. Lo conosciamo come Mace Windu, come Nick Fury, come il filosofo gangster Jules Winnfield in Pulp Fiction. Eppure, proprio questa onnipresenza ha finito per nascondere alcuni dei suoi lavori più interessanti, quelli che non hanno avuto il clamore mediatico ma che dimostrano la vastità del suo talento.

Quando pensi a Jackson, ti vengono subito in mente i soliti titoli: Jackie Brown, Do the Right Thing, i vari capitoli Marvel. Ma la sua filmografia è un continente inesplorato, costellato di piccoli gioielli che meritano attenzione quanto – se non più – dei blockbuster che lo hanno reso una leggenda. Stiamo parlando di drammi premiati agli Oscar, commedie demenziali, thriller claustrofobici e noir dimenticati. Film che hanno ricevuto nomination agli Independent Spirit Awards, ai Golden Globe, che hanno vinto Academy Award per la colonna sonora, ma che sono scivolati via dal radar del grande pubblico.

Alcuni di questi titoli Jackson stesso li ha citati come i suoi preferiti in carriera, durante interviste in cui ha confessato quanto certi ruoli gli abbiano permesso di ricaricare la batteria creativa. Altri sono stati penalizzati da distribuzioni limitate o da annate cinematografiche troppo competitive. Ma tutti hanno un denominatore comune: mostrano un Jackson capace di spaziare dal dramma intimista alla parodia dissacrante, dall’action finlandese al cinema d’autore europeo.

1. Il violino rosso: quando Jackson incontra il cinema d’autore europeo

Una scena di Il violino rosso
Una scena di Il violino rosso, fonte: Mikado Film

Nel 1998, il regista François Girard realizza un’opera ambiziosa: seguire la vita di un violino rosso dalla sua creazione nel 1681 in Italia fino a un’asta contemporanea in Canada. Il violino rosso è un film corale, un’antologia che attraversa secoli e continenti, mescolando lingue e culture in un affresco che ha poco a che fare con il cinema americano tradizionale. Jackson appare solo nel segmento contemporaneo, ma il suo ruolo di Charles Morritz – un perito d’asta che autentica lo strumento – diventa il fulcro emotivo dell’intero racconto.

Il film ottiene riconoscimenti importanti: candidatura al Golden Globe come miglior film straniero e un Oscar per la colonna sonora di John Corigliano. Ma è durante un’intervista con Stephen Colbert che Jackson rivela quanto questo progetto gli stia a cuore, inserendolo nella sua personale top five. La sua performance è l’opposto di ciò che ci si aspetta da lui: contenuta, metodica, quasi sussurrata. Niente monologhi esplosivi o imprecazioni memorabili. Solo un uomo che osserva, ascolta e alla fine rivela un legame inaspettato con quello strumento antico.

Man mano che il film ti trasporta attraverso diverse epoche – dall’Italia barocca alla Cina imperiale, dall’Inghilterra vittoriana a Montreal – continui a tornare alla sala d’aste, dove diversi acquirenti sembrano connessi a frammenti della storia del violino. Ma nessuno quanto il personaggio di Jackson. Le sottigliezze della sua recitazione ti preparano a un finale che ribalta tutto, dimostrando che anche in un film profondamente europeo, l’attore americano può brillare senza perdere un grammo di credibilità.

2. The Caveman’s Valentine: il genio che vive in una grotta

Una scena di The Caveman's Valentine
Una scena di Caveman’s Valentine, fonte: Universal Focus

Se hai amato La baia di Eva – il potente dramma del 1997 scritto e diretto da Kasi Lemmons – allora non puoi perderti la seconda collaborazione tra la regista e Jackson. The Caveman’s Valentine del 2001 è un film che prende rischi enormi, sia narrativi che interpretativi. Jackson interpreta Romulus Ledbetter, un ex studente della Juilliard e pianista di talento che ora vive in una grotta nel Central Park, consumato dalla schizofrenia paranoide.

Romulus è convinto che un uomo di nome Stuyvesant controlli le menti delle persone dalla cima del Chrysler Building. Quando scopre il cadavere di un giovane senzatetto, decide di indagare su un famoso fotografo che sospetta essere l’assassino. Il film non sempre rappresenta la malattia mentale con accuratezza clinica, ma la affronta con un calore e una dignità rari. Lemmons e Jackson riescono a mostrare Romulus come un padre, un musicista, un amante e un amico, non solo come il pazzo che vive in una grotta.

Quando il film ti porta dentro la mente di Romulus, le sue allucinazioni vengono rappresentate con una teatralità visionaria che ricorda il miglior cinema espressionista. È impossibile non provare empatia per lui, anche quando sai che sta vedendo cose che non esistono. Nel 2023, Vulture chiede a Jackson quali film della sua carriera non abbiano ricevuto l’attenzione che meritavano. The Caveman’s Valentine è uno di quelli, definito dall’attore stesso interessante – un eufemismo tipico per chi non ama suonare il proprio clacson. Anche se Jackson non ha ricevuto grandi riconoscimenti per questa interpretazione, la sua co-protagonista Tamra Tunie è stata nominata come migliore attrice non protagonista agli Independent Spirit Awards del 2002. Un segnale che il film, pur misconosciuto, aveva colpito nel segno per chi lo aveva visto.

3. Palle in canna (Loaded Weapon 1): quando Jackson fa ridere davvero

Una scena di Palle in canna
Una scena di Palle in canna, fonte: New Line Cinema

Il 1993 è l’anno in cui esce uno dei film più sottovalutati della carriera di Jackson, e anche una delle parodie action più divertenti degli anni 90. Palle in canna (Loaded Weapon 1) prende di mira Arma Letale e l’intero filone dei buddy cop movie degli anni 80, con lo stesso spirito demenziale della trilogia de Una Pallottola Spuntata. Jackson interpreta il sergente Wes Luger (la versione parodistica di Roger Murtaugh) accanto a Emilio Estevez nel ruolo di Jack Colt (il Martin Riggs della situazione). Il film è un concentrato di assurdità, gag visive e camei stellari. Bruce Willis appare persino per parodiare il suo John McClane di Die Hard, un favore fatto al fratello David Willis, produttore del progetto. Tim Curry in uniforme da Girl Scout. Esplosioni gratuite. Inseguimenti improbabili. E Jackson che tiene tutto insieme con un tempismo comico impeccabile.

Alla sua uscita, la critica stronca il film. L’obiezione principale è che parodiare Arma Letale non ha senso perché l’originale era già autoironico. Ma è lo stesso argomento che si potrebbe fare per Scream e Scary Movie, eppure quest’ultimo è arrivato al sesto capitolo. Palle in canna (Loaded Weapon 1) prende un’idea e la spinge all’estremo, che è esattamente ciò che deve fare una parodia riuscita. E soprattutto, Jackson è genuinamente divertente, dimostrando di saper padroneggiare anche la commedia fisica e il nonsense più sfrenato.

4. Ipotesi di reato: il duello con Ben Affleck

Una scena di Ipotesi di reato
Una scena di Ipotesi di reato, fonte: Eagle Pictures

Nel 2002, il regista Roger Michell dirige un thriller legale che mette Jackson contro Ben Affleck in un crescendo di vendette reciproche che ricorda Falling Down ma con una coscienza morale più sviluppata. Changing Lanes non reinventa il genere, ma funziona alla perfezione grazie ai suoi protagonisti e a un cast di supporto che include Toni Collette, Sydney Pollack, Richard Jenkins, Amanda Peet e William Hurt. Jackson interpreta Doyle Gipson, un padre sfortunato che sta combattendo per mantenere i propri figli vicini. Mentre si dirige a un’udienza cruciale per la custodia, si scontra con Gavin Banek (Affleck), un avvocato arrogante anche lui in ritardo per un impegno importante in tribunale. Dopo che Gavin abbandona Doyle sulla strada, i due uomini si lanciano in un gioco al massacro che li fa sprofondare entrambi.

Ciò che rende Ipotesi di reato così efficace è vedere Jackson interpretare un personaggio di basso status sociale, costantemente umiliato e sul punto di perdere tutto. La sua presenza magnetica viene usata al contrario: non è il tipo tosto che domina la scena, ma l’uomo qualunque schiacciato dal sistema. Le sue qualità naturalmente intense emergono nei momenti giusti, quando Doyle è davvero sul punto di esplodere. Durante la promozione del film, Jackson confessa a Paul Fischer che interpretare Doyle è stato un modo per ricaricare la batteria creativa. Affleck, dal canto suo, rende Gavin così odioso per il 90% del film che quando finalmente fa la cosa giusta, l’effetto è potente.

5. Mother and Child: il dramma corale che nessuno si aspettava

Una scena di Mother and child
Una scena di Mother and child, fonte: Mockingbird Pictures

Nel 2009, il regista Rodrigo García realizza un dramma intrecciato che segue le vite di diverse donne legate dal tema dell’adozione e della maternità. Mother and Child non è il tipo di film che ti aspetteresti di vedere con Samuel L. Jackson in un ruolo romantico, eppure eccolo qui, a interpretare Paul, un uomo maturo e premuroso che si innamora del personaggio di Naomi Watts.

La performance di Jackson aggiunge profondità emotiva a un film già stratificato. Non ci sono sparatorie, inseguimenti o battute taglienti. Solo un uomo che cerca connessione umana, che ascolta, che supporta. È una delle sue interpretazioni più delicate, che gli vale una nomination agli Independent Spirit Awards insieme alla Watts. Il film dimostra che Jackson può reggere anche il peso di un dramma intimista senza bisogno dei suoi consueti fuochi d’artificio interpretativi.

6. Big Game – Caccia al Presidente: il presidente degli Stati Uniti nella foresta finlandese

Una scena di Big Game
Una scena di Big Game, fonte: Eagle Pictures

Spostandoci verso territori più action, Big Game – Caccia al Presidente, del 2014, è un’avventura finlandese che rappresenta la produzione più costosa mai realizzata in Finlandia. Jackson interpreta il presidente William Alan Moore, che dopo un attacco terroristico si ritrova isolato nelle foreste finlandesi. Qui incontra un ragazzino del posto e insieme devono sopravvivere.

Il film mescola azione e humor in modi inaspettati, giocando sul contrasto tra l’uomo più potente del mondo e un ambiente ostile che lo riduce a semplice sopravvissuto. Non è un capolavoro, ma è un esempio perfetto di come Jackson possa portare gravitas anche a produzioni più modeste, elevando materiali che in mani diverse risulterebbero dimenticabili.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.