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Donald Trump è tornato all’attacco contro i network televisivi americani, questa volta prendendo di mira NBC e MSNBC per la presenza continuativa del reverendo Al Sharpton tra i loro conduttori. In un lungo post su Truth Social, il presidente ha chiesto esplicitamente alla Federal Communications Commission di indagare sulla licenza dell’emittente, accusandola di trasmettere contenuti quasi esclusivamente favorevoli ai democratici.

Dopo il caso Kimmel e l’ordine di licenziamento a Microsoft, il bersaglio immediato dello sfogo trumpiano è Al Sharpton, figura controversa del panorama mediatico e attivista per i diritti civili, che dal 2011 conduce PoliticsNation su MSNBC. Nel suo messaggio, Trump ha ricostruito una narrativa personale del suo rapporto con Sharpton, descrivendolo come un tempo grande fan di Trump che lo invitava ai suoi eventi per attirare folle numerose. Secondo il presidente, tutto sarebbe cambiato dopo lo scandalo Tawana Brawley del 1987, un caso che coinvolse Sharpton e che Trump definisce “una delle peggiori truffe di basso livello della storia“.

Donald Trump
Donald Trump, fonte: CNN

Ma il cuore dell’attacco va oltre la figura di Sharpton. Deadline riporta che Trump ha puntato il dito contro Brian Roberts, presidente di Comcast e quindi di NBC, accusandolo di mantenere in onda lo show di Sharpton che lui ha definito, senza alcuna prova a carico, “uno dei programmi con gli ascolti più bassi nella storia della televisione” solo per ragioni di correttezza politica. È qui che emerge la richiesta diretta perché la FCC dovrebbe investigare sulla NBC perché mostra. Trump ha poi esteso la critica ad ABC, attribuendole una copertura “97% negativa verso i repubblicani“.

C’è però un problema tecnico e costituzionale non irrilevante in questa richiesta. La FCC, l’agenzia federale che regola le comunicazioni negli Stati Uniti, concede licenze alle singole stazioni televisive locali, non ai network nazionali. Inoltre, MSNBC è un canale via cavo, non un’emittente broadcast, il che limita ulteriormente la giurisdizione della FCC su di esso. Ma soprattutto, il contenuto giornalistico è protetto dal Primo Emendamento della Costituzione americana, che garantisce la libertà di stampa e impedisce al governo di interferire con le scelte editoriali dei media.

Quello che emerge con chiarezza è un modello di comportamento consolidato sull’utilizzo della retorica dell’indagine federale e della revoca delle licenze come arma di pressione contro i media critici e come strumento di censura della stampa. Si tratta di una strategia che aggira il confronto nel merito dei contenuti giornalistici e sposta il dibattito sul terreno della minaccia istituzionale. Un terreno scivoloso, che mette in discussione il rapporto tra potere politico e libertà di informazione in una democrazia.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it