È ormai risaputo: il mondo videoludico inizia a essere ripetitivo. In questi ultimi anni il nostro amato panorama, pur provandoci svariate volte a svecchiare le formule consolidate, spesso è ricaduto nella trappola del “già visto!”. Perchè è abbastanza inutile negarlo, ma l’innovazione effettiva del medium si può attribuire a talmente pochi prodotti che le dita di una mano basta per contarli. La fortuna vuole che, in mezzo alle delusioni, esiste un ormai noto sottobosco chiamato panorama Indie.
Grazie a questa sfaccettatura del mondo videoludico, riusciamo ancora a rimanere sorpresi di fronte a certi giochi. Ovviamente, anche quando si parla di Indie, non è sempre valida la regola dell’innovazione in quanto tantissimi titoli ripetono formule già note. Ma spesso questo basta e Metal Eden è un esempio di questo principio… Più o meno!
Dopo un interessante RUiner di qualche anno fa, ecco che i ragazzi di Reikon Games tentano ancora una volta la fortuna, cercando di dare vita a un gioco in cui il gameplay è praticamente il protagonista. Infatti, esattamente come nella loro opera precedente, i creatori di Metal Eden vogliono offrire al giocatore quelle 5-6 ore di divertimento e poi chi si è visto si è visto! Sicuramente questo risulta un approccio interessante, soprattutto vista la sempre più spiccata pretenziosità del pubblico odierno. Quindi basterà il puro divertimento, l’adrenalina e i riferimenti alle opere pilastro? Ebbene… la risposta non è facilissima da dare!
Dietro il metallo, si nasconde una storia… forse!

Per chi cerca narrazione sopraffina o semplicemente una storia sopra le righe, il genere degli FPS non è mai stato un degno punto di riferimento. Infatti, come ben saprete, in questa specifica tipologia di giochi il gameplay sovrasta qualsiasi ambizione narrativa, mettendo spesso sul piedistallo più il puro divertimento. Con Metal Eden infatti non ci allontaniamo di un metro da quello detto prima. Infatti, se dentro il gioco di Reikon Games esiste una storia… noi non l’abbiamo capita a pieno.
Togliendo la parentesi ironica, va detto che Metal Eden cerca comunque di avere una base narrativa anche abbastanza pretenziosa a tratti. Futuro distopico, tecnologia che prende il sopravento e l’umanità costretta a obbedire. Un contesto “leggermente” clichè-istoco”, che probabilmente una buona parte di voi avete già visto e rivisto. Lungo le 5 ore di gioco infatti, non ci siamo mai fermati una volta per approfondire la trama, siccome i punti di interesse erano praticamente inesistenti.
L’inconsistenza narrativa di certe situazioni anche porterà molti a rinunciare nel vano tentativo di capire dove vuole andare a parare tutto quello che Metal Eden vuole raccontare. Vi basterà la mera superficie per andare avanti e non fare troppe domande. Sicuramente, i ragazzi di Reikon Games hanno provato a creare un immaginario solido. Ma tutte le fondamenta che reggono in piedi la parte del racconto, sono estremamente deboli da poter dare una vera forma (e anche validità) alla storia.
Di certo, se apprezzate le storie cyberpunk o proprio i futuri distopici probabilmente anche con Metal Eden troverete pane per i vostri denti. L’unica cosa che vogliamo rafforzare è che questo gioco, non va assolutamente giocato per le sue doti narrative.
Come il mostro di Frankenstein

Se conoscete la famosa opera di Mary Shelley, avete ben presente il tentativo del famoso dottore nel creare la creatura perfetta utilizzando i migliori pezzi “disponibili”. Reikon Games è un po’ da considerare come il Dr. Frankenstein moderno nel caso di Metal Eden. Quello che accomuna il famoso mostro del dottore all’opera ludica di RG è principalmente la voglia di combinare tanti elementi cosiddetti “perfetti”.
Metal Eden infatti sembra un ibrido, a tratti ben riuscito, di una serie di meccaniche già visti in pilastri della serie. Tra la velocità di Ghostrunner, alla verticalità di Titanfall 2, fino ad arrivare alla precisione e il fast pacing degli arena shooter alla DOOM. Insomma, una serie di elementi che, sulla carta, dovrebbero dare vita a un FPS fuori scala, giusto?
Ebbene, la risposta si rivela positiva solo in parte. Metal Eden pur avendo delle dinamiche di gameplay molto valide, purtroppo soffre di un problema grosso come una torre 5G… ovvero la ripetitività. Nemici tutti uguali, situazioni lineari tutte uguali e persino l’arsenale a disposizione tutto simile tra di esso. La poca varietà che il gioco offre porterà persino quelle poche ore di gioco (circa 5 totali) a risultare troppo piatte.
È molto ironico parlare di piattezza in un gioco con così tante meccaniche che, almeno sulla carta, dovrebbero risultare frenetiche e divertenti. Però, anche andando a sperimentare la migliore giostra del mondo troppe volte, si finisce a rompersi le scatole. Inoltre, un’altra grossa pecca da attribuire, sempre contestualizzata al fattore “ripetitività” sta nella sua scarsissima durata. Infatti Metal Eden arriva ai titoli di coda in circa 5 ore.

L’estrema linearità dei livelli e l’impossibilità di affrontare essi in maniera differente, porta questo gioco ad essere “One shot run”. La mancanza di segreti e persino le difficoltà piu’ altre sbloccate fin da subito, contribuiscono troppo a rendere il gioco facilmente dimenticabile dopo una singola run. Se consideriamo anche il prezzo poco permissivo (40 euro) in un contesto come quello odierno, diciamo che l’opera dei Reikon Games potrebbe fare la fine dello stesso mostro di Frankenstein… ovvero odiato dalla folla!
In conclusione, Metal Eden è un po’ come Icaro. Pur cercando di splendere e dimostrare tutta la sua potenzialità, purtroppo si consuma troppo in fretta dimostrando i propri limiti. Di fronte a noi abbiamo un videogioco che poteva dare di piu’ specie con tutte le buone idee che aveva nel proprio arsenale. La trama caotica e poco comprensibile e un gameplay loop praticamente assente, rendono Metal Eden un’occasione sprecata.



