Tutto è cominciato con dei fiori di lavanda, qualche tessuto colorato e la voglia di imparare a creare qualcosa con le proprie mani. Ma oggi le collane di Zia Giulia stanno conquistando Instagram e attirando richieste persino dall’estero. Dietro quei piccoli gioielli profumati c’è Giulia Premilli, artigiana fiorentina che ha trasformato una passione imparata anche grazie alla rete in un progetto capace di mettere insieme tradizione, creatività e tecnologia.
Nel suo laboratorio al Poggetto, a Firenze, Giulia realizza collane completamente artigianali e soltanto su ordinazione. Non esistono quindi due pezzi necessariamente identici: colori, tessuti e perle possono cambiare e vengono combinati per dare vita a creazioni personalizzate. Nello specifico, il cuore di tutto è naturalmente la lavanda. I fiori utilizzati provengono da una piccola produzione biologica di Albenga, in Liguria, e vengono trasformati in morbide perle rivestite con tessuti Liberty Fabric dalle fantasie ricercate. Alle sfere profumate vengono poi abbinate perline di ceramica colorata, fino a creare il gioiello finale.
Ma la storia di Giulia è particolare soprattutto per il modo in cui è cominciata, poiché non c’è stata una lunga scuola artigianale alle spalle né un mestiere tramandato necessariamente di generazione in generazione. Una parte delle tecniche che oggi utilizza le ha imparate online, seguendo lezioni e contenuti disponibili in rete e trasformando progressivamente ciò che apprendeva in qualcosa di personale.
Prima delle collane erano arrivati dei piccoli cuscini realizzati con tessuti Liberty e riempiti di lavanda. Da lì è nata l’intuizione: perché limitarsi a qualcosa da tenere in casa quando quel profumo e quelle fantasie potevano diventare anche un accessorio da indossare? È così che sono nate le collane di lavanda di Zia Giulia, nelle quali il profumo diventa parte integrante del gioiello. Non si tratta quindi soltanto di un oggetto da guardare, ma di qualcosa pensato per coinvolgere anche l’olfatto e accompagnare chi lo indossa durante la giornata.
La scelta dei tessuti è uno degli aspetti ai quali l’artigiana dedica maggiore attenzione. Nel laboratorio si trovano numerose fantasie Liberty, alcune delle quali portano con sé storie particolarmente curiose. Tra queste c’è anche un tessuto turchese legato a Lady Diana, utilizzato per un abito di prova in occasione delle nozze con Carlo, e una fantasia floreale ispirata a un disegno Art Nouveau di René Beauclair del 1902.
Ogni stoffa viene lavorata minuziosamente per rivestire le piccole sfere contenenti la lavanda. È proprio questa componente manuale a rendere ogni collana diversa dalle altre e a rappresentare, per Giulia, qualcosa che nessuna tecnologia può realmente sostituire. Il salto decisivo è arrivato però quando l’artigianato ha incontrato i social. Da alcuni mesi, con l’aiuto della social media manager Sara Montelatici, Giulia ha portato le sue creazioni su Instagram con il nome Zia Giulia Cuscinoperfetto. Da quel momento il passaparola si è allargato rapidamente e gli ordini hanno iniziato ad arrivare anche da fuori dall’Italia.
Ed è proprio qui che la sua storia prende una direzione quasi paradossale. In un momento nel quale l’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una possibile minaccia per i lavori creativi e manuali, Giulia ha deciso di considerare la tecnologia non come un’avversaria dell’artigianato, ma come uno strumento al suo servizio. Ha persino trovato un nome per questa filosofia: “Intelligenza Artigianale”.
L’idea è semplice: utilizzare gli strumenti digitali senza permettere che sostituiscano ciò che rende speciale il lavoro umano. La tecnologia può velocizzare alcune operazioni, facilitare i contatti e abbattere le distanze, ma sono ancora le mani dell’artigiana a scegliere, tagliare, cucire e assemblare ogni singolo pezzo. Il suo assistente virtuale, ad esempio, è diventato prezioso per gestire le richieste provenienti dall’estero. Giulia riceve messaggi anche in persiano, turco, arabo e giapponese e attraverso gli strumenti di traduzione riesce a conversare con clienti che altrimenti sarebbero rimasti irraggiungibili, fino a concordare insieme a loro caratteristiche e dettagli della collana desiderata.
“Si parla tanto di Intelligenza artificiale in modo negativo. Chi lavora con le mani spesso la vede come un diavolo, come un’entità capace solo di sottrarre. Io al contrario non la condanno, ma la uso”. – Giulia Premilli
Nel frattempo, l’interesse non arriva più soltanto dagli utenti dei social. Anche alcuni professionisti legati al mondo della moda hanno iniziato ad avvicinarsi al progetto e la critica Eva Desiderio ha voluto visitare personalmente il laboratorio fiorentino. Oggi le collane di Zia Giulia partono da un piccolo laboratorio di Firenze e arrivano nelle case di persone dall’altra parte del mondo, dimostrando che anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale vengono apprezzati gli oggetti fatti con le proprie mani.
