Werner Herzog, il leggendario cineasta tedesco noto per capolavori come Aguirre, furore di Dio e Grizzly Man, continua a sfidare le convenzioni, non solo sul grande schermo ma anche attraverso la parola scritta. Il suo nuovo libro, The Future of Truth, si presenta come un saggio illuminante e provocatorio che indaga il complesso rapporto tra fatti, verità e fiducia nel ventunesimo secolo, offrendo una prospettiva unica che solo un autore della sua statura può proporre. Parlando di nuove generazioni e intelligenza artificiale, le sue dichiarazioni hanno già fatto il giro del web, come evidenziato dal Fortune
Nel suo libro, Herzog esplora come questa concezione della verità si applichi al mondo contemporaneo, dominato da intelligenza artificiale, deepfake e fake news. Pur ammettendo una certa tecnofobia, il regista osserva l’AI con un misto di timore e meraviglia. Riconosce che l’AI “vede i suoi errori occasionali e arriva a strategie e decisioni che non le sono state programmate dagli umani operando con un pizzico di caos e imprecisione, come è insito anche nella natura umana. L’IA ci salverà tutti“. Questa capacità dell’AI di generare idee inaspettate potrebbe portare a una “reinterpretazione del nostro ruolo nella realtà e della comprensione di questa realtà“, ma al contempo, Herzog mette in guardia la Gen Z dai pericoli insiti in questa esplosione di avanzamenti tecnologici.

Il cineasta non si limita al presente, ma intreccia la storia con la sua analisi, citando esempi che vanno dalle fake news dell’antica Roma alle bizzarre “agenzie di romanzo familiare” giapponesi, che forniscono attori per sostituire amici o familiari assenti (un fenomeno che lo stesso Herzog ha esplorato in un suo film). Questi esempi servono a illustrare una tesi centrale: la nostra intrinseca propensione alla credulità. Herzog suggerisce che siamo “molto più aperti e accomodanti alla finzione di quanto potremmo realizzare, le nostre immaginazioni sono state preparate dalla duplicità onnipresente che ci circonda“. Che si tratti di vittime di schemi piramidali, appassionati di wrestling professionale o di opera, o presunti rapiti dagli alieni, tutti, a un certo livello, scelgono di partecipare alla propria illusione.
E in questo mosaico di riflessioni, trova spazio anche la sua amata Los Angeles. Lungi dal vederla come un mero centro di glamour superficiale, Herzog la descrive come “una città con la maggiore sostanza, la maggiore sostanza culturale, negli Stati Uniti, forse anche nel mondo“. Una metropoli brulicante di artisti, scrittori e inventori, dove “tutto ha origine” dalla California meridionale, dai più grandi pittori ai bodybuilder di Gold’s Gym a Venice Beach, convivendo con “abominazioni come studi di aerobica e lezioni di yoga per bambini di cinque anni“. Le sue “stupidità fenomenali” sono, a suo dire, anch’esse vere, parte integrante di un’esperienza umana complessa e spesso contraddittoria. Attraverso The Future of Truth, Herzog ci invita a un viaggio intellettuale, a riconsiderare ciò che diamo per scontato sulla verità e sulla nostra stessa natura.



