Quando un conflitto internazionale si sposta anche sui social, i messaggi diventano parte della strategia comunicativa. È il caso di un video in stile cartone animato pubblicato dall’ambasciata dell’Iran a L’Aia, nei Paesi Bassi, che mostra il presidente degli Stati Uniti in una conferenza stampa. La clip è diventata rapidamente oggetto di discussione perché utilizza un linguaggio simbolico e provocatorio per raccontare un episodio legato alla guerra in Iran e a un attacco a una scuola. Il contenuto non è una notizia tradizionale, ma un prodotto di comunicazione politica pensato per generare attenzione e dibattito. Comprendere cosa mostra il video e perché è stato diffuso aiuta a interpretare meglio come funzionano oggi propaganda, immagini e narrazione nei conflitti internazionali.
Il video è stato diffuso dall’ambasciata iraniana nei Paesi Bassi e presenta uno stile da cartone animato. La scena principale è ambientata in una conferenza stampa, dove al presidente viene posta una domanda sull’attacco alla scuola di Minab. Secondo le informazioni riportate, in quell’attacco sarebbero morti oltre 160 bambini.
Nel racconto animato, quando arriva la domanda, l’attenzione si sposta sul cervello del presidente, rappresentato in modo simbolico. All’interno compaiono demoni che gridano ripetutamente “menti, menti”. Uno di questi demoni preme un tasto etichettato “dì una bugia”, collocato accanto ad altri pulsanti con scritte come “uccidi”, “prendi in giro” e “dannazione”. È presente anche una sfera di cristallo insanguinata con la scritta “Epstein”. Questa rappresentazione serve a trasmettere un messaggio politico forte attraverso immagini e simboli.
@la.repubblica L'ambasciata d'Iran a L'Aia (Paesi Bassi) ha pubblicato un video a cartone animato che mostra Donald Trump in conferenza stampa. Quando arriva la una domanda sull'attacco alla scuola di Minab – nella quale sono morti oltre cento bambine – il video mostra il cervello del presidente degli Stati Uniti, pieno di demoni che gridano "menti, menti".
Nel video, il presidente risponde alla domanda negando che gli Stati Uniti abbiano colpito la scuola. Viene riportata anche una frase in cui afferma che gli Usa non avrebbero nemmeno i missili Tomahawk, arma indicata come responsabile dell’attacco e prodotta negli Stati Uniti. La scelta di includere questo riferimento collega la narrazione visiva alle accuse sul tipo di armamento utilizzato.
La clip si conclude con una definizione diretta e polemica, in cui il presidente viene indicato come “cliente di Epstein”. Questa espressione rappresenta un’accusa inserita nel contesto del messaggio politico del video e contribuisce al tono fortemente critico del contenuto. Analizzare questo episodio aiuta a comprendere tre aspetti fondamentali: primo, nei conflitti moderni la comunicazione digitale è parte integrante della strategia; secondo, le immagini possono essere usate per rappresentare concetti politici complessi; terzo, è essenziale verificare sempre le fonti e distinguere tra contenuto propagandistico e notizia verificata.



