Quando l’elicottero ha sorvolato per la prima volta la spianata di Tor Vergata, poco prima delle 20.45 di sabato 4 luglio, è esploso un boato che sembrava squarciare il cielo di Roma. Duecentocinquantamila persone hanno alzato lo sguardo contemporaneamente, e per qualche secondo la città si è fermata. Ultimo, canotta bianca e berretto in testa, sorvolava il suo popolo dall’alto, proprio come aveva annunciato un anno prima, sempre a bordo di un elicottero, quando promise che quel sogno sarebbe diventato realtà.
E realtà è stata, nella sua forma più spettacolare e travolgente. Niccolò Moriconi, il ragazzo cresciuto a San Basilio che si fa chiamare Ultimo, è entrato nella storia della musica italiana dalla porta principale: è l’artista italiano ad essersi esibito davanti al pubblico pagante più grande di sempre sul territorio nazionale. Un record che frantuma ogni precedente e che colloca “La favola per sempre” – questo il nome del concerto – in una dimensione leggendaria.
I numeri raccontano l’eccezionalità dell’evento meglio di qualsiasi aggettivo. Duecentocinquantamila biglietti venduti, un incasso di 16 milioni di euro, un indotto stimato per la città di circa 90 milioni di euro. La spianata di Tor Vergata, quindici ettari trasformati in quella che i fan hanno ribattezzato “city di Ultimo“, una città nella città. Un palco lungo centoqaranta metri e alto sessanta, 34 torri altoparlanti, 18 maxischermi distribuiti su tutta l’area per permettere anche a chi si trovava nei settori più distanti di vivere lo show. Tra la prima e l’ultima fila passa quasi un chilometro: ottocento metri esatti che sabato sera pulsavano come un unico cuore gigantesco.
L’arrivo in elicottero non è stato solo un colpo scenico, ma il sigillo su un anno di attesa febbrile. Da luglio 2025, quando Ultimo annunciò l’evento proprio con quel volo sopra Tor Vergata, la macchina organizzativa si è messa in moto e con essa la devozione di migliaia di fan che hanno letteralmente accampato davanti ai cancelli nelle settimane precedenti. I cancelli sono stati aperti all’una di notte di sabato per far defluire il pubblico che attendeva da giorni, e da quel momento fino all’arrivo del cantante non hanno smesso un attimo di cantare, ridere, scrivere striscioni citando le sue canzoni. “Ho ancora quel vecchio difetto di perdermi”, “Portami con te dove tutto si trasforma, dove mi ami anche se sbaglio”, “E mi riempio di te, che sei l’unica cosa che mi viene bene”.
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“Ultimo è più di un cantante, è tutto“, ha spiegato Michele, arrivato da Napoli. “Quando ascolto le sue canzoni mi riconosco, sembra legga nei pensieri“. Manuela, venuta da Latina, ha rincarato: “Lo seguo dagli inizi, è come un fratello, sa entrarmi nel cuore come nessun altro“. È questo il segreto del successo di Moriconi: non si limita a vendere musica, vende empatia. I suoi ritornelli sono specchi in cui centinaia di migliaia di ragazzi si riconoscono, trovano le parole per descrivere sentimenti che non riuscivano a nominare.
Quando finalmente è atterrato, puntualissimo, e ha raggiunto il palco, la prima canzone è stata “Pianeti“, brano-manifesto in cui canta “dove gli ultimi hanno forza e insieme cantano”. Poi si è tolto gli occhiali da sole, si è goduto il colpo d’occhio della sua Roma, si è inchinato davanti alla platea e ha urlato: “Roma, sei un capolavoro“. Le parole hanno liberato un boato che quella folla aveva covato per quasi un anno. Assordante, liberatorio, catartico.
La scaletta è stata monumentale: oltre 45 canzoni, con diversi medley, in cui Ultimo ha inanellato vecchi e nuovi titoli attraversando tutta la sua discografia. Da “Pianeti“, il primo album del 2017, ha recuperato anche “Giusy“, da “Peter Pan” del 2018 sono arrivate “La stella più fragile dell’universo” e “Il ballo delle incertezze“, mentre da “Colpa delle favole” (2019) ha suonato “Rondini al guinzaglio” e “I tuoi particolari“. Ha eseguito anche “Solo” ed “Equilibrio mentale“, brani del 2021 mai proposti dal vivo prima. “Perché certe canzoni ti riportano a quando le hai scritte“, ha detto senza aggiungere altro, lasciando che il peso emotivo di quelle parole riempisse il silenzio.
Sul palco con lui, unico ospite della serata, Fabrizio Moro, il suo “padrino” artistico che ha aperto lo show con un set di mezz’ora e con cui ha duettato nel brano “Eternità“. Nessuna carrellata di special guest da grandi eventi, nessuna passerella di celebrità. Ultimo ha voluto ribadire che “La favola per sempre” è un sogno tutto suo e del suo popolo. Moro e nessun altro, per sottolineare l’autenticità di un percorso costruito nota dopo nota, concerto dopo concerto, dalla periferia di San Basilio fino al più grande palco mai allestito per un artista italiano.
@vivoconcerti È la fantasia che trasforma in pianeti i sassi… La favola è iniziata ❤️ #ultimo #concerts #lafavolapersempre ♬ audio originale – Vivo Concerti
Sul finale Ultimo è sceso a salutare il pubblico, poi la chiusura è stata affidata a “Sogni appesi” mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo. L’ultima immagine che ha lasciato ai fan è un gesto simbolico: Ultimo che apre le braccia e si getta nel simbolo dell’infinito che gli ha fatto da cornice nelle tre ore di live. Un’immagine che condensa tutto: l’artista che si consegna al suo pubblico, il ragazzo che si tuffa nel sogno realizzato, il cantautore che promette che questa storia non finisce qui.
E infatti la favola non si chiude. Già si parla di nuovi concerti, forse nel 2027 al Circo Massimo, sempre nella sua Roma. Perché dopo aver infranto ogni record, dopo aver dimostrato che la periferia può diventare il centro del mondo, dopo aver raccolto 250mila persone in un unico abbraccio collettivo, Ultimo ha dimostrato che quando i sogni vengono coltivati con ostinazione e autenticità, possono davvero diventare realtà. E fare la storia. Ultimo negli scorsi giorni ha condiviso un messaggio d’amore social per tutti i suoi fan.
