Il maxi concerto di Ultimo all’Università di Tor Vergata è ormai entrato nella storia recente degli eventi musicali italiani, ma nei giorni successivi continuano a far discutere le immagini e l’imponente macchina organizzativa che ha accompagnato l’appuntamento del 4 luglio. Dalle migliaia di fan accorsi nella capitale fino allo straordinario piano per la viabilità, l’evento ha trasformato per giorni un’intera area di Roma.
Già nelle serate precedenti al concerto, centinaia di fan del cantautore romano avevano letteralmente invaso i Castelli Romani, creando lunghe file di automobili lungo le strade panoramiche della zona. L’obiettivo era trovare un punto abbastanza alto da riuscire ad ascoltare le prove che si svolgevano nell’area delle Vele di Calatrava. Viale dell’Archiginnasio, la strada che costeggia la location, si era trasformata nel simbolo di questa attesa condivisa.
Per gestire l’afflusso di decine di migliaia di persone, le autorità avevano predisposto un piano di viabilità straordinario, con chiusure progressive iniziate già dal 3 luglio. Tra le principali strade interessate figuravano viale dell’Archiginnasio, viale Pietro Gismondi, viale Guido Carli, via Vittorio Ragusa e numerose altre arterie dell’area universitaria di Tor Vergata, dove l’accesso era consentito quasi esclusivamente ai residenti e ai mezzi autorizzati.
Anche il giorno del concerto la circolazione aveva subito ulteriori limitazioni. Erano state chiuse la complanare della diramazione Roma Sud e diverse vie limitrofe, mentre la Questura di Roma si era riservata la possibilità di intervenire anche sullo svincolo autostradale Romanina dell’A1 qualora l’afflusso di pubblico lo avesse reso necessario.
Inoltre era stata riservata grande attenzione anche alla sosta, con numerose strade della zona interessate da divieti temporanei, mentre i parcheggi di scambio Anagnina A, Anagnina B, Anagnina C e Giardinetti erano rimasti chiusi per agevolare la gestione dei flussi in ingresso e in uscita dall’evento.
La strategia scelta dal Comune di Roma aveva puntato quasi interamente sul trasporto pubblico. Le fermate della metropolitana di Anagnina e Giardinetti erano diventate i principali punti di accesso all’area del concerto, mentre, in via straordinaria, tutte le linee della metropolitana erano rimaste attive per tutta la notte, consentendo ai partecipanti di rientrare a casa anche dopo la conclusione dello spettacolo.

Con il termine delle operazioni, nella giornata del 5 luglio la viabilità è tornata progressivamente alla normalità. Resta però il ricordo di un’organizzazione senza precedenti, studiata per gestire uno degli appuntamenti musicali più partecipati dell’anno. Le immagini dei fan radunati sui Castelli Romani per ascoltare le prove, le lunghe file di automobili e l’atmosfera vissuta nei giorni precedenti raccontano quanto il concerto di Ultimo sia andato ben oltre la semplice esibizione live. È stato un vero fenomeno collettivo, capace di coinvolgere migliaia di persone ancora prima dell’accensione delle luci sul palco.
L’evento ha rappresentato anche un importante banco di prova per la gestione della mobilità nella capitale, ma non tutto è andato secondo i piani, con migliaia di spettatori che hanno dovuto fare i conti con pesanti disagi al termine dello spettacolo. Un’esperienza destinata ad alimentare il dibattito sull’organizzazione dei grandi eventi a Roma e sulla necessità di migliorare i collegamenti per appuntamenti di questa portata.
