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Due giorni consecutivi, due conferenze stampa, due gaffe identiche. Donald Trump ha scambiato il genere di due leader straniere nel giro di 48 ore, riferendosi sia alla presidente ad interim del Venezuela che alla presidente dell’Irlanda usando pronomi maschili. Un errore che, nella sua ripetizione meccanica, solleva interrogativi sulla consapevolezza e l’attenzione del presidente più anziano mai eletto nella storia degli Stati Uniti. La prima svista è arrivata lunedì 16 marzo, durante un pranzo con i membri del consiglio del Kennedy Center. Trump stava discutendo dei rapporti con il Venezuela, due mesi dopo aver ordinato alle forze armate statunitensi di catturare Nicolás Maduro, presidente di lunga data del paese sudamericano. Con Maduro rimosso, la vicepresidente Delcy Rodriguez è stata installata come presidente ad interim, e Washington ha formalmente riconosciuto la sua autorità nelle settimane successive.

Il Venezuela è stato fantastico, a proposito. Il rapporto con il Venezuela è stato eccellente“, ha dichiarato Trump davanti alle telecamere. “Il presidente ha fatto un ottimo lavoro. Andiamo d’accordo con lui davvero bene“. Rodriguez è una donna. Il presidente americano non l’ha mai nominata per nome, riferendosi a lei esclusivamente al maschile. Ventiquattro ore dopo, la storia si è ripetuta. Durante la celebrazione del giorno di San Patrizio alla Casa Bianca, accanto al primo ministro irlandese Micheál Martin, un giornalista ha chiesto a Trump di commentare le critiche rivoltegli dalla presidente irlandese Catherine Connolly. “Il presidente irlandese ha detto che la sua guerra contro l’Iran è illegale e un attacco al diritto internazionale“, ha affermato il reporter.

Trump ha chiesto chiarimenti: “Chi l’ha detto?“. “Il presidente irlandese“, ha risposto il giornalista. E qui è arrivata la frase che sintetizza il paradosso della situazione: “Guarda, è fortunato che io esista. Questo è tutto quello che posso dire“. Anche in questo caso, pronome maschile per una leader donna. Anche in questo caso, nessuna menzione del nome. Connolly, come Rodriguez, è semplicemente diventata lui nella grammatica presidenziale. La Casa Bianca, contattata da People per un commento sulle gaffe, non ha risposto. Il silenzio istituzionale contrasta con la rapidità con cui queste clip hanno circolato sui social media e nelle testate internazionali, alimentando un dibattito che va oltre il semplice lapsus linguistico.

Non è la prima volta che Trump inciampa pubblicamente durante il suo secondo mandato. A gennaio, al World Economic Forum di Davos, ha ripetutamente confuso la Groenlandia con l’Islanda in un discorso in cui ribadiva il suo desiderio di ottenere la proprietà completa della Groenlandia, territorio della NATO circa venti volte più grande dell’Islanda. In quell’occasione, la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers aveva difeso il presidente con una dichiarazione che respingeva le critiche comecrollo dei media liberali fallimentari“, sottolineando cheil presidente Trump continua a ottenere risultati“. Ma l’episodio di lunedì ha riservato un secondo momento imbarazzante, forse ancora più delicato.

Durante la stessa conferenza stampa in cui ha sbagliato il genere della leader venezuelana, Trump ha rivelato informazioni private sulla salute del deputato repubblicano Neal Dunn. Con le telecamere accese, il presidente ha chiesto allo speaker della Camera Mike Johnson di condividere dettagli sulla condizione medica di Dunn. “Qual era la diagnosi?“, ha domandato Trump. Johnson ha risposto: “Credo fosse una diagnosi terminale“. Trump ha quindi dichiarato alla sala: “Sarebbe morto entro giugno” se non fosse stato per il trattamento di alto livello fornito dall’Unità Medica della Casa Bianca. A quel punto Johnson è intervenuto: “OK, questo non era pubblico“.

La violazione della privacy medica di un collega di partito, unita agli errori di genere ripetuti, disegna un quadro di comunicazione presidenziale sempre più sconnessa dal protocollo e dall’attenzione ai dettagli. Trump, che nel 2024 è diventato il presidente più anziano mai eletto negli Stati Uniti a 79 anni, si trova al centro di un dibattito crescente sulla lucidità e la preparazione nelle apparizioni pubbliche. Le gaffe sui leader stranieri non sono solo scivoloni linguistici. In un contesto diplomatico, il mancato riconoscimento dell’identità di un capo di Stato, specialmente quando si tratta di donne in posizioni di potere storicamente dominate da uomini, può essere interpretato come mancanza di rispetto o, nel migliore dei casi, come grave disattenzione. Tanto Rodriguez quanto Connolly guidano nazioni con cui gli Stati Uniti hanno rapporti complessi e strategicamente rilevanti.

Il Venezuela, dopo la rimozione di Maduro, rappresenta un banco di prova per l’influenza americana in America Latina. L’Irlanda, membro dell’Unione Europea, è un partner chiave nelle dinamiche transatlantiche, soprattutto in un momento in cui Trump ha espresso ripetutamente delusione nei confronti della NATO. Riferirsi ai loro leader senza nemmeno conoscerne il genere solleva interrogativi su quanto il presidente sia realmente coinvolto nei briefing diplomatici che dovrebbe ricevere quotidianamente. Le reazioni internazionali sono state prevedibilmente negative. In Irlanda, dove Trump non gode di particolare popolarità, l’episodio è stato accolto con ironia sui media locali. In Venezuela, dove la situazione politica rimane fragile, l’errore ha alimentato la narrativa governativa secondo cui Washington non comprende realmente il paese che sta cercando di influenzare.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.