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Donald Trump non smette di provocare. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato sul suo social Truth un’immagine ritoccata di Giorgia Meloni che lo guarda adorante, accompagnata dalla didascalia “restraining order needed“, letteralmente “serve un ordine restrittivo”. Il post è arrivato poco dopo le 23 italiane di domenica, riaccendendo le tensioni con Palazzo Chigi dopo le polemiche seguite al G7 di Evian di metà giugno.

Non si tratta di una minaccia legale né di un provvedimento diplomatico reale, ma della citazione di un meme molto diffuso su TikTok, X e Instagram. Un format che la Gen Z conosce bene e usa quotidianamente per raccontare ossessioni, cotte e fissazioni in chiave autoironica. Ma cosa significa esattamente e perché il suo utilizzo da parte di un capo di Stato contro una premier straniera rappresenta uno scarto rispetto al contesto originario.

Nel diritto anglosassone, in particolare negli Stati Uniti, il restraining order è un provvedimento giudiziario che impone a una persona di mantenere una distanza minima da un’altra e di astenersi dal contattarla. Viene richiesto tipicamente da vittime di stalking, molestie o violenza domestica come strumento di tutela. La formula è entrata nel linguaggio comune anche fuori dagli USA grazie a film, serie tv e cronaca giudiziaria, ed è proprio da questo bagaglio culturale che parte il gioco ironico del meme.

Il meme funziona perché ribalta il significato originario del termine. Nell’uso legale, l’ordine restrittivo protegge chi lo richiede da qualcun altro. Nell’uso social, invece, chi scrive “restraining order needed” ammette in modo iperbolico di essere lui stesso il problema: si dichiara così ossessionato da una persona, una canzone, un brand o un cibo da aver bisogno di un intervento esterno per fermarsi. La chiave del format è dunque l’autoironia, con chi pubblica il post che si presenta come molesto in modo innocuo e buffo.

Il post di Trump si discosta nettamente da questo uso. La formula non è riferita a sé stesso, come vorrebbe la logica del meme, ma indirizzata a Meloni, capovolgendo il senso originario e trasformando una battuta autoironica in un attacco. L’idea che vuole trasmettere è quella di una premier italiana insistente” nei suoi confronti, una narrazione che la Casa Bianca cerca di costruire da settimane. Si è iniziato con il “”mi ha implorato”” di fare la foto insieme al G7 in Francia, con la replica di Meloni: “Io e l’Italia non imploriamo mai“. Poi è arrivato il “mi ha fatto pena“, quindi l’accusa che “Meloni è in calo di popolarità e vuole tornare amica“, con risposta da Roma: “Pensi alla sua di popolarità”.

La formula si presenta quasi sempre come commento o didascalia di un video, e segue uno schema fisso: soggetto che compie un’azione ossessiva, come fissare lo schermo, riascoltare la stessa canzone, controllare il profilo social di qualcuno, e testo in sovrimpressione o nei commenti che dichiara “restraining order needed” o varianti come “bro needs a restraining order”, “someone file a restraining order”. La sigla “fr“, abbreviazione di “for real“, sul serio, è spesso aggiunta per rafforzare il tono paradossale.

Di fronte all’ennesima provocazione trumpiana, la parola d’ordine da Roma resta silenzio. Nessuna reazione ufficiale da Palazzo Chigi. Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si sono consultati nella notte e hanno optato per ignorare il post che nulla ha a che vedere con il delicato summit Nato, nel quale Trump chiederà conto agli alleati delle spese militari e in cui verrà discusso il futuro dell’organizzazione stessa. La linea è di non scendere su questo terreno di polemica, restando aderenti al merito dei dossier che coinvolgono l’Italia.

Il post arriva in un momento delicato per i rapporti transatlantici. Al vertice Nato di Ankara i leader dovranno discutere dei rischi strategici e delle sfide che l’Alleanza si trova ad affrontare, con particolare attenzione agli investimenti nella difesa e alle minacce euro-atlantiche. Il tema centrale sarà il disimpegno degli Stati Uniti in Europa e si capirà quanto il Vecchio Continente sarà disposto a spendere per potenziare la sicurezza. L’apprensione è palpabile e l’atteggiamento di Trump, con gli insulti continui agli alleati, non rappresenta la migliore delle premesse. Dopo l’ultimo botta e risposta tra Trump e Meloni ci si aspetta che potrebbe succedere lo stesso: dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.