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Gennaio 2017. Donald Trump si è appena insediato alla Casa Bianca e pronuncia una frase che fa gelare il sangue a chi conosce la storia: la stampa è “nemica del popolo americano“. Non un avversario politico, non un critico scomodo. Un nemico. La parola risuona con un’eco sinistra nei corridoi della democrazia occidentale, perché quella stessa espressione è stata scandita da alcuni dei peggiori dittatori del Novecento. Stalin la usava per mandare dissidenti nei gulag. Hitler per legittimare la macchina propagandistica nazista. Mao per annientare ogni voce contraria durante la Rivoluzione Culturale. Tutti loro avevano un obiettivo comune: delegittimare la stampa indipendente, creare un clima di sospetto generalizzato, confondere il pubblico fino a renderlo incapace di distinguere la realtà dalla finzione. E questo, secondo l’analisi del professor Marvin Kalb di Harvard, sembra essere esattamente l’obiettivo di Trump.

Kalb non è un commentatore qualunque. Professore emerito alla Harvard Kennedy School e figura leggendaria del giornalismo americano, ha dedicato un’intera ricerca pubblicata dalla Brookings Institution a decifrare questa guerra dichiarata ai media. Il libro si intitola proprio “Enemy of the People: Trump’s War on the Press, the New McCarthyism, and the Threat to American Democracy” e rappresenta un’analisi lucida di un fenomeno che va ben oltre la semplice critica politica. Gli attacchi di Trump alla stampa non sono nati nel vuoto. Durante la campagna elettorale del 2016, le conferenze stampa si erano trasformate in arene gladiatorie dove i giornalisti venivano pubblicamente sbeffeggiati, additati come disonesti, accusati di inventare notizie. Ma c’è una differenza sostanziale tra criticare la copertura mediatica e definire sistematicamente i giornalisti nemici della nazione. Quest’ultimo approccio non mira a correggere errori o bias: mira a distruggere la credibilità stessa dell’istituzione giornalistica.

Si inizia etichettando qualsiasi notizia scomoda come fake news, un’espressione che Trump ha trasformato in un mantra. Si continua alimentando la narrazione di una stampa corrotta, controllata da élite ostili agli interessi del popolo. Si conclude creando una realtà alternativa dove l’unica fonte di verità è il leader stesso, che parla direttamente ai suoi sostenitori attraverso i social media, bypassando qualsiasi filtro critico. Kalb traccia un parallelo inquietante con il maccartismo degli anni Cinquanta, quel periodo buio della storia americana in cui il senatore Joseph McCarthy scatenò una caccia alle streghe contro presunti comunisti infiltrati nelle istituzioni. Anche allora, il nemico era sfuggente, onnipresente, impossibile da definire con precisione. E proprio questa vaghezza permetteva di colpire chiunque osasse dissentire. Il nuovo maccartismo di Trump funziona in modo simile: non si tratta di combattere giornalisti specifici per errori documentati, ma di delegittimare in blocco un’intera categoria professionale.

Il pericolo per la democrazia è reale e tangibile. Una stampa libera e indipendente non è un lusso o un accessorio del sistema democratico: ne è il sistema immunitario. È ciò che impedisce ai potenti di agire senza controllo, è il meccanismo che porta alla luce gli abusi, è il ponte tra i cittadini e la verità dei fatti. Quando questo ponte viene minato sistematicamente, quando milioni di persone smettono di fidarsi delle informazioni verificate per affidarsi esclusivamente a conferme delle proprie convinzioni, la democrazia entra in una zona grigia pericolosa. L’analisi di Kalb non è solo un esercizio accademico o un j’accuse partigiano. È un campanello d’allarme che suona forte anche oltre i confini americani. In un’epoca di populismi crescenti, dove leader di diversi paesi hanno imparato a usare gli stessi strumenti retorici, comprendere questa dinamica diventa essenziale. La tattica della delegittimazione sistematica, dell’accusa preventiva di disonestà, della creazione di realtà parallele è esportabile, replicabile, contagiosa.

C’è una domanda che emerge prepotente da questa ricerca: cosa succede quando una parte significativa della popolazione non crede più a nulla di ciò che legge sui giornali o vede in televisione. Quando ogni dato, ogni fatto verificato, ogni testimonianza può essere liquidata come complotto o manipolazione. Si crea un vuoto cognitivo che viene riempito non dalla verità, ma dalla versione più convincente, più emozionale, più rassicurante della realtà. E in quel vuoto, la democrazia soffoca. Il lavoro di Marvin Kalb, pubblicato nel 2018 ma drammaticamente attuale, offre strumenti per decodificare un linguaggio che sembrava appartenere solo ai libri di storia. Quando sentiamo un leader democraticamente eletto usare espressioni tipiche dei regimi totalitari, dovremmo quantomeno fermarci a riflettere. Non per cadere nell’allarmismo gratuito, ma per riconoscere i segnali, comprendere i meccanismi, difendere gli anticorpi democratici prima che sia troppo tardi.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.