Bastava un esordio. Una manciata di parole pronunciate con la leggerezza di chi non immagina le conseguenze. “Benvenuti allo stadio Olimpico“, ha detto Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, aprendo la telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Peccato che lo stadio fosse San Siro, ribattezzato olimpionico solo per l’occasione. Un lapsus che ha acceso la miccia di una polemica destinata a travolgere il servizio pubblico proprio nel momento di massima visibilità internazionale. I social network si sono trasformati immediatamente in un tribunale popolare. Migliaia di commenti hanno ridicolizzato l’errore, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un momento di orgoglio nazionale in un caso mediatico. Ma la gaffe sullo stadio è stata solo l’inizio di una serata che molti hanno definito una “figuraccia olimpica“.
Il capitolo più controverso riguarda Ghali, il cantante che a Sanremo 2024 aveva sollevato polemiche sulla Palestina con il suo Stop al genocidio. Per la cerimonia gli era stato affidato un testo di Gianni Rodari sulla guerra, accompagnato da una coreografia che molti spettatori hanno definito toccante. Eppure durante la sua esibizione è accaduto qualcosa di anomalo: Petrecca non ha mai pronunciato il nome dell’artista e le telecamere Rai non lo hanno mai ripreso in primo piano. Una scelta che ha alimentato sospetti di censura, soprattutto dopo che lo stesso Ghali aveva pubblicato un post sibillino prima della cerimonia, lasciando intendere di essere stato in qualche modo limitato. Gli errori si sono accumulati come sassi in uno zaino. La pallavolista Anna Danesi, tedofora della serata, non è stata riconosciuta. I capi di Stato e i reali ospitati in tribuna sono rimasti nell’anonimato, a eccezione della premier Giorgia Meloni e pochi altri. I fischi alla delegazione di Israele e al vicepresidente americano J.D. Vance non sono stati commentati, come se non fossero mai avvenuti. Matilda De Angelis, protagonista di una performance apprezzata, è stata chiamata Matilde e confusa inizialmente con Mariah Carey, in un cortocircuito che ha lasciato gli spettatori senza parole.
Anche il lessico utilizzato è finito nel mirino. Frasi come “i brasiliani hanno la musica nel sangue” sono state giudicate scontate e stereotipate. La generalizzazione sulla religione voodoo del Benin ha fatto storcere il naso a chi si aspettava maggiore profondità. E poi c’era quel “festante“, ripetuto come un mantra per descrivere lo stato d’animo di ogni atleta, trasformando una telecronaca in un esercizio di ripetizione. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, non ha usato mezzi termini. “Petrecca e vertici aziendali responsabili della figuraccia Rai alla cerimonia di apertura dei Giochi“, recita una nota diffusa la mattina successiva. Il sindacato ha puntato il dito contro quella che definisce “l’ultima fallimentare iniziativa di un direttore sfiduciato dalla sua precedente testata e, nonostante questo, premiato dalla Rai in vista dell’importantissimo appuntamento olimpico“. Un atto d’accusa durissimo, che solleva interrogativi sulla logica delle nomine aziendali.
La politica non si è fatta attendere. Il Movimento 5 Stelle in Vigilanza ha ironizzato: “Petrecca conquista senza rivali la medaglia d’oro della sciatteria televisiva. Una figuraccia olimpica“. E ha aggiunto: “Come tutti sanno in azienda, sarebbe bastato non prepensionare Franco Bragagna per avere un commento all’altezza dello spettacolo“. Il riferimento è allo storico telecronista che ha commentato 17 edizioni dei Giochi olimpici per la Rai e che ora si trova in prepensionamento. Il Partito Democratico ha alzato ulteriormente il tiro. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione, e Stefano Graziano, capogruppo in Vigilanza, hanno parlato di “TeleMeloni”, sostenendo che “le Olimpiadi sono un momento di massima responsabilità per il servizio pubblico. E invece la Rai ha offerto la sua peggiore versione“. La loro conclusione è netta: “C’è un’unica strada percorribile, la riforma della governance aziendale“.
Alleanza Verdi-Sinistra, con Peppe Cristofaro, è andata oltre: “A Rai Sport c’è un problema, e il problema si chiama Paolo Petrecca. I vertici Rai intervengano. Petrecca non può più fare il direttore di Rai Sport“. Parole che trasformano una polemica su una telecronaca in una questione di tenuta professionale. I consiglieri di opposizione del consiglio di amministrazione Rai hanno annunciato l’intenzione di portare il caso in Cda. Roberto Natale, consigliere, ha dichiarato: “Questo è l’esito cui conduce una politica aziendale che premia l’appartenenza prima della competenza. È indispensabile cambiare subito rotta, altrimenti rischia di saltare quel che resta del patto fiduciario tra la Rai e il suo pubblico“.
Franco Bragagna, evocato da più parti come l’uomo che avrebbe dovuto essere lì invece di Petrecca, ha commentato con eleganza e amarezza: “Ho ancora tanti amici in Rai che sul mio caso parlano di tafazzismo dell’azienda. Non mi spingo oltre“. Una frase che racchiude decenni di professionalità e la consapevolezza di essere stato messo da parte nel momento in cui la sua esperienza sarebbe stata più preziosa. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 doveva essere una vetrina di eccellenza italiana. Lo spettacolo c’è stato: Laura Pausini, Francesco Favino che declamava Leopardi, coreografie studiate nei minimi dettagli. Ma la telecronaca ha trasformato quella vetrina in uno specchio delle contraddizioni del servizio pubblico. Quando il racconto di un evento così importante viene affidato a chi non sembra preparato, o peggio a chi viene percepito come una scelta politica piuttosto che meritocratica, il danno non è solo d’immagine.
Gli italiani hanno guardato quella cerimonia da tutto il mondo. Hanno visto San Siro trasformato in un palcoscenico globale. Ma molti hanno ascoltato una telecronaca che faceva acqua da tutte le parti, e si sono chiesti come sia possibile che il servizio pubblico, in un momento così delicato, non sia riuscito a garantire lo standard minimo di professionalità. La risposta, secondo chi critica le dinamiche interne alla Rai, sta in un sistema di nomine che privilegia la fedeltà alla competenza. Resta da capire quali conseguenze avrà questa vicenda. Se il dibattito parlamentare porterà a cambiamenti concreti o se, come spesso accade, tutto finirà nel dimenticatoio dopo qualche settimana. Nel frattempo, le Olimpiadi continuano. Gli atleti gareggiano, il pubblico si emoziona, le medaglie vengono conquistate. Ma la sensazione è che la Rai abbia perso un’occasione importante: quella di raccontare al meglio un evento che non tornerà in Italia prima di molti anni.



