X

L’attesa è finita, ma non per tutti. Mentre Netflix celebra il ritorno di Stranger Things con la quinta e ultima stagione, sui social network si è accesa una controversia che minaccia di mettere in ombra l’evento televisivo dell’anno. Una campagna di boicottaggio sta prendendo piede online, e al centro della tempesta c’è Noah Schnapp, l’attore che interpreta Will Byers fin dalla prima stagione della serie dei fratelli Duffer.

La questione è esplosa con una serie di post su X che accusano Schnapp di aver scherzato con adesivi recanti la scritta “Zionism is Sexy“. Secondo quanto riportato da alcuni account social, Netflix avrebbe deciso di mantenere l’attore nel cast nonostante le proteste, scatenando l’ira di una parte del pubblico. Un post in particolare ha messo in guardia: “I boicottaggi funzionano“, invitando i fan a ricordarselo mentre valutano se guardare o meno la stagione finale. Le affermazioni circolano principalmente su piattaforme social e al momento non risultano verificate da fonti indipendenti. Tuttavia, l’hashtag legato al boicottaggio ha guadagnato visibilità proprio mentre Netflix lanciava la prima ondata di episodi della stagione conclusiva. La sovrapposizione temporale ha amplificato il dibattito, dividendo la fanbase tra chi sostiene la campagna e chi la considera una distrazione dall’evento culturale che molti aspettavano da oltre tre anni.

Ma cosa succede esattamente con il rilascio di Stranger Things 5? Netflix ha optato per una strategia inedita, suddividendo la stagione finale in tre blocchi distribuiti nell’arco di cinque settimane. I primi quattro episodi sono stati rilasciati nella notte del 26 novembre, in concomitanza con il Giorno del Ringraziamento americano. Il secondo volume, composto da tre episodi, arriverà il 25 dicembre alle 2:00 del mattino ora italiana (le 8 di sera della costa est americana, le 5 del pomeriggio sulla costa ovest). L’ultimo episodio, il tanto atteso finale di serie, verrà rilasciato il 31 dicembre alla stessa ora italiana.

Questa scansione temporale ha generato reazioni contrastanti. Da un lato permette di prolungare l’esperienza e mantenere alta l’attenzione mediatica durante le festività natalizie, dall’altro frustra quella parte di pubblico abituata al binge-watching compulsivo che ha caratterizzato le precedenti stagioni di Stranger Things. E mentre il dibattito sul formato prosegue, la controversia legata a Schnapp aggiunge un ulteriore livello di complessità alla ricezione della serie.

Will in Stranger Things
Will in Stranger Things – Netflix

Gli episodi della quinta stagione sono sostanzialmente più lunghi rispetto al passato. Il primo capitolo dura 68 minuti, il secondo 54, il terzo 66 e il quarto ben 83 minuti. Si tratta quasi di lungometraggi televisivi, una scelta narrativa che i Duffer hanno giustificato con la necessità di chiudere adeguatamente tutte le storyline aperte nelle stagioni precedenti. L’episodio finale, secondo anticipazioni non confermate ufficialmente, dovrebbe durare circa due ore, trasformandosi di fatto in un film conclusivo.

I fratelli Duffer hanno anticipato che il finale seguirà “un percorso chiaro e inevitabile“. Hanno anche rivelato che vedremo più flashback legati ai ricordi di Vecna, approfondendo la sua trasformazione da Henry Creel a mostruosità del Sottosopra. Contrariamente a quanto temuto da alcuni fan, i creatori hanno escluso momenti di violenza gratuita o shock fine a se stessi, precisando che non ci sarà nulla di paragonabile al Red Wedding di Game of Thrones. L’obiettivo dichiarato è offrire una chiusura emotivamente appagante che rispetti il legame costruito con i personaggi in otto anni di serialità.

Stranger Things, Noah Schnapp
Will in Stranger Things – Netflix

La controversia legata a Noah Schnapp solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra opere d’arte e posizioni personali degli interpreti. Fino a che punto le dichiarazioni o i comportamenti di un attore dovrebbero influenzare la fruizione di un prodotto collettivo che coinvolge centinaia di professionisti? È una domanda che attraversa l’industria dell’intrattenimento contemporaneo, senza risposte univoche.

Per ora, la campagna di boicottaggio resta confinata a porzioni specifiche dei social network, mentre la maggioranza del pubblico globale sembra concentrata sull’evento in sé: dire addio a una serie che ha definito un’epoca della serialità televisiva. Stranger Things ha trasformato Netflix da semplice distributore a produttore culturale di riferimento, ha riportato in auge l’estetica anni Ottanta e ha lanciato le carriere di attori giovanissimi diventati star planetarie.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.