Un gigantesco grattacielo con il nome “Trump” in cima, una bandiera americana illuminata da led e spazi interni che sembrano usciti da un film. È l’immagine della futura biblioteca presidenziale di Donald Trump, mostrata per la prima volta attraverso un video di rendering architettonici diffuso sui social. Il progetto prevede un edificio destinato a dominare lo skyline della Biscayne Bay, a Miami, con un design spettacolare e fortemente simbolico. L’obiettivo dichiarato è creare un centro presidenziale che celebri la sua esperienza politica e che diventi anche una grande attrazione per visitatori e turisti.
Secondo le immagini diffuse dalla fondazione della famiglia Trump, il complesso sarà composto da spazi monumentali. L’ingresso avverrebbe attraverso una porta dorata con il sigillo presidenziale, che conduce a un enorme atrio dove verrebbero esposti mezzi aeronautici militari. Tra questi compare un jet che ricorda l’Air Force One, probabilmente il Boeing 747-8 di lusso accettato dall’amministrazione Trump dal Qatar l’anno precedente e destinato, secondo i piani annunciati, a essere conservato proprio nella biblioteca una volta terminato il mandato presidenziale. Il risultato è un ambiente più simile a un museo spettacolare che a una tradizionale biblioteca.
Il progetto include anche diversi elementi simbolici legati alla presidenza. Nei rendering si vedono repliche dello Studio Ovale e del Rose Garden, il celebre giardino della Casa Bianca, oltre a un cortile con palme e a un grande salone da ballo dorato. In un auditorium interno è prevista una statua dorata di Trump che lo raffigura mentre alza il pugno in aria, gesto che richiama il momento in cui sopravvisse a un tentativo di attentato durante un comizio della campagna elettorale del 2024. Gli schermi giganti proietteranno immagini del tycoon mentre i visitatori partecipano agli eventi.
Il complesso potrebbe includere anche spazi con una funzione diversa da quella museale. Lo stesso Trump ha dichiarato ai giornalisti di non essere particolarmente interessato all’idea di costruire una biblioteca tradizionale, suggerendo che l’edificio potrebbe diventare anche un ufficio o addirittura un hotel di lusso, mantenendo comunque una struttura dedicata alla memoria presidenziale come richiesto dagli accordi con lo Stato della Florida. Le biblioteche presidenziali negli Stati Uniti, infatti, sono istituzioni create per conservare gli archivi e i documenti di un presidente, ma negli anni si sono trasformate in grandi complessi museali visitati dal pubblico.
Il progetto architettonico è attribuito allo studio internazionale Bermello Ajamil, con uffici a New York e in Florida. I responsabili hanno definito l’edificio destinato a diventare “la biblioteca presidenziale più iconica e alta nella storia degli Stati Uniti”. Tradizionalmente questi centri sono più noti per i grandi campus orizzontali che per l’altezza delle strutture, ma il nuovo progetto vuole distinguersi proprio per la sua imponenza verticale. La posizione scelta è nel centro di Miami, vicino alla Freedom Tower e di fronte a luoghi molto frequentati come il Bayside Marketplace, il Kaseya Center — dove gioca la squadra di basket dei Miami Heat — e il porto turistico.
La scelta del terreno è però uno degli aspetti più discussi. L’area destinata alla costruzione, circa 2,6 acri (poco più di un ettaro), apparteneva al Miami Dade College ed era utilizzata come parcheggio per i dipendenti. Il consiglio di amministrazione dell’istituto ha votato nel 2025 per cedere il lotto allo Stato della Florida, che lo ha poi trasferito alla fondazione della biblioteca presidenziale di Trump per una cifra simbolica di 10 dollari. Il valore stimato del terreno era di circa 67 milioni di dollari, circostanza che ha provocato forti proteste da parte di attivisti locali e cittadini.
President Trump shared a video of the design for his presidential library in Miami: https://t.co/RId79zjwgG pic.twitter.com/nAFQS8ok17
— Meridith McGraw (@meridithmcgraw) March 31, 2026
Le contestazioni non si sono fermate alle proteste pubbliche. Lo storico e attivista Marvin Dunn ha avviato un’azione legale accusando il college di non aver informato adeguatamente la popolazione sul voto che aveva autorizzato la cessione del terreno. Un giudice inizialmente ha sospeso il trasferimento, chiedendo ulteriori verifiche. Successivamente i responsabili dell’istituto hanno ripetuto la votazione in modo più trasparente e, nonostante la presenza di oltre cento cittadini contrari durante la riunione pubblica, il consiglio ha confermato all’unanimità la decisione. Dopo questo passaggio il tribunale ha chiuso la causa permettendo al progetto di proseguire.
Un altro nodo riguarda il finanziamento della struttura. Tradizionalmente le biblioteche presidenziali americane vengono costruite grazie a donazioni private raccolte da fondazioni dedicate e poi affidate allo Stato federale per la gestione. Nel caso della futura biblioteca di Trump, però, restano diversi interrogativi sulla provenienza dei fondi. In passato era stato creato un fondo dedicato che aveva ricevuto donazioni legate anche ad accordi legali con grandi aziende mediatiche e tecnologiche. Quel fondo è stato però sciolto nel 2025 dopo il mancato deposito di un rapporto annuale obbligatorio, e non è chiaro dove siano finiti i capitali raccolti, che secondo alcuni parlamentari democratici avrebbero potuto raggiungere decine di milioni di dollari.
Mentre il dibattito sulla biblioteca cresce, un’altra decisione politica ha alimentato nuove polemiche. Il governatore della Florida Ron DeSantis ha firmato una legge che cambierà il nome dell’aeroporto internazionale di Palm Beach in onore di Donald Trump a partire dal 1° luglio. La scelta è stata difesa dai repubblicani come un riconoscimento simbolico al presidente, che ha stabilito la sua residenza principale in Florida nella proprietà di Mar-a-Lago. I democratici, invece, hanno criticato duramente la decisione, sostenendo che il cambio di nome comporterà spese di diversi milioni di dollari per aggiornare segnaletica, sistemi informativi e comunicazioni aeroportuali.

La presenza del nome di Trump negli spazi pubblici sta quindi diventando sempre più diffusa. Negli ultimi mesi sono comparsi nuovi riferimenti in varie infrastrutture e luoghi istituzionali, come strade, edifici e strutture pubbliche. Nel caso della biblioteca di Miami, i sostenitori parlano di un futuro simbolo architettonico destinato ad attirare visitatori da tutto il mondo. I critici, invece, vedono nel progetto un’operazione monumentale e controversa, che mescola celebrazione politica, branding personale e sviluppo immobiliare.
Per ora si tratta ancora di un progetto in fase preliminare: non sono stati resi noti i costi finali né i tempi di costruzione, e l’apertura avverrà solo dopo la fine del mandato presidenziale. Tuttavia i rendering diffusi hanno già acceso un dibattito internazionale su cosa debba essere davvero una biblioteca presidenziale nel XXI secolo: un archivio storico, un museo politico o una grande attrazione spettacolare capace di trasformare la memoria di una presidenza in un evento permanente.
Ricordiamo che nei giorni scorsi è apparso un trono con water dorato davanti al Lincoln Memorial, dedicato a Trump.



