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Non è un segreto che Millie Bobby Brown sia cresciuta sotto gli occhi del mondo. Da quando aveva dodici anni, quando il suo volto pallido e la testa rasata di Undici hanno conquistato gli schermi nella prima stagione di Stranger Things, l’attrice britannica ha dovuto fare i conti con una visibilità spietata. Ora che si prepara a dire addio alla serie Netflix che l’ha lanciata, con la quinta e ultima stagione in arrivo, Brown ha dimostrato ancora una volta di non essere disposta a piegarsi alle aspettative altrui. Nemmeno sul red carpet. Durante la première londinese di Stranger Things 5, tenutasi giovedì scorso all’Odeon Luxe Leicester Square, un fotografo ha commesso l’errore di dirle di sorridere. La risposta dell’attrice, oggi ventunenne e due volte candidata agli Emmy, è stata immediata e tagliente: “Sorridi tu“. Poi si è allontanata decisa lungo il tappeto rosso, lasciando il fotografo senza parole. Il video dell’episodio è diventato rapidamente virale sui social media, scatenando un dibattito sulla pressione costante che le celebrità, soprattutto le donne giovani, subiscono durante gli eventi pubblici.

Per chi segue la carriera di Brown, questo momento non è arrivato dal nulla. Lo scorso marzo, l’attrice aveva pubblicato un video in cui denunciava apertamente il trattamento mediatico ricevuto nel corso degli anni. “Questo non è giornalismo. Questo è bullismo“, aveva dichiarato, riferendosi agli articoli che dissezionavano il suo aspetto fisico e le sue scelte personali. “Il fatto che scrittori adulti passino il loro tempo a criticare il mio viso, il mio corpo, le mie decisioni è inquietante. Persone disilluse non riescono ad accettare che una ragazza diventi donna alle sue condizioni, non alle loro. Mi rifiuto di scusarmi per essere cresciuta“. Crescere sotto scrutinio pubblico significa affrontare giudizi continui su ogni aspetto della propria vita. Brown ha iniziato a recitare in Stranger Things quando era ancora una bambina, interpretando Undici, la ragazza con poteri psichici fuggita dal laboratorio nazionale di Hawkins dopo essere stata sottoposta a esperimenti legati al Sottosopra. Nel corso di otto anni e cinque stagioni, il pubblico ha assistito non solo all’evoluzione del suo personaggio, ma anche alla sua trasformazione da ragazzina a donna adulta. Un processo naturale che, nel suo caso, è stato accompagnato da commenti indesiderati, critiche gratuite e un’attenzione morbosa da parte di alcuni media.

La quinta stagione di Stranger Things, che segnerà la conclusione definitiva della saga, è ambientata nell’autunno del 1987. Hawkins porta le cicatrici dell’apertura delle Fessure, e i protagonisti sono uniti da un unico obiettivo: trovare e uccidere Vecna. Ma il nemico è scomparso, e nessuno conosce i suoi piani o la sua posizione. A complicare ulteriormente la situazione, il governo ha imposto una quarantena militare sulla città e intensificato la caccia a Eleven, costringendola nuovamente a nascondersi. Mentre si avvicina l’anniversario della scomparsa di Will, torna anche quella sensazione pesante e familiare di terrore. La battaglia finale si avvicina, e con essa un’oscurità più potente e letale di tutto ciò che hanno affrontato finora. Per porre fine a questo incubo, servirà l’intero gruppo, tutti insieme, un’ultima volta.

Netflix ha scelto una strategia di rilascio inedita per questa stagione conclusiva, suddividendola in tre volumi distribuiti in date strategiche. Il Volume 1, composto da quattro episodi, arriverà il 26 novembre. Il Volume 2, con tre episodi, sarà disponibile a Natale. Infine, il gran finale debutterà a Capodanno. Ogni volume sarà pubblicato in un orario studiato per massimizzare la visione globale simultanea e alimentare le conversazioni sui social. La reazione di Brown sul red carpet londinese va ben oltre un semplice momento di nervosismo o insofferenza. Rappresenta una presa di posizione netta contro un sistema che pretende che le celebrità, in particolare le donne, siano sempre disponibili, sorridenti, compiacenti. Un sistema che dimentica che dietro il personaggio pubblico c’è una persona con emozioni, confini e dignità. Il fotografo che le ha chiesto di sorridere probabilmente non aveva cattive intenzioni, ma la sua richiesta si inserisce in un contesto più ampio di aspettative non richieste e invadenza normalizzata.

Stranger Things spinoff Eleven
Undici, fonte: Netflix

Negli ultimi anni, sempre più attori e attrici hanno iniziato a parlare apertamente delle pressioni legate alla fama, soprattutto quando questa arriva in giovane età. Il percorso di Brown da Stranger Things in poi è stato costellato di successi professionali, ma anche di sfide personali legate alla gestione di un’identità pubblica costruita quando era ancora una bambina. La sua decisione di rispondere a tono al fotografo, invece di limitarsi a sorridere e andare avanti, è un segnale che qualcosa sta cambiando. Non si tratta solo di rivendicare rispetto, ma di ridefinire i termini del rapporto tra celebrità e pubblico, tra artisti e media. Il video della sua risposta ha raccolto milioni di visualizzazioni in poche ore, e i commenti sui social si sono divisi tra chi la sostiene e chi ritiene che far parte del mondo dello spettacolo comporti accettare certe dinamiche. Ma questa dicotomia è forse il cuore del problema: perché dovremmo dare per scontato che essere famosi significhi rinunciare al diritto di stabilire i propri confini. Brown non ha alzato la voce, non ha creato una scenata. Ha semplicemente ribaltato la richiesta, restituendo al mittente la stessa aspettativa irragionevole che le era stata imposta.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.