Quello che doveva essere il rientro sereno da una vacanza tra Zanzibar e Tanzania si è trasformato in un incubo per Manuel Bortuzzo. Il nuotatore, paralizzato dopo essere stato colpito in una sparatoria all’Axa nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2019, ha trovato la sua sedia a rotelle completamente danneggiata e inutilizzabile al momento del ritiro bagagli all’aeroporto di Fiumicino. Un disservizio che ha scatenato la rabbia dell’atleta e aperto un dibattito sulla gestione degli ausili per la mobilità durante i viaggi aerei.
Bortuzzo, di ritorno dal viaggio africano insieme alla fidanzata Serena Padovano, ha affidato ai social la denuncia di quanto accaduto a bordo del volo operato da Ethiopian Airlines. La carrozzina, imbarcata regolarmente in stiva, gli è stata riconsegnata nell’area riservata ai bagagli speciali con danni talmente gravi da renderla del tutto inutilizzabile. I meccanismi erano compromessi, le strutture portanti danneggiate. Quindi non un semplice graffio, ma una vera e propria distruzione che ha privato Manuel del suo strumento fondamentale di autonomia.
Dopo alcune storie pubblicate su Instagram per mostrare in tempo reale le condizioni della carrozzina, il nuotatore ha scelto di fissare la questione in un post permanente sul proprio profilo. Una decisione motivata dalle decine di messaggi ricevuti immediatamente dopo i primi video: persone che hanno vissuto disavventure identiche, con carrozzine maltrattate e ausili restituiti rotti o danneggiati. Un problema che Bortuzzo ha deciso di portare alla luce.
“Ho fatto delle storie a riguardo ma è giusto fare un post perché questo deve rimanere. Mi avete scritto in tanti raccontandomi le vostre disavventure e queste cose non devono succedere. Una carrozzina per chi è obbligato a starci sopra è una cosa troppo importante e delicata e va trattata con rispetto e cura. Sono le nostre gambe, la nostra libertà”. – Manuel Bortuzzo
Come ha ricordato Bortuzzo, per chi vive su una sedia a rotelle, quello strumento non è un bagaglio qualsiasi. Non è paragonabile a una valigia ammaccata o a uno zaino con la cerniera rotta. È mobilità, indipendenza, dignità, è la possibilità di muoversi, lavorare, viaggiare e vivere la propria quotidianità. Bortuzzo ha sottolineato poi un aspetto ancora più delicato della vicenda: il danno è avvenuto durante il volo di ritorno. Ma se fosse successo all’andata, come avrebbe affrontato otto giorni di vacanza senza la sua carrozzina? “Come facevo otto giorni lì così? La carrozzina è inutilizzabile”, ha evidenziato il nuotatore.
Ed è proprio partendo da questa domanda che Manuel ha allargato il discorso oltre la propria esperienza personale. Lui stesso si definisce “fortunato”, perché può trovare una soluzione al problema, ma non per tutti è così. Cosa succede a chi si ritrova lontano da casa con l’unica carrozzina a disposizione completamente distrutta? E a chi, una volta tornato, deve aspettare giorni o settimane prima di poterla riparare o sostituire?
“Non è accettabile che nel 2026 vengano trattate con tale superficialità”, ha aggiunto Bortuzzo. Il problema, del resto, va ben oltre il costo necessario per riparare o sostituire una carrozzina: un danno del genere può avere conseguenze immediate sulla vita quotidiana di chi la utilizza.
La denuncia di Manuel non vuole però fermarsi alla sua esperienza personale. “Ripeto, io sono fortunato, ma è giusto parlarne per tutte quelle persone che questa fortuna non ce l’hanno”, ha scritto. E poi ha aggiunto: “Per la gravità della cosa tutto questo non può passare inosservato”. Resta adesso da capire come verrà gestito quanto accaduto e se arriverà una risposta da parte della compagnia aerea.
Bortuzzo, intanto, è riuscito a trasformare quello che poteva rimanere un disservizio personale in una denuncia pubblica, dando voce anche alle tante persone che gli hanno raccontato esperienze simili. Perché, come ha ricordato lui stesso, per chi ne ha bisogno ogni giorno una carrozzina non è semplicemente qualcosa da caricare nella stiva di un aereo. “Sono le nostre gambe, la nostra libertà”. Ed è probabilmente questa frase, più di qualsiasi altra, a spiegare perché quanto accaduto non possa essere liquidato come un semplice bagaglio danneggiato.
