Sanremo 2026 sotto la lente della lingua italiana: l’Accademia della Crusca, con il professor Lorenzo Coveri, ha valutato i testi delle canzoni in gara, offrendo uno sguardo critico ma utile a capire come si scrive e si comunica nel contesto musicale contemporaneo. Secondo Coveri, la maggior parte dei brani rimane nella “medietà”, senza picchi né positivi né negativi, con pochi momenti di originalità e linguaggio trasgressivo limitato.
Solo alcuni artisti, come Ermal Meta e Dargen D’Amico, escono dalla bolla dei classici temi d’amore tossico o dei cliché sanremesi. La valutazione dell’Accademia offre così un’occasione per comprendere come testi, scelte linguistiche e creatività si combinano nei grandi eventi mediatici. La lettura dei testi rivela come il festival, pur essendo spettacolo musicale, resti anche un terreno di osservazione linguistica e letteraria.

Secondo Coveri, il Sanremo 2026 è “prudente, medio, normalizzato, che non vuole spaventare nessuno, senza picchi in alto né in basso”, con un voto medio tra 6 e 7. Gli autori utilizzano ancora rime e figure retoriche classiche, ma l’originalità scarseggia: metafore e traslati ci sono, ma spesso banali o scontati. Il linguaggio colloquiale si mescola con poche parole straniere, citazioni pop e qualche riferimento a personaggi o marchi, mentre le citazioni colte della canzone d’autore e del repertorio storico restano isolate.
Il commento dell’Accademia mostra anche il ruolo della collaborazione tra autori: spesso sette o otto firme per un singolo testo, segno della complessità della produzione musicale contemporanea. Nonostante ciò, l’analisi suggerisce che la canzone che avrà successo sarà quella che riuscirà a comunicare in modo diretto, creativo e coerente con l’identità dell’artista, dimostrando che la lingua italiana, anche nel pop, resta strumento fondamentale di espressione e interpretazione culturale.



