Ci sono dolori che pesano doppio quando devono essere vissuti in solitudine e Sandra Bullock lo sa bene. A tre anni dalla morte di Bryan Randall, il fotografo che è stato il suo compagno per otto anni, l’attrice ha finalmente trovato le parole per raccontare quello che è stato uno dei periodi più bui della sua vita. Un periodo fatto di assistenza, amore, segreti custoditi e un lutto che è iniziato molto prima del momento in cui il cuore di Bryan ha smesso di battere.
Randall è morto il 5 agosto 2023, a 57 anni, dopo una battaglia silenziosa contro la sclerosi laterale amiotrofica, meglio nota come Sla. Una malattia neurodegenerativa progressiva che attacca le cellule nervose del cervello e del midollo spinale, portando alla paralisi graduale dei muscoli. Ma la diagnosi, traumatica e devastante, era arrivata anni prima. E nessuno, o quasi, lo sapeva. Durante la sua partecipazione al podcast SmartLess, condotto da Jason Bateman, Sean Hayes e Will Arnett, Sandra Bullock ha spiegato perché quella malattia sia rimasta un segreto così a lungo.
La risposta è semplice e straziante: era Bryan a volerlo. “Non mi era permesso parlarne. Questa era la richiesta e ho cercato di rispettarla”, ha raccontato l’attrice con una voce che tradiva ancora il peso di quegli anni. Per molto tempo, l’unica persona a conoscenza della diagnosi è stata sua sorella Gesine Bullock-Prado. Nessun altro. “All’inizio pensavo di poterlo gestire. Credevo di riuscire a restare in silenzio”, ha spiegato Bullock. Ma il silenzio, si sa, può diventare una gabbia. Soprattutto quando devi prenderti cura di una persona che ami, crescere due bambini piccoli e affrontare tutto questo durante una pandemia globale.
“È stata una trifecta piuttosto oscura”, ha ammesso, usando un termine che rende bene l’idea di una convergenza di eventi negativi. Con il tempo, il peso dell’isolamento è diventato insostenibile. Bullock ha finito per confidarsi con una cerchia ristrettissima di amiche fidate: Jennifer Aniston e Amanda Anka, moglie di Bateman. La malattia di Bryan ha segnato metà della loro relazione. Otto anni insieme, quattro dei quali vissuti sotto l’ombra della Sla. “Ho iniziato a vivere il lutto per Bryan quattro anni prima che morisse”, ha confessato Sandra, lasciando trasparire una verità che chi ha assistito una persona cara con una malattia degenerativa conosce bene. “La mia persona se n’era andata molto prima che se ne andasse il suo corpo”.
È una frase che colpisce come un pugno, perché racconta di una perdita progressiva, di una scomparsa lenta e inesorabile. “Non credo di aver mai davvero elaborato tutto questo fino a dopo la sua morte. Ero solo su quel tapis roulant”, ha aggiunto Bullock. Sandra Bullock e Bryan Randall si erano conosciuti nel 2015, in un modo quasi da commedia romantica. Lei aveva assunto lui, fotografo professionista, per immortalare la festa del quinto compleanno di Louis, il figlio che aveva adottato. Da quel servizio fotografico era nata una storia d’amore discreta, lontana dai riflettori, protetta gelosamente dalla coppia.
Dieci mesi dopo il loro primo incontro avevano fatto il debutto pubblico sul red carpet della premiere di Our Brand is Crisis a Los Angeles, ma sempre mantenendo una riservatezza quasi maniacale. Insieme avevano costruito una famiglia allargata: Louis, oggi 16 anni, e Laila, 12 anni, entrambi adottati da Sandra, più Skylar, 32 anni, la figlia che Bryan aveva avuto da una precedente relazione. Una famiglia che hanno cresciuto lontano dai gossip, dalle copertine, dalle speculazioni su matrimoni e fidanzamenti che puntualmente venivano smentiti.
“Non ho bisogno di un pezzo di carta per essere una compagna devota e una madre devota”, aveva dichiarato Bullock nel 2021, spiegando perché non sentisse il bisogno di sposarsi. Bryan era già “l’amore della mia vita”, aveva detto. E questo bastava. Quando Randall è morto, la famiglia ha diffuso un comunicato che spiegava la scelta di mantenere privata la battaglia contro la Sla.
“Bryan ha scelto di affrontare il suo percorso con la Sla in privato e noi che ci siamo presi cura di lui abbiamo fatto del nostro meglio per onorare la sua richiesta”, si leggeva nella nota. “Siamo immensamente grati ai medici instancabili che hanno navigato con noi il panorama di questa malattia e agli infermieri straordinari che sono diventati i nostri coinquilini, spesso sacrificando le proprie famiglie per stare con la nostra.
In questo momento chiediamo privacy per elaborare il lutto e per venire a patti con l’impossibilità di dire addio a Bryan”. Dopo la morte di Bryan, Sandra Bullock aveva annunciato una pausa dalla recitazione. Aveva bisogno di tempo, di silenzio, di stare con i suoi figli. Ma ora è pronta a tornare, visto che il 10 settembre 2026 uscirà nelle sale italiane Amori & incantesimi 2, il sequel del cult del 1998 in cui tornerà a vestire i panni di Sally Owens al fianco di Nicole Kidman.
