La vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026 con il brano Per Sempre Sì continua a generare polemiche ben oltre la serata finale del festival. Le critiche alla canzone e all’artista napoletano hanno assunto toni che, secondo il suo legale, superano ormai i confini della legittima opinione musicale per sconfinare nel territorio dell’offesa personale e della discriminazione culturale. Carlo Claps, avvocato e amico di lunga data del cantante, ha rilasciato dichiarazioni che segnano un’escalation nella gestione della vicenda. L’intervento al Mattino chiarisce la posizione dell’artista e traccia una linea netta tra dissenso critico e attacco personale: se le dichiarazioni offensive dovessero continuare, la risposta sarà legale.
La distinzione fondamentale secondo Claps è cristallina. Da un lato esiste la critica musicale, anche aspra, persino feroce, che rientra pienamente nel dibattito culturale e nel diritto di opinione. Dall’altro c’è l’insulto, la denigrazione personale, la discriminazione culturale. Quest’ultima, secondo il legale, non può e non deve essere tollerata. Sal Da Vinci, viene spiegato, comprende e accetta con maturità che la sua canzone possa non incontrare i gusti di tutti. È un artista con cinquant’anni di carriera alle spalle, abituato al confronto con il pubblico e con la critica. Non è un uomo che si fa abbattere dalle parole negative su un brano o su una performance. Ma c’è un confine che non può essere valicato.
Le dichiarazioni che hanno fatto scattare l’allarme, secondo Claps, sono quelle che non attaccano la canzone in sé, ma colpiscono Sal Da Vinci in quanto napoletano, in quanto espressione di una cultura popolare che qualcuno evidentemente considera inferiore. L’avvocato afferma di aver letto personalmente frasi che equiparano la canzone napoletana a qualcosa di dannoso, persino pestilenziale. Qui il tono dell’intervento si fa più duro. Claps definisce queste affermazioni non come giudizio critico, ma come discriminazione vera e propria. Un’offesa alla canzone napoletana, che è riconosciuta e valorizzata in tutto il mondo come patrimonio immateriale dell’umanità nel senso più ampio del termine. Un’offesa a Napoli. Un’offesa a milioni di persone che si riconoscono in quella tradizione culturale.
Il riferimento sembra rivolgersi ad alcune polemiche emerse nei giorni successivi alla vittoria del festival, quando diversi commentatori hanno utilizzato toni particolarmente accesi nel criticare non solo il brano, ma l’intera estetica musicale che rappresenta. La questione, insomma, sarebbe scivolata dal piano artistico a quello dell’identità culturale. La posizione dell’avvocato Claps è netta: la tutela dell’immagine di un artista è un diritto sancito dalla legge. Sal Da Vinci ha una reputazione costruita in cinquant’anni di lavoro, sacrifici e rispetto verso il pubblico. Ha anche, secondo il suo legale, una responsabilità morale: quella di difendere la canzone napoletana da chi la usa come bersaglio facile.
Per questo motivo, se le dichiarazioni offensive e diffamatorie dovessero continuare, o se dovessero emergere i presupposti legali per agire, la risposta non sarà passiva. L’avvocato è chiaro: si agirà in giudizio. Non si tratta di orgoglio ferito, ma di tutela concreta di una figura pubblica e di un patrimonio culturale che quella figura rappresenta. La vicenda riapre il dibattito, mai del tutto sopito, sul rapporto tra critica culturale e rispetto delle identità regionali in Italia. Quanto può spingersi lontano il giudizio su un’opera senza trasformarsi in attacco a chi la produce o alla cultura che esprime? Dove passa il confine tra libertà di pensiero e discriminazione?
Per Sal Da Vinci e il suo avvocato, quel confine è stato oltrepassato. Ora la palla passa eventualmente ai tribunali, se le condizioni dovessero concretizzarsi. Nel frattempo, il vincitore di Sanremo 2026 continua il suo percorso, forte di una carriera consolidata e del sostegno di un pubblico che da decenni lo segue con affetto. Ma con una certezza in più: che la difesa della propria immagine e delle proprie radici culturali, se necessario, passerà anche dalle aule di giustizia.



