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Anche dopo sessant’anni di carriera, decine di successi e migliaia di palchi calcati con la sicurezza di chi ha fatto della musica la propria vita, può capitare che una parola prenda una strada tutta sua. E quando a inciampare è una leggenda della musica italiana come Roby Facchinetti dei Pooh, il risultato non è una semplice svista da palcoscenico, ma una piccola storia destinata a diventare virale in poche ore.

È successo a Lucca, mercoledì 29 luglio, durante il concerto al Lucca Summer Festival, in una serata pensata per celebrare una carriera straordinaria. Proprio nel mezzo di una delle canzoni più amate e iconiche della band, Pierre, è arrivato un fuori programma inatteso: una parola misteriosa, nata da un attimo di distrazione, che ha immediatamente acceso la curiosità dei fan presenti in piazza Napoleone e di quelli connessi sui social.

Durante l’esecuzione del brano, datato 1976 e cantato migliaia di volte in quasi cinquant’anni, Facchinetti ha sostituito involontariamente il testo originale all’attacco della seconda strofa con un’espressione improvvisata che ha provocato le risate del pubblico. Nessun video dei fan presenti sembra aver immortalato con chiarezza il momento esatto, quindi la parola precisa pronunciata dal tastierista e cantante dei Pooh è rimasta avvolta nel mistero, alimentando speculazioni e ironia.


Lo stesso Roby Facchinetti ha però deciso di raccontare l’episodio con autoironia sui social, definendo quella frase una creazione decisamente “afrobergamasca”. Nel post pubblicato sulla sua pagina Instagram il giorno successivo al concerto, il musicista ha scritto con trasparenza e simpatia:

Dichiarazione

“Ciao a tutti cari amici e care amiche. Ieri sera, durante il concerto di Lucca, è successa una cosa che, cantando Pierre, non mi era mai capitata dal 1976. All’attacco della seconda strofa ho sostituito, involontariamente, il testo originale con una frase decisamente afrobergamasca.” – Roby Facchinetti

La foto pubblicata insieme al post immortala proprio l’istante del “fattaccio”, come lo ha definito lo stesso Facchinetti. L’espressione del cantante racconta da sola il mix di panico, incredulità e sorpresa per un errore arrivato su un brano che canta dal 1976.

Dichiarazione

“Direi che la mia espressione racconta molto meglio di qualsiasi commento quello che mi è passato per la testa in quel momento. Perdonatemi.” – Roby Facchinetti


Il messaggio ha raccolto in poche ore migliaia di reazioni. I fan dei Pooh hanno minimizzato la gaffe con affetto: “A te perdoniamo qualsiasi cosa. Roby poliglotta. Però ora anche io la voglio sapere, la frase afrobergamasca”, ha commentato un utente, mentre altri hanno sottolineato come errori del genere dimostrino quanto i concerti siano davvero dal vivo. “Il bello della diretta, così si capisce che non canti in playback. Grandissimo artista”, si legge tra i messaggi. Non è mancato nemmeno il commento del figlio Francesco Facchinetti, che ha liquidato tutto con un affettuoso: “Mito assoluto”.

Comunque il piccolo scivolone non ha certo oscurato la serata, con i Pooh hanno infiammato piazza Napoleone davanti a oltre 6.000 spettatori, ripercorrendo più di sessant’anni di carriera con una scaletta ricca di successi e rendendo omaggio anche a Valerio Negrini e Stefano D’Orazio.

In fondo è proprio questo il motivo per cui la gaffe ha conquistato il pubblico: ha ricordato che anche una leggenda può inciampare. E forse il mistero della celebre frase “afrobergamasca” è destinato a rimanere tale, alimentando quella complicità tra palco e fan che rende ancora oggi i concerti dei Pooh degli eventi da seguire.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.